
Foto di Lucia Bolletta
Il 7 dicembre 2024 resta una data spartiacque nella carriera di Naska. Il suo primo live all’Unipol Forum, davanti a 11.000 persone, non è stato soltanto un traguardo numerico, ma la consacrazione di un artista che ha trasformato fragilità, rabbia e identità in uno spettacolo totale.
The Freak Show prende forma come un circo punk-rock lucido e teatrale: giocolieri, trampolieri, la donna barbuta, intermezzi scenici e cambi d’abito costruiscono una narrazione continua, senza mai spezzare il flusso emotivo. L’ingresso in scena – slip color nude e calzino bianco – è un omaggio dichiarato ai Red Hot Chili Peppers, ma anche una dichiarazione politica: esporsi, mettersi a nudo, non essere “mai come gli altri”.

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Energia, cuore e una generazione che si riconosce
Il concerto è un’alternanza costante di estremi. Da un lato il pogo, l’adrenalina, i power chords che incendiano il Forum; dall’altro momenti di intimità spiazzante, in cui Naska si ferma, respira e lascia emergere la parte più fragile di sé.
Brani come Piccolo, Rebel e Wando (dedicato al padre) diventano veri e propri snodi emotivi, cantati da un pubblico che non assiste, ma partecipa. Le lacrime durante California raccontano più di mille parole: non debolezza, ma consapevolezza.

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La scaletta attraversa tutta la sua discografia, includendo debutti live come Scappati di casa e Pagliaccio. Gli ospiti – i Finley su Porno e LA SAD su Summersad 4 – non sono semplici featuring, ma legami generazionali e affettivi, tasselli di un percorso condiviso.
Dietro la solidità artistica e narrativa del Freak Show c’è anche il lavoro instancabile di Fausto Cogliati. Un aspetto che rende questo spettacolo ancora più significativo è il fatto che Cogliati abbia continuato a seguirne la costruzione anche durante il periodo di ricovero, lavorando allo show fino a quando le forze glielo hanno permesso.
Una presenza silenziosa ma fondamentale, che testimonia quanto questo progetto fosse sentito, condiviso, necessario. Il Freak Show non è solo un concerto: è il risultato di una dedizione che va oltre il palco.
Se in passato l’urgenza fisica e il movimento continuo sul palco avevano messo a dura prova la tenuta vocale, al Forum emerge un Naska diverso: più presente, più attento, più consapevole dei propri mezzi. Non è un caso. Come dichiarato dallo stesso artista, Diego sta lavorando sulla sua voce con il vocal coach Marco Volpato, fondatore di Natural Voice®. E la differenza si sente: più precisione nell’intonazione e meno sforzo visibile. Il risultato? Un pubblico in lacrime.
La crescita di Naska passa anche da una scelta precisa: restare fedele a un’idea di indipendenza. I suoi manager sono infatti i fondatori di Thamsanqa, realtà che ha accompagnato l’artista passo dopo passo, dimostrando che anche fuori dai percorsi tradizionali si può arrivare a riempire un Forum.

Foto di Lucia Bolletta
Verso l’Unplugged Tour
Dal palco di Assago arriva l’annuncio del futuro: l’Unplugged Tour nei teatri, in partenza in primavera. Un ritorno all’acustico che segna un’ulteriore trasformazione. Dopo il caos del circo, il silenzio dei teatri. Dopo l’esposizione estrema, l’ascolto.
Un nuovo banco di prova per una voce che oggi è più che mai al centro del progetto artistico di Naska.
Il Freak Show, al Forum, non è stato solo uno spettacolo riuscito. È stato un atto di verità. Un passaggio di crescita. E la dimostrazione che diventare grandi non significa perdere rabbia, ma imparare a darle una forma che duri nel tempo.

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