di Giacomo Maggiore
La terza serata del Festival di Sanremo 2026 si apre con la finale delle Nuove Proposte, che ha visto trionfare Nicolò Filippucci, sebbene Angelica Bove abbia ottenuto il Premio della Critica “Mia Martini” e quello della Sala Stampa “Lucio Dalla”. Rimane il fatto che Angelica Bove è un’artista ben centrata con uno dei pezzi migliori di tutto il Festival.
Alla conduzione una vivace Laura Pausini, che finalmente ha scelto dal suo armadio abiti decisamente più festosi rispetto a quelli delle prime serate, una bellissima Irina Shayk e Lapo Elkann, imitato da Ubaldo Pantani, la cui presenza è risultata di non sempre di facile collocazione, così come quella di Vincenzo De Lucia.
Molto ben costruito l’intermezzo musicale della Pausini, che canta “Heal the World”. Il ruolo di Irina Shayk non è centrale, ma appare disinvolta, quasi più di Carlo Conti, che a tratti ricorda un controllore disposto a tutto pur di rispettare la scaletta al secondo.
Lo spettacolo si articola in maniera più fluida rispetto alle prime serate. Virginia Raffaele e Fabio De Luigi hanno cercato di creare momenti leggeri e piacevoli complessivamente riusciti. Indubbie le doti della showgirl, che in un attimo riesce a catalizzare su di sé luci e attenzione.
Bella anche la celebrazione di Eros Ramazzotti. Peccato aver interrotto con un lancio pubblicitario l’esibizione di Alicia Keys e Ramazzotti in “L’aurora” a causa di un inconveniente tecnico. Alicia Keys, prima ospite internazionale di questa edizione, si è prestata al gioco sanremese, risultando vocalmente credibile anche nella nostra lingua.
Meno riuscita, forse, la celebrazione di Mogol, una delle colonne portanti della musica italiana, che è stato ridotto a un RVM, una targa SIAE (di cui Mogol è presidente onorario) e una felpa di Cucina Italiana. Forse avrebbe meritato di più. A ciò si aggiunge l’inevitabile effetto “paragone”. Dopo aver riascoltato i brani che hanno davvero segnato la Storia della Musica Italiana, aver messo subito in fila le canzoni in gara non è stata proprio una scelta saggia. Il confronto è impietoso e finisce per schiacciare le proposte che, accanto a quei classici, appaino di fatto più sbiadite.
Sulle esibizioni in gara, anche questa sera il carosello di artisti è filato liscio per tutti, eccetto il mal capitato Raf, inquadrato proprio mentre si sistemava i pantaloni.
Maria Antonietta e Colombre scelgono una strada immediata, con un ritornello che si presta a essere ricordato e cantato. Il pezzo funziona, anche bene, ma l’impressione è che avessero potuto sfruttare meglio l’occasione sanremese. Il rischio è che il pubblico li giudichi come una copia dei Coma Cose.
Il brano di Leo Gassmann passa, insieme al suo interprete, in secondo piano. Non è un qualcosa di sbagliato, quanto più qualcosa di anonimo.
Diverso discorso per Malika Ayane che gioca una carta diversa dal previsto. Non porta la ballad facile che l’ha resa famosa, ma prova a spostarsi, a rinnovare la propria grammatica pop. La scelta è interessante e per certi versi coraggiosa; quello che non convince a pieno è la resa vocale, che sembra essersi distanziata da quella che era la sua identità timbrica.
Sal Da Vinci riceve una risposta calorosa in sala e soprattutto fuori, Tiktok in primis. Il pezzo è pensato per attivare immediatamente il pubblico, dai giovani ai meno giovani, si rivolge a famiglia, matrimonio, figli, mogli e mariti. Tutto ciò che piace ai piani alti. Potrebbe sorprendentemente vincere.
Il pezzo proposto da Tredici Pietro non convince, convince come lui lo racconta e lo canta, con tutte le imprecisioni e sbavature che lo rendono ben inquadrato.
Raf porta una canzone gradevole, ma non dialoga con i suoi classici. Resta l’impressione che sia un un brano per la promozione più che per rinnovare la propria presenza nel panorama musicale.
Francesco Renga propone un brano fuori focus, per il Festival, ma anche per lo stesso Renga, che ormai da anni non riesce ad uscire con un pezzo all’altezza delle sue prime pubblicazioni.
La presenza di Eddie Brock lascia perplessi sia per proposta del brano che per presenza artistica. C’è poco focus, ma sembra piacere al pubblico della strada. Lo abbiamo infatti incontrato al ristorante mentre si esibiva per alcuni fan e passanti, che insieme a lui cantavano il pezzo.
Serena Brancale canta bene, e questo è un dato. Il brano, però, vive più sulla qualità vocale dell’interprete che sulla scrittura e sulla linea melodica. Il testo è semplice, ha una linea poco incisiva, resa che rischia di brillare in teatro e spegnersi fuori.
Samuray Jay porta un pezzo immediato e colorato, costruito per entrare in testa. Funziona, ma il rischio di dimenticarsi chi la canta è alto.
Arisa, con la potenzialità vocale cha ha a dipsosizione, non riesce a trovare un brano alla propria altezza. La voce suona leggera, girata, perfetta per un brano Disney che, tra le altre cose, ricorda molto quel tipo di sonorità. i
Michele Bravi cerca un tono alto e un’interpretazione intensa, ma il brano non cresce con il susseguirsi degli ascolti. Bravo interprete.
Luchè ha qualcosa che non si spiega. C’è e non c’è. Potrebbe e forse no.
Mara Sattei ancora una volta risulta una brava esecutrice. Sembra però recitare una poesia imparata a memoria, più che interpretarla.
Sayf è una delle presenze più interessanti. Ha un pezzo che funziona, con un testo di un certo peso e una melodia che si ricorda. Una buona occasione per farsi conoscere.
Ed ora aspettiamo la serata delle cover e duetti.


