DIETRO LE QUINTEPersone a Sanremo

Intelligenza artificiale in musica: il prompt come atto creativo è la salvezza

Abbiamo raggiunto al Palafiori l’avv. Giorgio Tramacere, tra i massimi esperti in diritto d’autore, presente in questi giorni a Sanremo, che ci ha chiarito come la nuova legge sull’Intelligenza Artificiale, ha delineato il confine che esiste tra creatività umana e produzione automatizzata.

Intervista di Tiziana Pavone

Con l’avvento dell’intelligenza artificiale come è cambiato il concetto di creatività umana e chi è il vero autore del brano generato con l’AI? 

Tutti gli ordinamenti dell’Unione Europea stabiliscono che l’autore di un’opera debba essere necessariamente una persona fisica, capace di esprimere un atto creativo originale. Una macchina, non essendo dotata di personalità, né consapevolezza creativa, non può essere considerata autore e titolare di diritti. Titolare dell’opera è sempre esclusivamente il soggetto umano che ha ideato, guidato e definito il processo creativo, ovvero l’autore del “prompt” che viene immesso nel software generativo. L’Italia è stato il primo Paese europeo a dotarsi di una legge sull’intelligenza artificiale (legge n. 132 del 2025), che ha introdotto delle regole per l’utilizzo dell’AI. Per quanto riguarda la musica, questa legge, modificando l’art. 1 della legge sul diritto d’autore, ha specificato che trovano protezione nel nostro ordinamento le opere dell’ingegno “anche laddove create con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale, purché costituenti risultato del lavoro intellettuale dell’autore”. Tale modifica è fondamentale perché ridefinisce totalmente il concetto di creatività come interazione tra uomo e macchina.

Hai citato il prompt, che cos’è nello specifico e perché può essere considerato come atto creativo?

Il prompt è la chiave d’ingresso che consente all’essere umano di interagire con i modelli di AI generativa. Di fatto, possiamo sintetizzarla come la “frase scritta dall’autore” per comunicare con l’intelligenza artificiale. L’autore inserisce nella macchina delle informazioni, specificando il risultato che vuole ottenere, il genere musicale, il carattere, gli strumenti e ogni altro tipo di informazione. A quel punto l’AI interpreterà i dati per restituire un risultato, che poi potrà essere modificato, aggiustato e rielaborato ancora e ancora. In alcuni paesi, il prompt è considerato a tutti gli effetti un atto creativo e direttivo perché esprime l’intenzione artistica dell’autore e ne orienta il risultato finale.

Un po’ come quando il direttore artistico dichiara le sue visioni e poi le fa realizzare dagli addetti ai lavori. Quindi chi scrive il prompt è autore dell’opera?

Dipende. Il prompt è il badge che ti permette di accedere al processo generativo dell’intelligenza artificiale. Se il prompt è stato realizzato e scritto con scelte ben precise e originali, può essere considerato alla stregua di un atto creativo. Si potrebbe parlare di paternità creativa di secondo livello, perché l’autore non scrive effettivamente le note, ma detta le regole che le generano. E’ importante sottolineare che un brano generato con l’ausilio dell’AI può trovare protezione e può considerarsi frutto del lavoro intellettuale e creativo dell’autore, quando l’apporto umano è determinante nel risultato.

Pertanto i diritti d’autore di un pezzo generato con l’AI spettano di fatto a chi ha scritto il prompt?

Esattamente. Chi ha scritto il prompt è considerato autore a tutti gli effetti quando il suo contributo va oltre la semplice richiesta di generare il risultato. Ad esempio, se il prompt fosse scritto in modo molto semplice, come “scrivimi una canzone malinconica in italiano”, l’AI genererà praticamente tutto il lavoro creativo. In tale situazione, la persona che ha scritto il prompt non potrà considerarsi titolare dei diritti come autore, proprio per la mancanza di un suo apporto creativo, apparendo più simile a un committente. Se invece il prompt, scritto dalla persona, è dettagliato, complesso e specifico nelle scelte creative (per genere, stile, velocità, tonalità, struttura, arrangiamenti ecc.) il contributo umano diventerà determinante per la creazione dell’opera e come tale sufficiente a riconoscere chi ha scritto il prompt autore e titolare dei diritti d’autore. 

Come può un autore tutelarsi e proteggere le proprie opere realizzate con l’assistenza dell’AI generativa?

Va fatta una premessa: una contestazione sull’originalità di un’opera sorge solamente in occasione di un contenzioso, perché soltanto in questa sede potrà essere valutata la sussistenza o meno della creatività di un’opera. Il consiglio quindi è quello di depositare sempre l’opera non appena sia stata ultimata in tutte le sue fasi e documentare e tracciare il processo creativo dei proprie fasi di lavoro. Quindi consiglio di salvare i prompt, le versioni intermedie delle song, gli stem, le scelte umane di editing e tutte le modifiche manuali apportate successivamente alla  generazione della macchina. Questi salvataggi permetteranno di dimostrare in qualunque momento il grado di intervento personale e saranno fonti di prova per poter rivendicare la paternità dell’opera. L’AI può aiutare la creatività, ma deve restare un mezzo, non il soggetto creativo.

Secondo te, che cambiamenti ci saranno nell’industria musicale nei prossimi anni per effetto dell’AI?

Oggi l’AI è diventata sicuramente lo strumento più potente per la produzione musicale, come lo sono stati nel passato i sintetizzatori, i campionatori o i plugin di mastering. Si sono moltiplicati i corsi, i tutorial, e sono nate nuove figure creative come il prompt composer, un autore specializzato a trasformare il linguaggio in melodie, arrangiamenti e identità sonore: un vero specialista del processo creativo algoritmico. Va sottolineato che non stiamo assistendo alla fine della creatività umana, ma alla nascita di una nuova sinergia tra tecnologia e sensibilità artistica.

A tuo avviso ci saranno effetti sui musicisti, sugli autori e sui produttori?

L’AI non non avrà alcun effetto, né sul musicista, né sull’autore, né sul produttore, ma cambierà soltanto il loro modo di operare. Chi saprà usare l’AI senza rinunciare alla propria personalità avrà sicuramente un vantaggio competitivo. È un cambiamento epocale perché chi dominerà il linguaggio dell’AI, sarà sicuramente avvantaggiato rispetto a chi non lo farà.

In futuro l’AI potrebbe essere considerata come coautore virtuale?

In senso pratico potrebbe sembrare, ma sul piano giuridico la risposta è negativa. L’AI può proporre risultati melodici e armonici sorprendenti ma non possiede un’intenzione e una personalità artistica. È però un interlocutore e un valido assistente di studio, molto potente, che stimola nuovi stili, nuove soluzioni e nuove forme di linguaggio. Il futuro dell’arte, a mio avviso, non sarà umano contro macchina, ma umano potenziato dalla macchina, sempre sotto la guida della volontà creativa dell’autore. La tecnologia amplia il campo di gioco, ma non sostituisce chi decide le regole.

Ben venga l’innovazione in tutti i settori, ma non fidatevi mai dei risultati delle macchine.

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