“A Sanremo tutto può succedere”, era uno dei nostri fortunati titoli dell’anno scorso di Festivalnews che bene calca con la situazione di questi drammatici momenti sanitari e sociali, annebbiati anche dal clima, ormai incandescente, che sta suscitando l’imminente Festival di Sanremo. Che Dio l’abbia in gloria, magari per un altro periodo.
Cosa sta succedendo dunque? Chi ha torto e chi ha ragione sul fatto che si debba farlo adesso o rinviarlo questo benedetto Festival delle canzonette? Sembra che ci sia qualcuno con la pistola puntata, per cui se non si dovesse fare, il colpo possa partire, ma contro chi e soprattutto perché?
Analizzando queste ultimissime giornate e notizie, quelli che hanno ragione per uno slittamento del Festival sono: il Comune di Sanremo con commerciati e albergatori, le Case Discografiche, lo stesso Governo che non vuole pubblico in teatro né, tanto meno assembramenti in città, non lo vuole l’opinione pubblica che ha ben altre priorità in questo momento per cui di Festival proprio non ne vuole sentire nemmeno parlare, anzi quasi quasi comincia addirittura ad odiarlo (e questo sarebbe estremamente pericoloso per la continuità) e poi non lo vuole la Stampa, insomma non lo vuole praticamente quasi nessuno.
Dall’altra di sì lo dice solo la Rai e gli Sponsor.
Allora a chi dobbiamo dar retta di questi due corpi contundenti? Forse si attende che, quello che sarà il nuovo Governo, nomini il Presidente del Consiglio (pare a giorni) per dargli modo di dire la sua e assumersi, comunque, anche la responsabilità di un Sanremo Festival? Chi lo sa?
E pensare che sarebbe bastato spostarlo di due mesi e dare retta a chi, a suo tempo, aveva proposto la terza settimana di maggio. E tutte queste polemiche non ci sarebbero state e probabilmente la pandemia avrebbe avuto più clemenza. Ai primi di febbraio (ma forse anche prima) sembra certo che la Rai darà una notizia definitiva: o si rinvia, magari addirittura all’anno prossimo, oppure in alternativa si deve riconsiderare il mese di maggio e la facciamo finita, perché la questione sta superando i limiti della tolleranza umana e marzo è considerato un suicidio morale quanto economico.
Quindi pensiamo al Paese e non alle canzonette. Amadeus, facciamocene tutti una ragione, poi ripartiamo col Festival e allora canteremo meno disperati di oggi.
Di Ilio Masprone.


