Walter Vacchino, che aveva sei anni quando suo padre ha posato il primo mattone dell’Ariston, oggi lo gestisce insieme alla sorella Carla, e ci racconta tutte le tappe di un’epopea familiare divenuta mito nazionale. Una storia vissuta dietro le quinte, a contatto con la parte più vera dello spettacolo e degli artisti.

«Dentro l’Ariston è custodita parte dei miei desideri, dei miei sogni, della mia vita. È un luogo che da molti anni continua a lasciare tutti a bocca aperta». 

– Amadeus

«I ricordi più belli della mia vita sono in questo teatro». 

– Elodie

«Il palco più importante e iconico d’Italia. Viva Sanremo e viva l’Ariston!» 

– Chiara Ferragni

«Quando entri all’Ariston ti si spalanca il cuore». – Fiorello

«Sanremo è l’unica vetrina in Italia che ti apre al mondo. L’unica vetrina dove, se hai il pezzo giusto, arrivi dappertutto. Passare dall’Ariston ti dà un qualcosa che non è paragonabile a tutto il resto». – Gianni Morandi

«Si avverte una forza evocativa, simbolica, che solo certi luoghi sacri hanno. Non c’è altro posto dove sarebbe più giusto rappresentare quello che accade nella musica italiana». – Beppe Vessicchio
Il teatro Ariston è il luogo più iconico dello spettacolo e della musica italiana. Un luogo quasi sacro, dove per sei decenni si sono esibiti i più grandi artisti, da Domenico Modugno ai Mäneskin, da Dario Fo a Rudolf Nureyev, e dove ogni anno dal 1977 si celebra l’evento più amato, più dibattuto, il rito che ci fa sentire italiani, a cui tutti vogliono partecipare, anche soltanto per criticarlo: il Festival di Sanremo.

Ma cosa c’è, all’origine di ogni grande impresa, se non il sogno, la visione di una persona controcorrente?

Negli anni Cinquanta, Sanremo è una delle tante città che faticano a risollevarsi dalle macerie della guerra. Aristide Vacchino, che ha il cinema nel sangue, progetta una struttura senza precedenti – un multisala capace di ospitare ogni genere di spettacolo – per restituire gioia e divertimento ai suoi concittadini.

Ci mette dieci anni a completarne la costruzione, tra rallentamenti burocratici e ostilità della concorrenza, ma nel 1963 riesce finalmente a inaugurare il suo gioiello. È l’inizio della “scatola magica”, uno spazio di creatività che, stagione dopo stagione, continua a regalare emozioni e un senso di umana meraviglia.

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