DIETRO LE QUINTE

La Super polemica sull’Autotune da Amici al Festival: senza, i giovani canterebbero? Risponde il vocal coach Marco Volpato

SANREMO. L’Autotune, un tempo concepito per correggere piccole imperfezioni nelle registrazioni vocali, è diventato un argomento di discussione acceso nel panorama musicale contemporaneo.

Da un lato, c’è chi ne loda la capacità di perfezionare le esecuzioni vocali, mentre dall’altro, vi sono coloro che vedono il suo uso eccessivo come un contributo al declino della musica autentica e spontanea. Recentemente è esplosa una bomba sull’argomento.

Da tempo il cantante e insegnante di canto Luca Jurman si è espresso negativamente nei confronti dell’utilizzo dell’Autotune nel programma Amici, in quanto utilizzato come strumento per raggiungere l’intonazione in molti casi e che usarlo come “effetto” è solo una gran buffonata.

Questo punto di vista è stato accolto da personaggi di spicco come Morgan che ha sottolineato la dipendenza eccessiva di alcuni cantanti da questa tecnologia, affermando che senza di essa, molti finirebbero in difficoltà.

Tuttavia c’è, tra gli addetti ai lavori, chi prende le difese dell’Autotune e del suo utilizzo, come Rudy Zerbi che lo intende come uno strumento moderno e stilistico, evidenziando come sia scelto consapevolmente dagli artisti per esprimere una cifra musicale unica. Per Zerbi, l’Autotune non è solo un correttore, ma una scelta stilistica che dovrebbe essere lasciata nelle mani degli artisti.

E tuona alla Cuccarini: «Hai una visione vecchia della musica!»

Un’opinione chiave su questa discussione arriva da Marco Volpato, Founder di Natural Voice® e vocal coach di artisti affermati del panorama musicale italiano, ma anche di giovani talenti e tiktoker che ascoltiamo all’Ariston durante il Festival 2024.

Cosa rappresenta l’Autotune?

“E’ un elemento controverso, ma è essenziale considerare l’approccio all’arte del canto in modo molto più ampio. Bisogna intendersi, se l’autotune debba essere visto come uno strumento creativo o come una sostituzione per la mancanza di talento. A mio avviso, invece, bisognerebbe spostare l’attenzione dalla sua dipendenza eccessiva alla valorizzazione della preparazione e dell’autenticità vocale “.

Come funziona? Perché viene usato in maniera più decisa, da un certo tipo di genere musicale?”“L’autotune, introdotto da Cher con “Believe”, pur nato come nuovo effetto, è diventato oggi uno strumento per correggere l’intonazione. Questo ha portato anche il fruitore a tarare l’orecchio su un pitch perfetto, mettendo in discussione la naturalezza delle voci che scelgono di non utilizzarlo, come quella di Mina. C’è poi un aspetto scientifico da considerare: l’Autotune infatti se da una parte promette l’intonazione, dall’altra rimuove delle frequenze della voce, con un appiattimento generale. Tuttavia persino il miglior microfono non è in grado di riprodurre fedelmente la voce, e se una volta non veniva utilizzato, oggi non se ne può fare a meno. Pertanto ritorna il concetto di prima: bisogna mettere il cantante in condizione di poter scegliere; infatti investendo su una buona preparazione ci si può concedere il lusso di poterlo utilizzare o meno, risultando sempre credibili”.

Come valuti l’impatto della democratizzazione del canto grazie all’autotune? “La sua introduzione ha certamente democratizzato il canto, consentendo a chiunque di esprimere la propria voce senza la necessità di un approfondito studio musicale. Tuttavia, questo fenomeno ha anche ridotto l’importanza della preparazione nel campo musicale, rappresentando il “lato oscuro” di questa tecnologia”.

Come affrontare la cultura dell’arte del canto nell’era digitale dominata dalla gratificazione istantanea? ́”È fondamentale cambiare la cultura intorno al canto, seguendo il percorso di altre discipline artistiche: prima si studia, poi si pratica. La tecnologia dovrebbe essere uno strumento nelle mani degli artisti preparati, e il ruolo del vocal coach diventa cruciale nell’assicurare che gli artisti mantengano l’equilibrio tra tecnologia e autenticità”.

Qual è il ruolo di Natural Voice nel promuovere la tua visione sull’approccio alla voce?“Natural Voice è un sistema che coinvolge più discipline abbandonando metodi standardizzati (anche quelli più usati e all’avanguardia) in favore della valorizzazione della voce naturale e unica che ogni individuo possiede. La missione è preservare le qualità della propria voce, invitando gli artisti ad abbracciare la propria autenticità vocale. Tutti noi della Natural Voice abbiamo la sfrenata voglia di scardinare un sistema stantio e vecchio. Vogliamo che la voce torni al centro, non solo delle canzoni, ma anche della comunicazione. In una società dove conta solo l’apparenza o come ci vestiamo abbiamo smesso di dare importanza a quel valore unico che ci caratterizza. Chi decide di affidarsi a Natural Voice, decide prima di tutto di riconoscere la propria unicità e poi di condividerla col mondo. Adesso stiamo per aprire una sede fisica indipendente a Milano in Via Pietro Crespi 6, dove questa idea si può concretizzare ́ ́.

Per info: www.naturalvoice.it

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