All’Unipol Arena la band irlandese presenta il nuovo album Dopamine Chamber, tra riferimenti a Mina, nuove sonorità e una performance che invita a riflettere su cosa renda davvero riconoscibile un cantante.
I Fontaines D.C. sono una di quelle band che vale la pena seguire nel tempo, soprattutto per la capacità di evolversi musicalmente senza rinunciare alla propria identità. Lo hanno dimostrato anche il 26 ottobre all’Unipol Arena di Bologna, in un concerto che ha saputo restituire tanto l’energia dei primi lavori quanto le nuove direzioni intraprese dal gruppo irlandese.

Il loro ultimo album, Dopamine Chamber, pubblicato il 16 ottobre, aveva già anticipato un cambiamento interessante. Un disco ricco di brani riusciti, che esplora sonorità differenti e presenta anche una collaborazione con Rosalía. Tra le influenze emerse durante la sua realizzazione c’è quella di Mina, un riferimento forse inatteso, ma che racconta molto della curiosità musicale della band e, in particolare, del suo cantante Grian Chatten.
Non è stato quindi casuale che il concerto bolognese si sia aperto proprio con Se telefonando. Prima ancora che i musicisti salissero sul palco, la voce di Mina ha riempito l’Unipol Arena, accompagnando l’attesa del pubblico. Soltanto al termine del brano sono entrati i Fontaines D.C., dando inizio a uno spettacolo costruito con grande attenzione.

Uno degli aspetti più riusciti della serata è stato proprio l’equilibrio della scaletta. I brani di Dopamine Chamber, nonostante fossero usciti appena dieci giorni prima, si sono inseriti con naturalezza tra quelli già conosciuti. Non si è avvertita quella frattura che talvolta caratterizza i concerti delle band impegnate nella promozione di un nuovo disco, quando l’entusiasmo del pubblico sembra inevitabilmente concentrarsi sul repertorio precedente. A Bologna, invece, le nuove canzoni sono diventate parte integrante dello spettacolo, contribuendo alla sua continuità musicale.
Una riflessione particolare merita la voce di Grian Chatten.
Rispetto ad alcune esibizioni passate, il cantante è apparso vocalmente più preparato, con una gestione complessiva della voce più convincente. Non sono mancate alcune imprecisioni nell’intonazione, soprattutto in determinati passaggi, ma sarebbe riduttivo concentrare su queste l’intera valutazione della sua prestazione.
È interessante, infatti, osservare come attorno alla voce di Chatten ricorra spesso una critica legata alla sua estensione, considerata da alcuni piuttosto limitata. Una valutazione che porta a riflettere su un’abitudine ancora molto diffusa, soprattutto nel panorama musicale italiano, dove la bravura di un cantante viene frequentemente associata alla capacità di raggiungere note acute o di esibire una grande estensione vocale.
Ma una voce non è necessariamente bella, interessante o efficace perché raggiunge tante note. La sua qualità artistica dipende anche, e soprattutto, dalla capacità di comunicare.
Chatten ne è un esempio particolarmente interessante. La sua voce possiede una riconoscibilità immediata e trova nella tessitura medio-grave gran parte della propria forza espressiva. Potremmo definirla baritonale, se proprio volessimo attribuirle una classificazione, anche se applicare categorie di questo tipo al canto pop-rock è spesso poco utile.

È importante, inoltre, distinguere l’estensione vocale dalla tessitura. La prima riguarda l’insieme delle note che una voce è in grado di produrre, mentre la seconda identifica l’area nella quale si sviluppa prevalentemente il canto. Il fatto che Chatten prediliga una determinata zona della propria voce non significa necessariamente che non sia in grado di esplorarne altre. Soprattutto, non rappresenta di per sé un limite artistico.
Le occasionali imprecisioni nell’intonazione, durante il concerto, non hanno compromesso la qualità dell’ascolto. In alcuni momenti hanno anzi contribuito a restituire una particolare sensazione di fragilità e malinconia, perfettamente coerente con la scrittura musicale dei Fontaines D.C. e con le atmosfere del loro ultimo lavoro.
Questo non significa sostenere che cantare in modo impreciso sia un valore in sé, né che ogni irregolarità rappresenti necessariamente una scelta consapevole. Significa piuttosto riconoscere che la tecnica vocale non coincide esclusivamente con l’estensione o con l’intonazione e che il risultato comunicativo di un’esibizione deve essere considerato nella sua interezza.
Un cantante può possedere un’estensione particolarmente ampia, una notevole precisione nell’intonazione e una grande padronanza tecnica senza necessariamente riuscire a comunicare qualcosa di significativo. Allo stesso modo, una voce che non mette al centro queste caratteristiche può risultare estremamente efficace dal punto di vista espressivo.
Nel caso di Chatten, le caratteristiche timbriche, il modo di affrontare le frasi e quella particolare malinconia che attraversa la sua interpretazione diventano elementi fondamentali dell’identità musicale della band. Non c’è bisogno di cercare necessariamente grandi escursioni vocali per riconoscere la qualità di ciò che arriva al pubblico. La voce funziona perché è coerente con quello che racconta, con il linguaggio musicale e con l’intenzione espressiva.
Il concerto di Bologna ha confermato anche la capacità dei Fontaines D.C. di trovare un equilibrio tra influenze riconoscibili e ricerca personale. Le ispirazioni sono presenti, talvolta dichiarate apertamente, ma non diventano una semplice imitazione. Vengono assorbite e trasformate in qualcosa che mantiene una propria riconoscibilità.
È questa, probabilmente, la qualità più importante del gruppo irlandese. Una proposta musicale sincera, che non sembra inseguire necessariamente ciò che funziona in un determinato momento, ma continua a sviluppare un percorso artistico coerente.
I Fontaines D.C. sono una band da scoprire, riscoprire e soprattutto continuare a seguire. Perché sanno accogliere influenze differenti senza rinunciare a una propria identità musicale, dimostrando che l’originalità non nasce necessariamente dall’invenzione di qualcosa di completamente nuovo, ma anche dalla capacità di rendere personale ciò che già esiste.


