Privati di successo. Sanremo guarda ma non vede. Il Cavalier Paolo Alberti: una nostra eccellenza sul territorio

di Illy Masper

Il patto di stabilità non fa investire i soldi dei Comuni italiani. Servono più che mai investitori. Sanremo non dialoga con privati locali che continuano da anni a investire sul territorio. Sembra scollata dai cittadini come i partiti lo sono dalla loro base elettorale. I funzionari pubblici soffocano progetti lungimiranti. Tra i pochi privati che investono sul nome di Sanremo vogliamo prendere a esempio il Cav. Paolo Alberti. A dispetto di certe logiche, lui è attivo sul territorio e ottiene successo di pubblico, facendo bene a turismo, spettacolo, cultura e lavoro. E’ tempo di cambiare atteggiamento. E di ripartire da un territorio capace di dialogare.

SANREMO. Il patto di stabilità, di invenzione europea, ha messo in condizioni tanti Comuni italiani di non poter investire denari propri, e la città dei fiori è purtroppo tra queste. Nonostante gli introiti per mano della Rai (per il Festival), Sanremo ha un badget – per parlare solo di Turismo e Cultura – davvero striminzito. Tanto che non è in grado di fare progetti e programmi per l’imminente futuro. Non parliamo poi di fare Promozione, soprattutto all’estero: anche perché non saprebbe nemmeno da dove cominciare. Adesso si spera nella tassa di soggiorno, una mannaia secondo gli albergatori. Di fatto è una tassa già adottata da molte città turistiche, che dovrebbe restituire un discreto impulso economico. Ma, a ben pensarci, nemmeno poi così tanto, visto che gran parte dei fondi finiranno probabilmente nei rivoli delle associazioni locali, in quanto queste, bacino di voti per la prossima campagna elettorale di Sanremo, prevista nel 2019. Campagna che è praticamente già partita. All’argomento, i politici sono molto sensibili. 

Dunque siamo alle solite: prima salvaguardare le posizioni politiche, anzi partitiche, poi, semmai, la città. Che viene in second’ordine. E a nessuno viene in mente di avanzare richieste all’Europa e alle Aziende Private, per verificare le possibilità di averle come partner e sponsors; nessuno collabora per sfruttare le previste leggi in fatto di contributi europei sugli eventi musicali dal vivo (i soldi ci sono e li rimandiamo indietro perchè non utilizzati, quando basterebbe saper mettere a fuoco progetti), financo alla nuova legge italiana (istituita dai Beni Culturali). C’è anche un’ ultima legge dell’ottobre scorso, sulla pubblicità, che dà la possibilità agli interessati di detrarre dai contributi dei dipendenti e dagli oneri fiscali, l’investimento pubblicitario fino al 90%. 

La legge Franceschini elargisce contributi sia per lo spettacolo dal vivo che per le orchestre. Addirittura prevede aiuti per gli artisti di atrada, e per progetti singoli! Ma Sanremo riesce a salire alle cronache nazionali, solo per ingenti multe agli artisti di strada! Inutile dire che la notizia diventata virale in un batter di ciglia, ha fatto ridere tutta l’Italia.

Queste poche righe per dire che per trovare soldi le opportunità ci sono. Ma c’è anche un problema che resta inascoltato. Bisognerebbe avere il coraggio, l’intelligenza, la lungimiranza e un senso di appartenenza al proprio territorio. Tutti requisiti che fanno parte delle risorse umane. Sono proprio queste che mancano più dei soldi. Lo sanno bene, i leader, che spesso hanno intorno uno staff poco ricettivo, in tal senso. Infatti, gli uffici dell’amministrazione pubblica cittadina, ma anche della Casa da gioco, non hanno personale idoneo interessato ad individuare tali possibilità, tanto meno a saperle poi gestire.

Questa è realtà da troppi anni, ormai. Ergo, Sanremo non ne ricaverà mai nulla, perché nessun ufficio preposto è in grado di capire l’importanza e valorizzare un progetto annuale di manifestazioni, eventi, o particolari occasioni, che possano interessare investitori. Per cui si continua con le solite occasioni (Festival a parte, ovviamente) che poco portano ad una città lamentosa sempre pronta a ricevere, ma poco a dare. Così Sanremo coniata Città della Musica, lo è si, ma per una sola settimana.

Nella foto, il Cavaliere Paolo Alberti.

Per fortuna ci sono privati sul territorio che esistono, resistono. Pochissimi ma buoni. Che attraverso le loro capacità professionali, intuizioni e conoscenze anche internazionali, investono denari propri e non vengono nemmeno troppo considerati. Forse è per questo che sono pochi. Un esempio per tutti, l’imprenditore sanremese, il Cavalier Paolo Alberti (nella foto con a lato il manifesto di  Sanremo Junior, uno dei suoi eventi), che avrà pure il suo noto caratterino, ma è tenace e realizza da anni importanti manifestazioni che riempiono la città di turisti provenienti da tutto il mondo: Alberti – ne siamo certi – quel Sanremo Young di queste settimane, andato in onda su Rai Uno, lo avrebbe organizzato molto meglio e, se non altro, avrebbe portato alla città molti più turisti. Suo è  il Festival Mondiale di Creatività nella Scuola, l’evento annuale capace di creare l’indotto più consistente, secondo solo al Festival della Canzone italiana. In città arrivano infatti studenti e insegnanti da molti Paesi, tra cui la Repubblica Democratica del Congo.

Auspichiamo che in un futuro imminente ci siano le porte aperte per progetti trasparenti, territoriali, identitari, privi di sprechi, clientelismi o favoritismi, che possano interessare davvero gli investitori. Una città musicale come Sanremo avrebbe tutto il diritto di averne. E se fossimo nei panni di chi dovrà essere riconfermato o eletto ad amministrare la città, cominceremmo da subito a seguire le linee guida della direzione centrale. Che “consiglia” di mettersi al lavoro per ascoltare tutti i cittadini. E se Sanremo vorrà diventare sul serio la città della musica tutto l’anno, allora dovrà ascoltare anche quei cittadini liberi, creativi e attivi, che non hanno paura di ideare, di investire, di creare lavoro.

Abbiamo appena visto a che disfatte politiche porti, lo scollamento dalla realtà e da scelte sbagliate. Pensate che da certe conseguenze Sanremo possa uscirne indenne ancora per molto?

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