Sanremo: abbiamo ascoltato in anteprima le canzoni, ecco le nostre pagelle ai 25 brani in gara di questo Festival.

da | 2 Feb 2022 | Festival di Sanremo, Speciale

Di Simone Zani 

SANREMO. Da questa sera via alle canzoni del Festival 2022. Le abbiamo ascoltate in anteprima e queste sono le nostre pagelle. Un momento importante che dà la possibilità di fornire una prima panoramica su quella che sarà la tendenza musicale di questo terzo Festival della Canzone Italiana con Amadeus che termina qui il suo percorso sanremese. 

La prima impressione è decisamente positiva. Da una parte è giusto sottolineare la qualità del lavoro svolto dal Direttore Artistico e dall’altra la sua capacità di creare attesa con nomi che non hanno deluso le aspettative, pur se a volte i brani presentati spiazzano. Vediamo quindi nel dettaglio, canzone per canzone e quali sono state le nostre impressioni.

Achille LAURO - ©PH. LEANDRO MANUEL EMEDE

Achille Lauro feat Harlem Gospel Choir – Domenica

Achille Lauro cita sé stesso e propone un pezzo decisamente godibile con un ritornello davvero forte che si canterà fin dal primo ascolto. L’intro accoglie l’ascoltatore in un’atmosfera da lounge bar, con un richiamo agli Scorpions grazie ad un fischio dal sapore riconoscibile. Poi il pezzo si sviluppa tra chitarre punk e acustiche, con un ritmo che si trasforma in un divertente country punk. Dopo il primo ritornello le percussioni invadono il campo e creano un effetto coinvolgente, esaltato da un bridge in un cui torna protagonista il fischio. Un pezzo che incuriosisce e che può crescere con gli ascolti.

Voto: 6,5

Giusy Ferreri – Miele

La prima parte rimanda a certe sonorità retro che esaltano l’interpretazione di Giusy. Un approccio r&b di stampo notturno con un ritornello orecchiabile in cui spicca l’utilizzo della chitarra classica. La struttura della canzone è piuttosto usuale, con un susseguirsi di strofa, ritornello, strofa, ritornello, bridge e ritornello, ma con quest’ultimo in cui pare più marcato quell’effetto vocale che aleggia sul brano. Dal punto di vista della produzione, una nuova frontiera per Takagi e Ketra, che proseguono nel percorso di esplorazione sonora.

Voto: 6+

Michele Bravi – Inverno dei Fiori

Michele Bravi sta rinascendo e dal torpore dell’inverno finalmente stanno iniziando a nascere i primi fiori. La prima parte del brano si muove in un mood che sembra la degna conclusione del percorso de La Geografia del Buio, poi le percussioni e i synth prendono l’ascoltatore per mano e lo portano altrove. Un viaggio che conduce a un inciso in cui la voce di Michele convive alla perfezione con la combinazione che offre l’elettronica con l’orchestra. Un canto di rinascita di chi sta tornando a volare, sottolineato da un testo per nulla scontato e da un arrangiamento eccellente degli archi.

Voto: 7

Rkomi – Insuperabile

Il dominatore, a sorpresa, della classifica Fimi album 2021 fa il suo esordio al Festival con un pezzo spiazzante, dal sapore decisamente rock. Una canzone d’amore travolgente, senza limiti, senza regole e che ha un inciso forte. La descrizione della volontà di stare bene evitando di pensare troppo al resto. La costruzione armonica è piuttosto classica, ma il pezzo funziona grazie alla personalità del giovane artista, che anche in questo brano dimostra di non aver paura di prendersi dei rischi.

Voto: 6,5

Irama – Ovunque sarai

Irama si discosta completamente dalle sonorità dei pezzi più recenti e propone una canzone d’amore con un testo da rivedere e con una struttura e un’orchestrazione un po’ classica. L’intro si caratterizza per la forte presenza degli archi, poi sostituiti dal pianoforte che fa da sottofondo alla voce di Irama. La canzone si sviluppa, ma stenta a decollare, a parte il crescendo dell’orchestra e un effetto che ricorda pioggia e temporale. Un brano che sul palco dell’Ariston ha tutte le carte in regola per funzionare, ma anche nelle ballate del passato Irama ha dimostrato di sapere e potere osare di più.

Voto: 5,5

Noemi – Ti amo non lo so dire

Una canzone in cui si sente in maniera ben distinta l’apporto autorale di Mahmood e il lavoro di Dardust. Il suono ipnotico del piano elettrico accompagna l’ascoltatore nella prima parte, lasciando poi spazio a una sezione d’archi e a un beat travolgente che accompagna il ritornello. Interessante l’utilizzo delle percussioni in un brano dove si sentono distintamente l’originalità interpretativa di Noemi, la penna del vincitore di Sanremo 2019 e la mano del producer del momento.

Voto: 7

Massimo Ranieri – Lettera al di là del mare

Un pezzo classico, ma non antico. La penna di Fabio Ilaqua si sposa alla perfezione con un’interpretazione a tratti teatrale che sul palco avrà una notevole importanza. L’intro di pianoforte suona un po’ melodrammatico, ma uno dei momenti più intensi si avverte quando la voce di Ranieri dialoga con gli archi, in un gioco sonoro che dal vivo può fare la differenza.

Voto: 6,5

Aka 7even – Perfetta così

Un pezzo dal forte sapore radiofonico in cui spicca l’utilizzo di percussioni e chitarra, che a un certo punto dialogano con gli archi creando un mood ipnotico e stranamente molto avanguardista e postmoderno. Un pezzo semplice dal punto di vista armonico, ma efficace e che trova nel ritornello la sua esplosione. Un up tempo che funziona e in cui spicca un finale che si fa largo tra percussioni, voce e archi.

Voto: 6,5

Emma – Ogni volta è così

Emma torna all’Ariston dieci anni dopo la vittoria con Non è l’inferno, con un brano che è un vero e proprio crescendo emotivo. La prima parte del pezzo si caratterizza per un’atmosfera urban, notturna con i synth che accompagnano la riconoscibile voce di Emma. Un inciso forte che ha tutte le caratteristiche per crescere ascolto dopo ascolto e in cui si avvertono gli echi di una carriera sempre originale. Un’interpretazione convincente per un pezzo che può puntare a diventare un classico.

Voto: 7+

Highsnob e Hu – Abbi cura di te

Un brano difficile da valutare dopo un solo ascolto. Interessante la prima parte con la voce di Mike, così come l’apporto successivo di Federica. Un’unione di voci sorprendente, suoni ben curati e una struttura del pezzo interessante. Una fusione artistica che amplifica un messaggio legato a un amore tossico. Due voci insolite e che trovano nella coppia un risultato degno di attenzione. Curioso il finale dove è lasciato spazio all’Orchestra.

Voto: 6+

Iva Zanicchi – Voglio amarti

Un pezzo classico, supportato da un testo che pur parlando d’amore non cade mai nel banale. Iva è un’interprete sopraffina e lo dimostra prestando la sua voce a una canzone che però appare un po’ troppo scontata a livello melodico, armonico e di produzione. Interessante l’utilizzo delle chitarre, così come il cambio di passo nel ritornello e il finale di archi che lascia un senso di sospensione. Il titolo è ripetuto come un mantra e il pezzo avrà la sua sublimazione sul palco dell’Ariston, ma per il resto resta nella media.

Voto: 6

Dargen D’Amico – Dove si balla

Come trasformare il palco dell’Ariston nell’Arena di Verona di fine estate. Un brano tutto da ballare in cui il cantautorap mette in gioco tutta la sua capacità di intrattenere e divertirsi coinvolgendo il pubblico. Un beat quasi techno anni ‘90 che si mescola a un mood che ricorda anche i Paps’n’Skar e Gigi D’Agostino. La canzone, visto il suo ritmo danzereccio, fa pensare a Riccione, all’Acquafan, al Cocorico, alle Spiagge e Lune. Da sottolineare il bridge che nel testo e nelle sonorità evoca la consapevolezza di un quarantenne nostalgico.

Voto: 7,5

Sangiovanni – Farfalle

Sangiovanni è la rivelazione della scorsa estate e sul palco dell’Ariston porta un brano dal piglio decisamente moderno e sonorità ipnotiche, potenti e percussive. I synth di fine anni ‘80 si mescolano con alcuni suoni tipici dei ‘90 in un crescendo che ricorda i pezzi di Gala, Corona e di un certo tipo di dance della fine dello scorso millennio. Nel bridge un ticchettio che evoca quell’attesa che porta a un finale decisamente up!

Voto: 7,5

Yuman – Ora e qui

Un pezzo che mette decisamente in risalto le caratteristiche soul di Yuman, ma che appare un po’ povero nella produzione, nella struttura e nel testo. L’inciso resta in mente, forse per i troppi riferimenti, ma è decisamente troppo poco. Dal primo ascolto sembra un’occasione persa, ma ci sono diverse serate per far cambiare idea.

Voto: 5

La Rappresentante di Lista – Ciao ciao

Un mood funky anni ‘70 che si sviluppa e crea un’atmosfera da club. Uno dei pezzi in assoluto più interessanti di tutto il Festival 2022 grazie a un sound ipnotico, travolgente, spensierato, ma allo stesso tempo con un testo con qualche richiamo alla realtà. Numerosi i riferimenti, tra cui i Matia Bazar elettronici degli anni ‘80 attualizzati al 2022 con una capacità da parte di Veronica di interpretare il pezzo con un trasporto e un coinvolgimento che potrebbe fare realmente la differenza. Interessante il bridge che guida l’ascoltatore verso il gran finale!

Voto: 8

Mahmood e Blanco – Brividi

La coppia più attesa del Festival di Sanremo 2022 non tradisce le attese e regala un pezzo che colpisce al cuore, grazie a un sound sobrio, ma che mette in risalto le caratteristiche peculiari di entrambi gli artisti. Le prime note avvicinano Mahmood a uno stile noto, rimandando a echi di suoi pezzi come per esempio Rapide. La combinazione vocale nell’inciso è speciale e la parte solista di Blanco non tradisce. Stupisce la sua capacità di avvicinarsi a Mahmood. Il finale, cantato all’unisono, all’Ariston può essere un asso nella manica da giocare bene.

Voto: 7,5

Gianni Morandi – Apri tutte le porte

Di Gianni Morandi è giusto apprezzare la volontà di non prendersi sul serio in un brano in cui si sente fortemente la mano di Jovanotti nel testo e nella struttura e il tocco di Mousse T nella produzione. Le primissime note ricordano Sex Bomb, ma poi il pezzo si sviluppa in un mix che unisce sonorità oldies e altre decisamente moderne, con un gioco di fiati che sul palco potrebbe realmente stupire. Il ritornello è orecchiabile e il pezzo non corre mai il rischio di far perdere il filo all’ascoltatore, che soprattutto sul finale si ridesta per una scelta davvero particolare…

Voto: 6,5

Matteo Romano – Virale

Il pezzo, moderno, ma allo stesso tempo con una costruzione e un’impostazione classica, è cucito su Matteo Romano e sulle sue sfumature vocali. In alcuni scorsi si avverte il tocco di Dardust che sa dosare l’avanguardia con l’orchestra. La canzone si caratterizza anche per un testo non scontato, ma di certo per la sua struttura non sarà così semplice interpretarlo sul palco dell’Ariston.

Voto: 6,5

Le Vibrazioni – Tantissimo

Tantissimo, ovvero come vestire di rock una bella canzone italiana. Il lavoro di Roberto Casalino, Nicco Verrienti e della band di Francesco Sarcina ci regala un pezzo dalle chiare atmosfere rock, in cui si riconoscono sonorità che strizzano l’occhio ai Muse e ai The Rasmus, con un testo decisamente adatto al mood che la band crea. Degno di nota il bridge, in cui la band dialoga in maniera perfetta con l’orchestra, creando un suono che ricorda (soltanto nell’idea di fondo) il finale di L’una Per Te di Vasco Rossi.

Voto: 7

Fabrizio Moro – Sei tu

Cosa ci si aspetta da Fabrizio Moro? Che sia Fabrizio Moro e che scriva e canti una bella canzone. Obiettivo raggiunto. Un tocco magico che si mantiene intatto brano dopo brano. Sei Tu è una canzone dal mood riconoscibile in cui il cantautore romano parla in maniera disincantata di un amore maturo. Nel pezzo sembrano scorrere le immagini di una storia, di una vicenda personale, privata, ma allo stesso tempo da gridare al mondo. Dal punto di vista sonoro spiccano pianoforte e archi e si avverte in maniera distinta il tocco di Roberto Cardelli, che lo scorso anno firmò con Ermal Meta Un Milione di Cose da Dirti.

Voto: 7

Elisa – O forse sei tu

Un pezzo non semplice da valutare, anche perché la cantautrice di Monfalcone arriva dall’album Diari Aperti e dal singolo Seta. O forse sei tu è un pezzo che esalta la sua voce e la sua versatilità, ma anche una struttura armonica e una melodia scritte e composte con quella cura di chi sa di avere tra le mani un bene prezioso. Il pezzo funziona grazie a un incalzare orchestrale che porta a un ritornello che può crescere ascolto dopo ascolto.

Voto: 7 +

Ditonellapiaga con Rettore – Chimica

Ditonellapiaga viaggia in una sorta di macchina del tempo musicale e ci riporta negli anni ‘80, dove in un’atmosfera da club trova spazio un brano ricco di riferimenti testuali erotici e sensuali e due voci che, combinate, funzionano e si completano. L’inciso si canta subito, è furbo ed è ricco di quegli echi Rettoriani che Ditonellapiaga ha acquisito anche inconsciamente e che l’ha portata a creare un pezzo dal forte e divertente sapore elettronico.

Voto: 6,5

Giovanni Truppi – Tuo padre, mia madre, Lucia

Un pezzo cantautorale che non segue nessuna regola e che risente dei numerosi viaggi musicali di Giovanni Truppi. Una libertà compositiva che ben si sposa con un testo in cui avverte il contrasto tra il lavoro di Contessa e Pacifico, unito a un mood di difficile definizione e che per questo incolla l’ascoltatore dall’inizio alla fine. Si possono riconoscere il cantautorato francese, quello genovese e un pizzico di brit pop, unito da un’interpretazione sentita, teatrale, ma che allo stesso tempo disillusa, quasi brechtiana. L’artista ha nel Festival di Sanremo un’occasione importante per proporre sé stesso a un pubblico nuovo e ci si approccia con il giusto distacco di chi sente di non avere nulla da dimostrare a nessuno, se non alla sua coscienza di artista.

Voto: 7

Tananai – Sesso occasionale

Tananai fa il suo esordio sul palco dell’Ariston facendo esattamente quello che ci si aspetta. Interpretazione che risente di uno stile personale e moderno, testo, ricco di assonanze per nulla scontate, interessante e orecchiabilità che strizza l’occhio al mondo dello streaming. La produzione spicca per un sound estremamente moderno e urban nel quale, però, si avvertono frammenti di beat storici, anche vagamente retro (un accenno anche di reggae?!?). Il finale riporta alla mente quella sensazione di straniamento che si prova a fine estate…

Voto: 6,5

Ana Mena – Duecentomila ore

La voce di Ana Mena ha un sapore inconfondibile, così come la scrittura di Rocco Hunt e Federica Abbate. Una canzone fresca, estiva che funziona al di là del testo, che potrebbe essere tranquillamente cantato in lingua spagnola. Il suono della fisarmonica (un po’ Idan Raichel), da una piacevole scossa che invita a ballare. Certi suoni, invece, ricordano i primi anni 2000 in particolare con un cenno di sound che, nell’idea, ha frammenti che rimandano alle sperimentazioni dei Delta V.

Voto: 6,5

Scritto da: Festivalnews Redazione

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