Il mattatore

3 Mar 2021 | Festival di Sanremo

La mancanza del pubblico non ferma l’incontenibile energia di Fiorello, che tiene alto il ritmo del Festival, affiancato da Matilda De Angelis, giovane e sicura di sé. Ibrahimović fuori posto.

Parte il Festival e Fiorello da solo vale il biglietto. Già dalle primissime battute, quando dallo schermo nero arrivano le voci dei due conduttori:  “Ora esci e dici che è il Festival della ricrescita” “No, della rinascita” corregge Amadeus e lui: “Ah no, quello della ricrescita è quello di Morandi”. 

Quando si accendono le luci sull’imponente scenografia, sul palco dell’Ariston c’è solo Amadeus: “Non avrei mai pensato che fosse possibile fare il Festival quest’anno – dice il conduttore e direttore artistico – L’ho fatto pensando a chi vive di musica, al paese reale, quello che sta lottando per ritrovarsi”. In platea non c’è nessuno, applausi registrati ritmano le esibizioni dei cantanti e i siparietti dei conduttori, mentre l’orchestra un po’ suona e un po’ fa da pubblico, applaudendo alle battute.

Fiorello scende le scale, irriconoscibile sotto un mastodontico mantello  ricoperto di fiori, con sottili occhiali viola e labbra nere, canta la prima canzone che vinse il Festival, “Grazie dei fior”, come una Nilla Pizzi rivisitata da Achille Lauro. Quando Amadeus gli ricorda la somiglianza con i barocchi costumi dell’artista lui risponde che quello per Lauro è solo l’accappatoio e poi mostra le unghie smaltate: “Il colore è un Morgan testa di moro”.

Scende in platea e corre tra le poltroncine vuote: “Il mio pubblico quest’anno siete voi. Su i braccioli!” “Non avete mai potuto vedere il Festival, avete visto sempre la parte peggiore dell’essere umano” e poi ricorda una frase di Carla Fracci: “Non riempite le poltrone solo col culo, ma col cervello”. L’immagine delle poltrone rosse vuote sarà la più postata sui social con le didascalie più diverse (“Io quando chiedo i compiti sulla chat di classe”, “la panchina del Napoli nel mese di febbraio”, “la prof in dad: ci siete, ragazzi?”). Parte la gara delle nuove proposte: Gaudiano, Elena Faggi, Avincola e Folcast, che non suscitano grandi entusiasmi, se non per i look spericolati (Avincola e Folcast sono in arancione e arancione rinforzato, in linea con i tempi).

Tra le cose che mancano di più c’è il boato del pubblico all’annuncio “Dirige l’orchestra il Maestro Peppe Vessicchio”. I fiori ci sono, ma vengono consegnati per mezzo di un carrello in plexiglass che diventa il nuovo bersaglio di Fiorello: “Questi fiori non li ha toccati nessuno, non si sa nemmeno come siano arrivati lì” dice mentre con comico sforzo cerca di far muovere il carrello senza toccarlo con le mani.

Chi pensava che senza il riscontro del pubblico la conduzione sarebbe andata in crisi non ha fatto i conti con la sua capacità di riempire spazi e silenzi, trasformando abilmente un deficit in una opportunità.

“Salutiamo il Presidente Draghi, che ci segue dal suo Telefunken” dice dopo essersi esibito in un duetto con Amadeus, circondati da ballerine stile Ziegfeld Follies, “Draghi è tipo la Merkel ma con la cravatta. Parla cinque  lingue, che dovrebbe essere una cosa normale per un Presidente del Consiglio, ma lui le parla contemporaneamente”. Cesura tra le nuove proposte e i Big è la canzone di Diodato che l’anno scorso vinse il Festival, diventando l’ultima immagine spensierata del 2020 (“Praticamente stiamo ricevendo la seconda dose di Diodato” twitta Spinoza mentre l’artista si esibisce).

La più bella sorpresa della serata è Matilda De Angelis, che entra in scena e saluta “le poltroncine e i pigiamini a casa”. Ad Amadeus che le chiede come si senta a lavorare sul set con i divi di Hollywood risponde che ha dovuto bloccare Hugh Grant “perché manda questi vocali da 4-5 minuti”. Sciolta e simpatica, abbatte allegramente un bel po’ di stereotipi sulle donne all’Ariston. Chi sembra finito lì per caso invece è Ibrahimović, che fa la caricatura delle proprie spacconate, imponendo regole del Festival ricalcate su quelle calcistiche, idea che magari funzionava sulla carta, ma sul palco non decolla e crea qualche momento imbarazzante (“Ibra debuttò nel Milan tirando un rigore su un palo, che è un po’ l’equivalente calcistico della sua prima gag da co-conduttore” si commenta sui social, e ancora “Se dovevamo essere inclusivi e ospitare uno sportivo non potevano invitare quello che per non litigare con la moglie è arrivato fino a Fano?).

Si parla ancora di Covid con Alessia Bonari, l’infermiera il cui scatto a fine turno con il viso segnato dalla mascherina ha fatto il giro del mondo: “Non bisogna abbassare la guardia” ricorda lei.

Notevole il medley di Loredana Bertè, “prima donna rock quando il rock era maschile” come ha ricordato Amadeus. Ogni parola delle sue canzoni ha il peso di una vita intensa e tragica. Sul palco, mentre canta, in primo piano ci sono le scarpe rosse della campagna contro il femminicidio. Ha 70 anni ma quando sale sul palco monopolizza completamente i social e diverte con il suo ultimo brano, in cui gioca con l’allusione “figlio di…” mettendoci il suo nome.

Altro numerone annunciato è quello di Achille Lauro, alieno piumato e fantascientifico dai capelli blu elettrico e unghie lunghissime che piange sangue e si definisce “La solitudine nascosta da un costume da palcoscenico”. Commentando la sua canzone “Solo noi” ricorda che “Esistere è essere ed essere è il diritto di ognuno”.

Manca però l’effetto sorpresa veramente dirompente dello scorso anno.

Amadeus ricorda l’ingiusta detenzione dello studente e attivista ventinovenne Patrick Zaki in Egitto: “Rischia una condanna a 45 anni di carcere: da cittadini e uomini civili non possiamo che augurarci che Patrick torni libero il più presto possibile e possa riprendere a studiare nella sua Bologna”. C’è spazio anche per il ricordo di Claudio Coccoluto, il deejay che trasformò le discoteche in luoghi di cultura musicale.

Al termine, la classifica provvisoria, che vede in testa Annalisa, seguita da Noemi (salita sul palco per sostituire Irama, risultato positivo) e Fasma. 

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