Finale da Brividi

da | 6 Feb 2022 | Festival di Sanremo, Speciale

L’ultima serata del Festival si apre con l’inno d’Italia suonato dalla banda della Guardia di Finanza, che fa tanto finale di calcio. Come sempre Amadeus chiede il primo applauso del pubblico per l’orchestra del Festival, diretta dal Maestro Leonardo De Amicis. I cantanti hanno preso confidenza col palco e si vede: Rkomi scappa e va a cantare tra il pubblico, Amadeus lo chiama “Il mio personal trainer” ricordando le flessioni della terza serata.

Aka7even saluta i genitori in platea “Perché è grazie a loro, se sono qui”, Dargen D’Amico non risparmia una frecciata al governo italiano “che si dimentica le piccole realtà musicali”, Massimo Ranieri urla “Papalina” per far fare punti al FantaSanremo ai suoi nipoti, Michele Bravi regala i suoi fiori a Mara Venier in prima fila, “la zia di tutta Italia”. La co-conduttrice della serata è Sabrina Ferilli, al suo terzo Sanremo: “Ore e ore in televisione, come fai a fare queste maratone? – chiede ad Amadeus – A te Mentana te fa ‘n baffo. Sei un presentatore ibrido, in camerino hai la colonnina per la ricarica”.

Poi lo invita a farla brutta, quest’ultima serata, che altrimenti, vista l’aria che tira in Italia, “rischi di rifarlo per altri sette anni”. Nel suo monologo ricorda i grandi temi civili, dalla disparità salariale tra uomini e donne al body positive, ma se ne sottrae: “Volevo parlare del fatto che ai vertici delle aziende ci sono sempre uomini, ma il permesso l’avrei dovuto chiedere a degli uomini, quindi ho rinunciato… volevo parlare di dipendenze amorose, poi ho visto che Amadeus ha il profilo di coppia con la moglie Giovanna e Gianni Morandi senza Anna non riesce a postare niente”.

Lo sfottò continua contro i tuttologi da tastiera, quelli che si improvvisano virologi o pretendono di commentare qualsiasi cosa: “Penso che di certi argomenti ne debba parlare chi li studia, sono rispettosa delle competenze altrui, e credo che il senso della mia presenza qui sia legato soltanto a quella che sono e alla mia storia, per questo preferisco scegliere la leggerezza”. Conclude citando Italo Calvino “Prendete la vita con leggerezza, perché la leggerezza non è superficialità ma planare sulle cose dall’alto, senza macigni sul cuore”. Poi scende dal palco e in platea va ad abbracciare José, il figlio di Amadeus che ha suggerito al padre di chiamare proprio lei: “Embè nun c’abbracciamo?” dice, e si fa scattare una foto col ragazzo da Mara Venier.  Mentre Chiara Ferragni su Instagram cerca di sparigliare le carte di una vittoria ormai scontata invitando a votare Dargen D’Amico e Jovanotti lancia il suo endorsement per Gianni Morandi, i cantanti proseguono la gara. Quella degli outfit stravaganti se la contendono Irama, che si presenta ricoperto di catenelle, Michele Bravi con mezzo mantello nero che lo fa sembrare il visconte dimezzato e La rappresentante di Lista con un abitino che sembra un cartamodello, la gonna corta e larghissima: “Quando devi mantenere un metro di distanza per rispettare il DCPM” la commentano su Twitter. Alla fine della sua esibizione il pubblico si mette a cantare l’ipnotico ciao ciao del ritornello e l’orchestra si rimette a suonare.

Mahmood e Blanco, uno in camicia, cravatta e maxigonna, l’altro in pizzo bianco trasparente, si presentano sul palco con due scintillanti BMX, le “bici di diamante” del loro videoclip. La loro Brividi è piaciuta da subito, è sempre stata nei primi tre brani nelle classifiche di tutte le serate, e con buona pace della Ferry i milioni di ascolti e visualizzazioni hanno stabilito un distacco inarrivabile con gli altri artisti in gara. Il superospite della serata è Marco Mengoni, che divide il palco con Filippo Scotti, giovanissimo attore protagonista dell’ultimo film di Sorrentino, È stata la mano di Dio. Insieme si alternano a leggere i più beceri commenti postati sui social all’indirizzo del Festival e dei suoi protagonisti. Alle loro spalle scorrono gli articoli della Costituzione che ricordano la libertà d’espressione e il fatto che tutti abbiano pari dignità sociale: “Una tastiera può essere un’arma – ricorda Scotti – Dovremmo provare ad essere gentili, non perché il bersaglio potrebbe essere nostra sorella, il nostro migliore amico o nostra madre, ma perché si deve”. Amadeus ricorda che quello degli haters è il problema di tanti ragazzi che a volte devono subire delle pressioni insostenibili. Scotti conclude leggendo A un certo punto del poeta Franco Armirio: A un certo punto/devi capire/che il dolore che hai subito/non lo devi subire all’infinito./Mettiti in vacanza,/la povera vita adulta/non può pagare a oltranza/i debiti dell’infanzia./Dichiara finite le tue colpe,/ scontata la pena./D’ora in poi ogni giornata/sarà come prima/ma dentro di te/più netta e vera, più limpida e sincera./Tu devi solo la più grande dolcezza possibile/a chi verrà e a chi andrà via./È festa nel tuo cuore,/festeggia in qualche modo/il cuore degli altri. Poi Mengoni canta L’essenziale, la canzone con cui nove anni fa ha vinto il Festival, e più tardi il suo ultimo brano, Mi fiderò. Proseguono gli “ammutinamenti” dei cantanti: Sangiovanni a tradimento mette ad Amadeus una sciarpa milanista a ricordo della sconfitta dell’Inter nel derby del pomeriggio, Rettore saluta Mara Venier con un “Bela tosa!” e inscena un siparietto in veneto con Amadeus; Achille Lauro in rosa, un bicchiere di Martini in mano, scende in platea a fare ballare la Venier e Giovanna Civitillo, moglie di Amadeus. Giovanni Truppi rivela il motivo delle sue eterne canottiere: “Mi esibisco in canotta da quando ero ragazzo, ma per non mancare di rispetto al Festival me le sono fatte confezionare da un’artigiana, se ne vuoi te ne regalo una” spiega ad Amadeus, che accetta di buon grado: “Certo, la canotta è elegantissima”. Salgono sul palco le farfalle, la nazionale di ginnastica ritmica, che ha raggiunto traguardi storici. Con i loro nastri si esibiscono su Upside down di Diana Ross. A Sabrina Ferilli sono sufficienti un berretto e un paio d’occhiali per evocare Lucio Dalla, che ha incontrato per l’ultima volta il suo pubblico proprio a Sanremo nel  2012, pochi giorni prima della sua scomparsa: “Sono passati dieci anni ma noi lo sentiamo ancora vicino – dice, mentre l’orchestra accenna Felicità, e ricorda quando in studio entrava sempre con un gruppo di persone che prendeva dalla strada: ultimi, empaticamente a lui molto vicini. “Era un artista che con la sua umanità andava oltre la musica”, conclude. Il Festival rende omaggio anche a Raffaella Carrà, grande artista che ha sempre saputo arrivare nel cuore del pubblico. Amadeus ricorda i 60 milioni di dischi venduti e le sue canzoni, che ancora oggi continuano ad essere suonate e ballate in tutto il mondo. Sul palco un’anticipazione del musical Ballo Ballo, Explota Explota, a cui ha dato il suo contributo anche Sergio Japino, ed è bello che venga ricordata con i sorrisi, il ballo, l’allegria, come se non se ne fosse mai andata.  “Il conteggio dei voti dura più della rielezione di Mattarella” si twitta all’una di notte e Amadeus ci scherza su: “In tre anni non mi è mai successo di dare la classifica così presto”. E infatti non succede, c’è ancora lo stornello dedicato ad Amadeus dalla Ferilli e le esibizioni di Orietta Berti e Fabio Rovazzi prima che vengano proclamati i vincitori del Premio della Critica, che va Massimo Ranieri, quello della Sala Stampa Lucio Dalla  a Gianni Morandi, il Premio Sergio Bardotti per il miglior testo a Fabrizio Moro, il Premio Giancarlo Bigazzi, assegnato dall’orchestra, ad Elisa. Quando viene annunciato il terzo posto di Gianni Morandi lui fa notare che sul palco ci sono tre generazioni: quella dei “vecchi” come lui, quella intermedia di Elisa e quella dei giovani: “Sono felicissimo, adesso ve la giocate voi”.

Poi il verdetto finale: Mahmood e Blanco vincono la 72ma edizione del Festival.  Amadeus conclude la settimana sanremese da vincitore. Per gli ascolti stellari, che confermano il Festival come massimo rito televisivo nazionale, capace di calamitare l’attenzione del Paese, riflettendone umori ed evoluzione, dalle prime sperimentazioni della televisione dei suoi inizi alla tecnologia degli effetti digitali di oggi. Per la capacità di eliminare la barriera tra gli spettatori all’Ariston e quelli a casa sul divano usando intelligentemente i social e cavalcandone i tormentoni, come i meme – da subìti a sollecitati – o il FantaSanremo. Il risultato è che se prima per i ragazzi il Festival era roba da vecchi, oggi lo zoccolo duro degli spettatori invece sembra essere proprio la fascia dei più giovani. E infine per la scelta dei personaggi che hanno diviso il palco con lui: diversi, ma accomunati da indubbio talento e professionalità, che hanno reso il Festival una grande festa popolare, magica e leggera, ma senza cadute di stile. Ci sarà un Amadeus quater? Difficile a dirsi. Di certo noi comuni mortali torneremo a parlare di Covid, di numeri, di contagi, di lavoro, di green pass. Mentre vorremmo soltanto cantare Dove si balla.

Scritto da: Enrica Guidotti

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