Giovanni Truppi – Tuo padre, mia madre, Lucia

da | 1 Feb 2022 | Artisti Premiati, Sanremo 2022

Premio Lunezia per il valore musical-letterario

Giovanni Truppi al Festival di Sanremo 2022 si presenta con la canzone Tuo padre, mia madre, Lucia. Il cantautore, nato a Napoli nel 1981, è anche un abile musicista, suona dall’età di 7 anni anni il pianoforte e dall’adolescenza, come autodidatta, la chitarra elettrica. Nel suo background anche 10 anni nella veste di insegnante di canto e molti altri dedicati allo studio del jazz, ai live e a varie band nelle quali ha militato. Giovanni Truppi ha all’attivo 5 album registrati in studio, il primo pubblicato nel 2010 mentre l’ultimo è del 2019. Inoltre ha pubblicato un EP nel 2020 e sono stati realizzati 9 videoclip dei suoi brani musicali.

Giovanni Truppi per alcuni è l’outsider poli-strumentista del Festival di Sanremo 2022, specie perché di lui si sa poco e perché, rispetto a molti altri, è un cantautore più di nicchia e che ha vissuto poco del mainstream nazionale. Di certo c’è il suo talento, dote che gli ha permesso di schierarsi in gara tra i big nella competizione canora più famosa e ambita d’Italia.

Qualche curiosità su Giovanni Truppi? Sappiamo che gestisce direttamente lui i suoi canali social, che i suoi mentori musicali sono sempre stati i cantautori degli anni ’70 e che lo affascinano le sonorità di Surjan Stevens. Inoltre moltissimi suoi componimenti sono stati utilizzati a teatro, in TV e al cinema, e ha conseguito il titolo di Miglior Artista Indipendente nel 2019 al MEI. Tra i compositori e i pianisti è conosciuto per aver distrutto un pianoforte nel 2016 per poi rimontarlo minuziosamente includendo dei jack e rendendo la tastiera non solo elettrica e acustica ma pure smontabile. Giovanni Truppi è un virtuoso e ha pubblicato un libro che è anche una canzone, L’Avventura, nel quale narra un suo viaggio in camper di uno/due mesi che lo ha portato on the road insieme a due cari amici.

Non sappiamo ancora nulla sul pezzo sanremese Tuo padre, mia madre, Lucia, ma dalle vecchie produzioni dell’artista possiamo certamente affermare che si tratterà di un testo che racconta una storia, un’avventura, magari con una morale. Almeno così sono le sue canzoni più recenti e nelle quali si raccontano pure spaccati contemporanei, vizi e virtù della moderna società, di noi italiani. Il timbro vocale di Giovanni Truppi richiama quelli pacati dei nostrani cantautori e cantastorie evergreen e possiamo azzardare dicendo che sa enfatizza i tratti peculiari della base musicale, non a caso Truppi è polistrumentista e musicista prima di essere un cantante.

Non ci resta che attendere la prima volta dell’artista sul palco del Teatro Ariston per vedere se, anche in questa veste, il suo cantautorato rispecchia il mood che finora ci ha mostrato nelle sue produzioni più varie.

Canzone

Interprete: Giovanni Truppi
Brano: Tuo padre, mia madre, Lucia
Autori: 
di Pacifico – G. Truppi – N. Contessa – G. Pallotti – M. Buccelli – G. Truppi
Ed. Edizioni Curci/No Comment Opificio Musicale/Lemonstealer/Pot Pot – Milano – Monroe (NY) – Roma

Quando ti ho incontrata per la prima volta
Ad una cena di sconosciuti in un bar di Torino
Senza pensarci, d’istinto, ti ho guardato la mano
Per vedere se fossi sposata.
Brillano le teste e scintillano le stelle
Corrono corrono corrono, gli occhi si chiudono gli attimi cadono
Dimmi se sei triste, dove andiamo, che ci faccio qui.
…O siamo sempre stati qui?
E quando le cose tra di noi non vanno lisce e sono malinconico o preoccupato
Ripenso a quel momento e mi fido di lui,
E anche se a volte litighiamo solo per la paura di metterci a letto lo so che per quello che vogliamo fare noi un per cento
È amore e tutto il resto è stringere i denti.
E se domani tuo padre, mia madre o Lucia
Ascolteranno queste parole
Si chiederanno, come mi chiedo anch’io, se questo è un amore
Risponderò come rispondo anche a me
Che
Amarti è credere che
Che quello che sarò sarà con te.
E adesso che conosco anche la tua amarezza
E il buio senza parole in cui sei nuda di rabbia Io ti volevo dire che la mia anima ti vuole
Ed il mio cuore pure
E che le mie fantasie si scaldano al pensiero del tuo fiato.
Brillano le teste e scintillano le stelle
Toccami la faccia e non farmi fare niente
Stringimi più forte e fammi dire un’altra volta sì.
E se domani tuo padre, mia madre o Lucia
Ascolteranno queste parole
Si chiederanno, come mi chiedo anch’io, se questo è un amore
Risponderò come rispondo anche a me
Che
Amarti è credere che
Che quello che sarò sarà con te.
Amore mio, per vivere facciamo mille cose stupide
Lo sai, per sopravvivere, semplifichiamo il più possibile.
Ma cosa c’è di semplice?
Amore mio
Che ridere.
E se domani tuo padre, mia madre o Lucia
Ascolteranno queste parole
Si chiederanno, come mi chiedo anch’io, se questo è un amore
Risponderò come rispondo anche a me
Che
Amarti è credere che
Che quello che sarò sarà con te.
Sto camminando verso di te
Ti vedo all’incrocio, mi fermo a guardarti
E aspetto l’attimo in cui
Ti girerai e mi sorriderai vedendomi arrivare.

Analisi del testo

Testo ricercato quello di Truppi. Come lo è il suo stile visivo non fatto di oggetti ma di narrazioni, possibili e interrotte.
La sua canzone è un racconto dettagliato di un incontro che è avvenuto ma può riaccadere tutti i giorni, senza certezze. L’unica che Truppi ci consegna è il tempo futuro che è fatto a due voci.
E allora sembra dirci che se c’è tempo possibile è solo nel duale, nel doppio che dà occasione e offerta.
Amarti è credere che / Che quello che sarò sarà con te.
Un ritmo lento, nascosto dietro ad un mascherata prosa semplice quello che sostiene il testo. Fino al verso finale che ricorda la tradizione poetica della grande lontananza, dei poeti dell’assenza e del ritorno, da Caproni a Montale.
E aspetto l’attimo in cui / Ti girerai e mi sorriderai vedendomi arrivare.
Il testo è un avvicinamento singhiozzante non a ciò che manca ma a ciò che non vediamo di noi stessi. Nell’attimo in cui ci disgeliamo lo facciamo come Euridice che si volta.

Ma qui non si perde l’amore. Anzi lo si accoglie tra le braccia.

Foto di: Mattia Zoppellaro.

Scritto da: Rosa Revellino

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