Achille Lauro, inafferrabile protagonista di questi nostri tempi decisamente incerti

da | 4 Feb 2022 | Personaggi, Speciale

Di Susanna Giusto

SANREMO. Tra i grandi artisti, il 72º Festival di Sanremo abbiamo visto la prima sera il ritorno di uno tra i più discussi dell’attuale panorama musicale italiano: Achille Lauro. Personaggio poliedrico, eccentrico e irriverente, il trentunenne romano divide da sempre pubblico e critica, raccogliendo entusiastici consensi o stroncature decisamente molto feroci. Quel che è certo è che Lauro De Marinisquesto il vero nome del cantautore – riesce puntualmente a far parlare di sé, soprattutto sul palco di Sanremo, dove ha fatto la sua prima apparizione nel 2019 con “Rolls Royce”; un brano abbastanza rock da permettergli di affrancarsi dall’etichetta di “Trapper” e di farsi conoscere al grande pubblico. Dal battesimo sanremese, Achille Lauro è emerso nella sua dirompente quanto istrionica identità artistica, costruendo un’iconografia basata sul trasformismo, sulla fluidità di genere e sulla provocazione. Ma anche, anzi soprattutto, sul grande contrasto tra i vari aspetti di una personalità sfaccettata, in cui convivono lo showman dai look estremi e scenografici – come quelli sfoggiati nelle ultime edizioni del Festival – e il ragazzo introverso e un po’ naïf, ma comunque solare.

Un personaggio che può confondere, nel bene o nel male. Eterogeneo come i mondi musicali con cui si è confrontato nel corso degli anni, che lo hanno visto spaziare tra l’Hip-hop, la musica latina, il pop, il rock, il punk rock, lo swing (che ama particolarmente con il Jazz) e la disco dance dei provocanti anni ’90. Eclettico come i contenuti del suo repertorio, dove si alternano storie di droga, canzoni d’amore e versetti evangelici. 

Ma chi è davvero Lauro De Marinis? Difficile a dirsi, dato che sembra fare di tutto pur di non essere incasellato e in particolare definito. Sicuramente, però, è un artista-uomo che sa sfruttare molto bene il proprio tempo. Dall’esordio nel 2012 con il mixtape “Barabba” ad oggi ha pubblicato otto album e tre libri. Nel contempo si è dedicato al cinema in veste di attore, autore di testi e produttore, vincendo peraltro il Premio MaTiff per giovani produttori con il documentario “Terrurismo”. E poi ha condotto anche programmi televisivi: lo si ricorda alla guida del talk show “Extra Factor” nel 2019 insieme all’attrice Pilar Fogliati. E non si è fatto mancare nemmeno il mondo del Reality, che lo ha visto prendere parte a “Pechino Express” 2017 e alla seconda edizione di “Celebrity Hunted (Caccia all’uomo)” nel 2021. L’ex Trapper romano intanto ha fatto passi da gigante anche nell’industria discografica, ottenendo, nel 2020, la carica di direttore creativo dell’etichetta discografica Elektra Records. Primo artista italiano a ricoprire questo ruolo. Collateralmente, Lauro ha continuato a coltivare il suo interesse per il cinema e le arti visive e, sempre nel 2020, ha partecipato alla 35esima edizione del Lovers Film Festival di Torino con la sua prima opera “Love is Love, dedicata al tema delle discriminazioni. Mentre a settembre dello scorso anno, in occasione dell’evento “Achille Lauro is present. Photo book Experience”, tenutosi al Museo delle Culture di Milano, si è esibito in una performance per omaggiare Marina Abramović. In questa costante alternanza tra l’amore per l’espressione artistica fine a sé stessa e lo spettacolo di consumo, Achille pare di cogliere la stessa istrionica tendenza a voler essere tutto e il contrario di tutto, a fagocitare esperienze senza identificarsi necessariamente in alcuna di esse. È forse questo il punto di forza di Lauro, il suo passare da un estremo all’altro, il suo essere una sorta di “esistenzialista” che parla la lingua della periferia, ma anche un “boyscout” bene educato. E a ben vedere non è poi così strano, a giudicare dal suo vissuto. Il cantautore, del resto, non ha mai fatto mistero del proprio passato. Lauro De Marinis è il figlio di una famiglia borghese che a 14 anni, dopo la separazione dei genitori e alla luce di un rapporto conflittuale con il padre, va a vivere con il fratello maggiore in una comune di artisti nella periferia di Roma. Insomma, una sorta di figlio dei fiori “millennial” cresciuto a suon di rap underground e punk-rock. Cambia il contesto storico, ma le dinamiche sono sempre le stesse. Lauro si appassiona alla musica e affida alla scrittura i propri pensieri, come fanno molti adolescenti. Perché il disagio, chi più chi meno, lo hanno vissuto tutti a quell’età. Ma i suoi primi dischi sono senza copertina, perché non vuole mostrare il suo volto. Da qui il soprannome di “No face”, che in seguito diventerà anche il nome dell’etichetta da lui fondata nel 2016 dopo l’abbandono di Roccia Music, nonché il titolo del docufilm autobiografico “ No Face 1” (il primo di una trilogia), uscito nel 2019. Oggi tutti conoscono quel bel volto. Tuttavia, l’alone di mistero di “No face” sembra permanere nelle mille sembianze assunte dall’artista de Roma, confermandone in fondo la volontà di non svelarsi del tutto e il desiderio di sperimentare liberamente, restando per certi versi inafferrabile. Forse Achille Lauro è lo specchio di una “Società liquida”, dove «il cambiamento è l’unica cosa permanente e l’incertezza è l’unica certezza» per dirla con Bauman. O forse è semplicemente un ribelle che ha trovato nella musica un modo per uscire dal vortice dell’insofferenza. Quel che è certo è che oggi Achille Lauro è un artista dal valore economico di 15 milioni di euro, spicciolo più, spicciolo meno. E probabilmente non avrebbe avuto un simile successo se non fosse stato, prima ancora, un ragazzo squattrinato di periferia che viveva alla giornata ma aveva grandi sogni. Chissà se tra i progetti del giovane cantautore c’era anche quello di calcare, un giorno, il palco più ambito d’Italia. 

Di sicuro il Festival di Sanremo è stata una tappa fondamentale nella carriera del ragazzo Achille Lauro, che quest’anno e tornato all’Ariston come concorrente per la terza volta, con il brano “Domenica”. C’era molta attesa per la sua esibizione (andata benissimo), con la partecipazione dell’Harlem Gospel Choir, uno dei più importanti cori gospel statunitensi. Mentre nel corso della quarta serata (domani sera), dedicata alle cover, Achille Lauro interpreterà “Sei bellissima” al fianco di quel mostro sacro della canzone rocchettara di Loredana Bertè. Un duetto assolutamente esplosivo e da non perdere.

Scritto da: Festivalnews Redazione

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