L’astro di Pippo Barzizza

5 Mar 2021 | Cultura

Vita e opere del “Re del jazz” italiano

Tra le novità editoriali degli ultimi tempi fa bella mostra di sé, in tutte le librerie italiane, il saggio biografico-critico dedicato alla figura del maestro Pippo Barzizza (Genova 1902-Sanremo 1994), illustre musicista che scelse la “Città dei fiori” come sua seconda patria. A scrivere questo importante testo sulla vita e l’opera del “Re del Jazz italiano” è il sanremese Freddy Colt, musicista e studioso, Presidente del Centro studi musicali “Stan Kenton”, insignito nel 2016 del Premio “San Romolo” per la Cultura e nel 2014 della medaglia d’argento del Presidente della Camera dei deputati. Il volume, intitolato“L’astro di Pippo Barzizza”, è stato pubblicato dal prestigioso marchio Carocci Editore di Roma, una casa editrice affermata soprattutto nell’ambito universitario. Il volume rientra nella collana “Biblioteca di testi e studi”.

Il saggio di Freddy Colt si declina tra la narrazione di una vita straordinaria, avventurosa, costellata di incontri importanti (da Giacomo Puccini a Duke Ellington), e il profilo critico dell’artista, la sua applicazione ai diversi campi musicali e mezzi espressivi. Nel testo emerge un Barzizza strumentista, caporchestra, arrangiatore, ma anche un compositore, un talent scout, un didatta. Un personaggio (nel senso migliore del termine), un artista dotato di carisma, grande talento e solida preparazione, capace di “bucare lo schermo” con il suo sguardo perspicace e il suo piglio da consumato bandleader. In un’Italia combattuta tra provincialismo e modernizzazione, la figura artistica di Pippo Barzizza si staglia come quella di uno dei più geniali artisti in grado di rinnovare la canzone italiana mediante l’“iniezione” di pesanti dosi di swing: era infatti un polistrumentista dotato di solide basi classiche ma anche un pioniere del jazz. Divenuto uno dei più popolari direttori d’orchestra radiofonica, ha lavorato anche per il cinema componendo colonne sonore per i film di Totò e Macario.

Nel libro c’è anche molta Sanremo, la città dove è morto 27 anni fa: dalle prime incursioni per l’inaugurazione del Casinò nel 1928 fino agli anni senili di Villa Tatina, un’oasi di pace in zona La Brezza dove molti giovani sanremesi si recavano per prendere lezioni di canto, pianoforte o composizione dall’anziano ma sempre arzillo maestro. Il libro è frutto di ricerche ventennali compiute da Freddy Colt, il quale ha raccolto manoscritti, documenti sonori, fotografie, corrispondenza e carte private, in modo da documentare al massimo la narrazione ed offrire al lettore un quadro più completo possibile della poliedrica personalità artistica di Barzizza.

Tanti i musicisti che hanno studiato sotto l’egida del Maestro, tra cui spicca il nome di Franco Fasano che, in tempi festivalieri è bene ricordarlo, ha esordito al Festival nel 1981 con il pezzo “Un’isola alle Hawaii” e ha vinto “Sanremo” come autore nel 1989 con “Ti lascerò”, canzone cantata in coppia da Fausto Leali e Anna Oxa. Un brano scritto, oltre che da Franco Fasano e Fausto Leali, anche da Fabrizio Berlincioni, Franco Ciani e Sergio Bardotti.

È particolarmente ricca una sezione dedicata alla discografia, una compilazione minuziosa affidata all’esperto romano Roberto Berlini, socio del Centro Studi “Stan Kenton” e collaboratore del Mellophonium (l’organo ufficiale del Centro studi musicali “Stan Kenton”); mentre la prefazione è firmata dal noto critico musicale Dario Salvatori, autore di fondamentali studi sulla storia della canzone italiana. La pubblicazione, di circa 260 pagine, è stata fortemente sostenuta dai figli del Maestro, Isa e Renzo Barzizza.

È particolarmente ricca una sezione dedicata alla discografia, una compilazione minuziosa affidata all’esperto romano Roberto Berlini, socio del Centro Studi “Stan Kenton” e collaboratore del Mellophonium (l’organo ufficiale del Centro studi musicali “Stan Kenton”); mentre la prefazione è firmata dal noto critico musicale Dario Salvatori, autore di fondamentali studi sulla storia della canzone italiana. La pubblicazione, di circa 260 pagine, è stata fortemente sostenuta dai figli del Maestro, Isa e Renzo Barzizza.

«Fra le qualità del Maestro – si legge nella prefazione di Dario Salvatori – la generosità, lo scarso attaccamento alla popolarità e al denaro. Molti i riconoscimenti ma anche le “sviste” ricevute. Per esempio, il fatto di non averlo mai coinvolto al Festival di Sanremo (eccezion fatta per una sporadica apparizione in una commissione), tanto più che suoi colleghi di swing ebbero lunghi e stretti rapporti con il Festival, da Armando Trovajoli a Gianni Ferrio, da Lelio Luttazzi a Bruno Canfora. L’altra manchevolezza fu quella di non aver mai riconosciuto pienamente nel meritato valore storico una sua “premonizione” jazzistica fin dagli Anni Venti».

Romano Lupi

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