Nel nome del padre

da | 6 Mar 2021 | Festival di Sanremo

Gaudiano vince la categoria delle nuove proposte con la canzone dedicata al padre scomparso, a Wrongonyou il Premio della Critica Mia Martini, a Davide Shorty il Premio Lucio Dalla. Super ospiti della quarta serata Mahmood, Alessandra Amoroso ed Emma Marrone.

La quarta serata del Festival incorona Gaudiano vincitore delle nuove proposte. Lui, che prima di salire sul palco ha postato un’immagine di sé stesso bambino in braccio al padre, scrivendo “Vado papà, tienimi forte”, in lacrime gli dedica il premio. È dedicata a lui, scomparso due anni fa, la sua Polvere da sparo.

Davide Shorty, favorito arrivato secondo, da distante gli mima un abbraccio, immagine simbolo di questo Festival al tempo della pandemia. Wrongonyou vince il Premio della Critica Mia Martini, Davide Shorty il Premio Lucio Dalla. Sul palco accanto ad Amadeus in questa prima fase della serata la madrina degli artisti di Sanremo Giovani, la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi, raffinata e grintosa. È la sera in cui si ascoltano tutti i 26 Big in gara, la scaletta prevede il termine alle 2.39: “Finirà prima la campagna vaccinale” twitta scorato il popolo dei social, mentre il pubblico a casa cerca su Google “bevande che ti tengono sveglio”.

Fiorello si presenta sul palco con una fluente parrucca anni ’80, sulle note di Wake me up before I go go degli Wham: è un lancio per il duetto che farà più tardi con Amadeus, impersonando Sabrina Salerno e Jo Squillo con la loro Siamo donne. Quando nella gara dei Campioni si esibiscono i Måneskin i social impazziscono: nel pomeriggio Orietta Berti in una diretta li ha chiamati Naziskin ed è subito diventata trend topic con migliaia di condivisioni in pochi minuti.

Sul palco con Amadeus sale la co-conduttrice della serata, Barbara Palombelli e Fiorello non si lascia scappare l’occasione per riproporre il tormentone dei nomignoli chiedendole come chiama il marito Francesco Rutelli nell’intimità: “Cucciolo, come mio nipote” è la risposta della giornalista, che si proclama orgogliosamente “nonna valletta” e poi ricorda che questo Festival può dare coraggio a tutti gli spettacoli dal vivo che ora sono fermi.

Ancora Fiorello si scatena in una gag sull’anatomia improbabile degli animali: gorilla mastodontici con minuscoli attributi, molluschi dotati di organi semoventi, pesci capaci di cambiare sesso a seconda di chi incontrano. Chi non cambia mai è Ibrahimović, una tassa che tocca anche stasera: nel ruolo di gradasso chiama le musiciste dell’orchestra “ragazze” e, sommerso di critiche sui social, nel blocco successivo corre ai ripari chiedendo un applauso per l’orchestra.

Durante il Festival più social di sempre (sei milioni di interazioni nelle 24 ore) la comunicazione tra spettacolo e Rete è sempre più fluida e i conduttori spesso commentano dal palco quanto viene postato. Attesissimo sale sul palco Achille Lauro per il momento irriverenza, e, in un piumato abito da sposa strategicamente aperto sui suoi tatuaggi, sventolando una bandiera italiana come una Marianna, si esibisce nel remake del bacio con il bassista Boss Doms mentre canta Rolls Royce e Me ne frego rotolandosi per terra.

In assenza dei preziosi ottuagenari in platea che avrebbero gridato allo scandalo però non fa più tutto quell’effetto e la performance finisce in caciara con Fiorello che gli fa da spalla in tunica nera e corona di spine e, al termine dell’esibizione, si fa portare via dai tecnici come un elemento della scenografia.

A due anni dalla sua vittoria torna a Sanremo Mahmood, che nel frattempo è diventato un artista completo, capace di grande presenza scenica, come dimostra il suo trascinante medley di Rapide, Inuyasha, Barrio, Calipso e Soldi. “Quando canti sei già mixato, ma come fai?” gli chiede ammirato Fiorello e poi lo invita a fare a cappella uno dei suoi magnetici gorgheggi in stile arabo.

Barbara Palombelli fa un monologo sulle donne, raccontando della sua infanzia negli anni ’60 ascoltando le canzoni di Sanremo e, di nascosto, quelle di Fabrizio De André. Suo padre l’avrebbe voluta coi capelli raccolti e il filo di perle come Gigliola Cinquetti, ma lei voleva uscire, guidava moto e macchina senza patente e sognava la televisione e i grandi giornali. Invita le ragazze a lottare per i diritti, che si sono trovati già conquistati, a studiare fino alle lacrime e a lavorare fino all’indipendenza. Il suo racconto è punteggiato dalle canzoni di Sanremo. In conclusione, ricorda le parole di Papa Francesco: “Non dobbiamo essere prudenti, dobbiamo osare. Fate rumore”.

Di rumore ne fa parecchio Enzo Avitabile, che con i Bottari di Portico canta Caravan petrol, mentre Amadeus e Fiorello ballano e fanno il coro del grande successo di Renato Carosone. Calata la tensione (gli ascolti vanno meglio) i due si ritagliano momenti di divertita complicità, come quando leggono il “gobbo” all’unisono, svelando al pubblico il trucco dei bravi presentatori.

È il momento di Alessandra Amoroso ed Emma Marrone. Poi Alessandra insieme all’attrice Matilde Gioli ricordano la difficile situazione dei lavoratori dello spettacolo, fermi da un anno, in questo tempo sospeso in cui troppe persone sono diventate invisibili e si ha paura di non poter tornare alla vita di prima. Raccontano di come il loro lavoro abbia bisogno delle mani di questi professionisti, che sono diventati la loro “famiglia itinerante” e che hanno mai perso la speranza di riavere la dignità del loro lavoro. Molti artisti durante il Festival salgono sul palco con il “play” simbolo della campagna che vuole tenere alta l’attenzione su uno dei settori più penalizzati dall’effetto della pandemia.

La classifica della sala stampa spariglia le carte: in testa ci sono Colapesce e Dimartino, al secondo posto i Måneskin e al terzo Willie Peyote. La top ten generale vede invece stabilmente primo Ermal Meta, secondo Willie Peyote, terza Arisa. Sono le due. The Jackal sintetizzano il comune sentire: “Sanremo dura talmente tanto che le nuove proposte quando arriviamo alla fine sono già diventate vecchie leggende”.


Enrica GUIDOTTI.

Scritto da: Sara GIOVANNETTI

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