Di Ilio Masprone

ROMA. Gli incontri sono iniziati in Rai per cominciare a mettere le basi sul Sanremo 2021 (marzo o aprile?). Amadeus ha già visto le bozze per la scenografia di Gaetano Castelli, ha già prenotato l’albergo anche per Fiorello e con lui punta al secondo successo con la premessa di superare Carlo Conti. Lavorando sulla struttura delle 5 serate compresa quella delle cover: una tradizione voluta da Tony Renis e che, comunque, è la serata più seguita. Gli spunti il binomio Fiorello/Amadeus li prendono anche dalla consistenza di una vita artistica dell’americano-italiano Tony Renis (Elio Cesari) il quale, con il suo passato negli States, ha una visione più aperta se si pensa che avrebbe voluto trasformare la città di Sanremo in una sorta di Las Vegas, questo accadeva ai tempi del bravo Sindaco Giovenale Bottini. Va ricordato che Renis ha vinto un Festival nel 1963 con la canzone “Quando, quando, quando” il brano italiano tra i più popolari al mondo ancora oggi e in assoluto il brano più cantato nel cinema: Tony è poi ritornato come Direttore Artistico del Festival nel 2004 con Adriano Celentano, mai più apparso a Sanremo; un Tony Renis che ha avuto anche il coraggio di portare per la prima volta, osteggiato da tutti, un ballerino dal nome Roberto Bolle che nessuno voleva perché – dicevanole alte sfere – avrebbe fatto scendere l’audience; ma Tony fu anche il primo a ritirare il Premio alla Carriera istituito dal Comune di Sanremo e, sempre Tony Renis, fu anche il Direttore che porterà all’Ariston il primo “Rapper de noantri, Er Piotta”, quindi un Renis genio incompreso che due anni fa ebbe l’ardire di rifiutare la seconda possibilità di dirigere Sanremo. È ovvio quindi che la coppia Amadeus/Fiorello possa attingere da queste esperienze di stile americano per un Sanremo che non deve più festeggiare nessun compleanno, ma solo pensare a bissare il successo del 70° Festival e non dimenticare chi ha fatto grande Sanremo nel mondo.