Di Pippo Baudo

ROMA. Faccio volentieri quest’intervento sul giornale diretto dall’amico Ilio Masprone, perché di lui ho sempre avuto grande stima professionale, conoscendolo da oltre quarant’anni. Parlare dei miei 13 Festival passati e magari paragonarli agli attuali è un compito molto difficile, quasi improponibile, perché sono molto diversi come sono diversi i tempi tra ieri e oggi.

Una volta al Festival esisteva la bella melodia, oggi è quasi scomparsa; una volta si esaltavano le belle voci, oggi il cantautorato punta all’insieme, ma preferisce lavorare sul testo e sulla musica, più che puntare sulla sola voce interpretativa. Poi oggi è importante diversificarsi anche sull’immagine: è finita l’era dell’eleganza che una volta faceva la differenza.

Quelli erano tempi i  giovani seguivano molto il Festival di Sanremo, e il giorno dopo tutti cantavano la canzone vincente, perché era sempre molto orecchiabile, facile anche da fischiettare. Oggi fai più fatica a ricordarle, ci vuole più tempo per memorizzarle e poi le cancelli subito perché, nel frattempo ne sono uscite altre cento, troppe. Ma succede anche che magari fanno più successo alcune canzoni di quelle che vincono a Sanremo; capitava spesso allora e oggi, in questo senso, non è cambiato molto, anzi è sempre la stessa cosa.

Però Sanremo è sempre Sanremo e lo slogan che ho inventato “Perché Sanremo è Sanremo” viene tutt’ora usato da tutti, lo ha fatto anche il bravo Amadeus e lo farà sicuramente nel prossimo Festival che compie settant’anni. Se ci guardiamo bene intorno non c’è al mondo un’altra manifestazione musicale che duri da così tanti anni. Peccato però che all’estero non sia più seguito come un tempo, però capisco che ci sia troppo “parlato” e che non sempre sia traducibile quello che si dice, per cui risulterebbero argomenti intraducibili e di scarso interesse internazionale. Anche se la nostra è una bella lingua e lo stanno a dimostrare le grandi canzoni Pop (senza dimenticare la lirica) che hanno fatto il giro del mondo e che oggi purtroppo non ci sono più.

Mancano i grandi autori e soprattutto si evita la melodia; questo è un grave errore: oltre tutto era un modo per far conoscere anche il nostro bel italiano musicale, questo nonostante ci siano al mondo qualcosa come circa 65 milioni di connazionali che vivono e lavorano all’estero. Comunque Sanremo sarà sempre un bello spettacolo televisivo, ed anche quest’anno, perché Amadeus è bravo e intelligente e sa molto bene cosa è importante fare sul palco del Teatro Ariston.

Quando ha presentato l’altra sera Sanremo Giovanisu Rai Uno dal Casinò Municipale, che ha dimostrato ampiamente quanto sia capace, quindi per lui il Festival numero 70 sarà un trionfo personale e se lo merita fino in fondo. Buon Festival a tutti e comprate i dischi che aiutano i Giovani a crescere. E per finire lasciatemi però dire che i miei 13 Festival il Paese non li dimenticherà, perché passeranno alla storia della buona musica italiana (foto di Livio Rizzo da Sanremonews).