di Illy Masper

Archiviato il grande successo del Festival numero 68, con protagonisti davvero tutti eccezionali, adesso Sanremo vive un’altra stagione musicale con Antonella Clerici (nella foto) che ripropone 12 giovanissimi ragazzi in gara. Dunque ancora canzoni, ancora musica e ancora Sanremo in tivvù. Su Rai Uno e per altre cinque settimane. Che Sanremo stia diventando davvero la città della musica italiana e magari anche europea? Se lo augurano tutti, sanremesi e Sindaco compreso. Ma ci vuole ben altro per trasformare questa ville des flores anche in una vera città della musica, internazionale. Il Festival della Canzone è importante, ma non basta. Certo, tornare in televisione è sempre interessante, il piccolo schermo ha una funzione divulgativa straordinaria e se si mette in testa di “trasformare” una località in centro polivalente tra musica e spettacolo, ce la può fare.

Se poi chi dirige la televisione crede in questo discorso sanremese, le cose potrebbero essere ancora più semplici. Anzi, questo discorso servirebbe tra l’altro anche a rafforzare i rapporti tra la tivvù di Stato e il Comune di Sanremo, il che se ne dica, visto che non sempre vanno molto d’accordo. Intanto si parla ancora di creare un nuovo PalaFestival, perché l’Ariston di Walter Vacchino sarebbe ormai un po’ troppo stretto, si pensa di dedicare un Museo alla musica, alla canzone d’autore, ampliare anche quella Via Escoffier a Museo per gli Artisti a cielo aperto, per non lasciare il povero Mike Bongiorno tutto solo. Si parla, si discute, insomma si cercano soluzioni per allargare un giro d’affari turistico che in troppi momenti dell’anno langue. Sono tutti buoni propositi che vanno comunque a cozzare contro la mancanza di fondi, ma anche di idee, che possano poi trovare seguenti realizzazioni concrete.

Aprire a nuovi eventi sarebbe la strada meno complicata (a parte crearli), ma occorrono investimenti, tanti che non ci sono affatto, oppure trovare forme di coinvolgimento con imprenditori che si allineino alla volontà del Pubblico, se questo dimostra interesse ovviamente. In questi ultimi mesi qualche esempio di investimento privato lo si vede: nuovi alberghi che nascono e inediti progetti. Anche rafforzare l’ipotesi di dare un senso pratico al discorso della Cultura cittadina, sarebbe un altro baluardo da raggiungere: chi dice che con la Cultura non si mangia è un asino che deve solo stare zitto. In questa città dei fiori, nella stessa Provincia di Imperia, non mancano occasioni per proporre itinerari culturali per un turista attento: sarebbe utile però farglielo sapere che questa Riviera Ligure è anche foriera di Cultura.