«Non voglio far polemica ma ho fatto 15 Festival e so cosa vuol dire salire sul quel palco, quali emozioni e sentimenti si provano. So cosa vuol dire cantare al Festival di Sanremo. Baglioni di Festival non ne ha fatto neanche uno, eppure la Rai lo ha scelto per fare il presentatore e il direttore artistico. La Rai avrebbe anche potuto pensare a me per questi incarichi». È questo, in estrema sintesi, il pensiero esternato a Totò Cutugno quando, al Roof del Casinò, gli è stato dato il microfono in mano per commentare il riconoscimento conferitogli durante la serata di gala tenutasi lunedì sera: il premio Numeri Uno-Città di Sanremo. Insomma colui che è sempre stato definito “l’eterno secondo del Festival” questa volta è arrivato primo. Da numero due a numero uno, potrebbe ironizzare qualcuno. Anche se lui a Sanremo numero uno lo è stato ben prima di questa sua celebrazione. Lo è stato nel 1980, quando ha vinto con “Solo noi”, brano molto meno famoso de “L’italiano”, con il quale arrivò quinto nel 1983. Cutugno, però, al Festival è arrivato secondo ben sei volte, ossia oltre il 33 per cento delle sue partecipazioni sanremesi, ma non si può certo dire che non abbia lasciato un segno. Perché “L’italiano” rievocato lunedì sera durante il Gran galà della stampa è un brano conosciuto in tutto il mondo, soprattutto il Russia dove il “Toto nazionale” è un vero e proprio mito.  La serata, presentata da Marino Bartoletti e Antonella Salvucci, si è svolta tra tanti vip, il presidente del premio “DietroLeQuinte”, Mario Maffucci, Alba Parietti chiamata sul palco a dire la sua, la campionessa di Pole Dance Valeria Bonalume, i Jalisse esibitisi con “Fiumi di parole”, pezzo con il quale vinsero Sanremo nel 1997, i nuovi Matia Bazar e tanti altri, il Gotha del giornalismo musicale italiano (su tutti Marinella Venegoni, Mario Luzzato Fegiz, Marco Molendini, Dario Salvatori, Andrea Spinelli) e picchi di buona musica da parte del duo Pacha&Pote. Tra il pubblico c’era anche il cantautore Franco Fasano chiamato a rievocare due dei suoi più grandi successi come “Mi manchi” (cantato da Fausto Leali al Festival del 1988) e “Ti lascerò”, vincitore a Sanremo nel 1989 grazie alla coppia formata dallo stesso Leali e da Anna Oxa. E poi c’erano i premiati: Laura Cervellione, Danilo Ciotti, Nicoletta Mantovani (moglie di Luciano Pavarotti) e Giampiero Artegiani il paroliere che scrisse, assieme a Marcello Marrocchi, “Perdere l’amore” e consentì a Massimo Ranieri, esattamente trent’anni fa, di vincere il Festival. Proprio su questo grande successo Artegiani ha raccontato un retroscena abbastanza gustoso. Una scelta quella della canzone che, negli anni seguenti, portò Nazzaro a polemizzare con chi prese questa decisione. Certo, non è detto che se fosse stato in gara l’anno prima avrebbe vinto, anche perché in quel caso, si sarebbe dovuto confrontare con “Si può dare di più”, brano trionfatore portato all’Ariston da trio Morandi, Ruggeri, Tozzi, ma Nazzaro si è ugualmente sentito penalizzato. La sua carriera, infatti, avrebbe comunque potuto avere una svolta, anche perché, una vecchia regola del Festival di Sanremo, recita che a volte canzoni perdenti hanno un grande successo e brani vincenti non se li ricorda più nessuno nel giro di poco tempo. Tornando alla serata di lunedì, c’è stata qualche defezione tra i premiati. Erano infatti assenti il premio “Mr. Blogger” Davide Maggio (senza avvisare) e uno dei cinque premi “DietroLeQuinte”, Cristiano Minellono (giustificato e per il quale Marinella Venegoni ha letto un suo messaggio nel quale affermava che questo sarebbe stato il suo primo premio sanremese), autore de “L’italiano”. Il primo era atteso ma non si è presentato, il secondo, invece, assente giustificato a causa del mal di schiena, ha mandato un messaggio che è stato letto da Toto Cutugno. Proprio quest’ultimo si è incaricato di ritirare e consegnargli il premio. Era ben presente, invece, Dino Vitola, insignito del premio alla carriera. Il Talent scout di origine calabrese ha raccontato di quando è emigrato al nord assieme a tanti altri suoi conterranei partiti con la classica valigia di cartone, solo che lui non aveva nemmeno il cartone.  Al di là delle tante presenze e del poche assenze, comunque, l’ottava edizione del Gran Galà della Stampa, è stato un successo. Ilio Masprone, ideatore/organizzatore della manifestazione, ha congedato tutti dando appuntamento al prossimo anno. Tutto questo avveniva anche con la presenza di quattro modelle della Top Fashion Model (il master professionale per la moda che individua e valorizza i nuovi talenti del fashion) ideato e organizzato dalla Carmen Martorana Eventi, hanno partecipato al Gala, indossato le creazioni della stilista napoletana Vittoria Romana che si caratterizza per creatività e design di qualità interamente Made in Italy espressione di un’eleganza garbata che non trascende mai nell’eccesso e nella pomposità: una raffinata lavorazione ed esclusivi accessori. L’ evento ha visto le modelle Roberta Molinini, Top Fashion Model 2017, Giorgia Dilernia, Francesca Raffaele e Fabiola Vino consegnare, insieme al sindaco di Sanremo, Alberto Biancheri, il riconoscimento a Toto Cotugno, Nicoletta Mantovani e ad altre importanti personalità artistiche. Le Top Fashion Model hanno indossato abiti firmati Giulio Lovero dell’Atelier Miss and Lady  e la loro bellezza è stata valorizzata da professionisti del settore con le acconciature da Angela Abbatantuono e Catia Palmiere, dalla Puglia e Liguria, coordinate dal Giornale del Parrucchiere di Gioele de Liso con il partner ufficiale H.U.N.T Brand abbigliamento di Antonio Tedesco; il servizio fotografico è stato affidato a DMA Agency. Si ringrazia Art Fabrique e Francioso Abbigliamento.