Le notizie di questi giorni che raccontano di accuse per corruzione rivolte all’Architetto della Rai, che cura le scenografie dell’Ariston, sono una bufala? In un clima di canzonette una notizia, più o meno credibile come questa, rende comunque l’atmosfera pesante, ma tuttavia lascia spazio al pensiero che queste tipologie di accuse siano ormai diventate una consuetudine con le conseguenze che, chi non fa parte di quel giro d’affari, possa rischiare di essere tagliato fuori dal sistema. Che poi possa capitare che qualche mela marcia si annidi anche all’interno di una primaria azienda socio-culturale di Stato, non deve stupire, come non stupisce più la notizia che la Rai sia comunque un’azienda clientelare, come tante altre, dove la politica comanda e il sistema partitocratico è storia di ordinaria compensazione. La Rai è un’azienda che produce ricchezza, che fattura milioni di Euro in Italia e all’estero, ed è costituita da professionisti della comunicazione, dell’arte, della cultura, è munita delle più avanzate tecnologie e di esperti di economia, insomma la Rai è lo specchio dello Stato italiano e lo Stato italiano è lo specchio della Rai: questo è quanto offre il Paese: ma è soprattutto un’azienda che incassa un consistente canone dai contribuenti. Se poi l’italiano medio si inalbera quando apre la tivvù di Stato e vede facce politiche che beccano un sacco di quattrini; che s’inalbera quando ascolta qualche mezzo-busto (uomo e donna) che si esprime in un italiano poco comprensibile, poco importa, fa parte della consuetudine popolare; tutto questo però si contraddice poi con il pubblico che, da casa, assiste a servizi giornalistici che spiegano, con tanta demagogia, il perché durante un terremoto la gente muore, resta senza casa, senza lavoro? Ma è anche vero che l’italiano medio ha bisogno di sentirsele ripetere queste umane disgrazie così si commuove e mette mano al portafogli per mandare due euro dal telefonino ma non è sicuro a chi vadano, però intanto ingrassa la Tim (o altre compagnie telefoniche), che poi spende e spande sul Festival di Sanremo e per straordinari Spot girati a Genova. “Noi siamo un popolo forte”, continuano a ripeterci, siamo buoni, versiamo il canone e sovente anche piccoli contributi extra per vere o presunte operazioni di soccorso sociale. Ma nonostante tutto ciò vogliamo bene alla tivvù di Viale Mazzini perché ci regala (si fa per dire) anche il Festival di Sanremo con tutte le sue canzonette e quest’anno anche la presenza televisiva della Tim (che paga un sacco di milioni per essere sponsor esclusivo), ma soprattutto l’inedita coppia De Filippi/Conti, due signori arrivati a Sanremo con contratto milionario almeno per C.C. Concludendo, lamentarsi non conviene più tanto non cambia nulla. Buon Festival a tutti (nella foto tutti belli e inquadrati: Rai, Comune e Tim).