Il noto palazzo cosiddetto Palafiori, di Corso Garibaldi nel centro di Sanremo è un agglomerato di mattoni e calcestruzzo messi insieme da una manipolo di architetti progettisti, ingegneri e geometri che, a suo tempo, hanno arricchito le proprie tasche svuotando però le casse di un’amministrazione non immune, comunque, dai propri interessi spesso personali. Un edificio tutt’ora brutto da guardare, malfunzionante e quasi inutile, costruito solo allo scopo di far spendere soldi dei sanremesi finiti in mani altrui, senza che la città ne potesse godere di alcun vantaggio. Anzi. A questo si aggiunga una gestione assolutamente fallimentare costata e costa tutt’ora una pacco di soldi buttati al vento. Non ultima, la famigerata società Sanremo Promotion, il cui suo ultimo Presidente, Marco Sarlo (mega direttore del Royal Hotel) con tutti gli altri ne ha decretato la brutta fine ed una pessima figura nei confronti del cittadino scoraggiato e avvilito da tanta barbaria economica. Oggi quella struttura vola verso il declino finale e non c’è santo che se ne voglia far carico poiché risulta obsoleta a tutti gli effetti, antieconomica, assolutamente sprecata, anche perché è piena di tanti di quei difetti strutturali che farebbe scappare la voglia ad un qualsiasi imprenditore per bene. Il Comune nel frattempo si accontenta (non è in grado di fare altro) di affittarla per il periodo del Festival ad una società del Sud Italia (scade nel prossimo febbraio l’accordo contrattuale) o, al massimo, per altre tre o quattro occasioni portando a casa solo pochi spiccioli d’affitto. Dopo di ché rimane chiusa ed inutilizzata per il resto dell’anno. Adesso succede che un gruppo di cinque degne persone del luogo sia stato contattato da qualcuno vicino alla Giunta del Sindaco Alberto Biancheri, per tentare una nuova fase gestionale tutta a carico di questa nuova società sanremese, sia per mettere nelle condizioni di rendere più agibile e funzionale il Palafiori, che dare la possibilità al Comune, non solo di non spendere più denari del contribuente, ma che ne possa addirittura trarre qualche vantaggio economico in più rispetto al recente passato: sarebbe la prima volta nella storia di questo benedetto Palafiori. Le trattative sono tutt’ora in corso e, alla fine del Festival numero 66, ci sarà un’ulteriore riunione in Comune per definire la questione legale e capire meglio in che termini affidare, seppur momentaneamente (perché poi dovrà scattare un appalto pubblico), quel palazzetto a questi imprenditori il cui interesse primario è quello di dare corpo ad un vero rilancio per questa città. Prima che cada a pezzi. In alternativa sarebbe quella di poter trasformare quel benedetto Palafiori in un bel garage (un po’ più funzionale di quello attuale) a cinque piani, se non altro si risolverebbe buona parte del problema parcheggi nel centro, e il Comune intascherebbe un po’ più di soldi. C’è da chiedersi però se abbia la volontà di farlo e soprattutto se ha le capacità economiche. Infine ci domandiamo perché la magistratura di allora non abbia mai preso in considerazione di controllare le “carte” che riguardano i finanziamenti che sono stati utilizzati e che fine abbiano potuto fare, nel senso di capire se sono stati solo spesi male, oppure…

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