Sanremo: una Repubblica fondata sui Talent

Dal Cast artistico di Conti  si rileva che sono Otto i cantanti, su 20 partecipanti, che arrivano dai Talent e, francamente, crediamo che siano esageratamente troppi. Il motivo però è semplice:  le case discografiche, quelle rimaste che sono pochissime, cercano di fare fortuna e basta solo con quei ragazzi perché non sono più in grado di investire, economicamente,  sullo sviluppo di un artista cosiddetto Big.  Si segue troppo la moda del momento (perché è più comodo e meno impegnativo sul piano degli investimenti) e così, in questo modo, chi ci perde è solo la musica italiana che dà l’addio alla propria identità. Forse bisognerebbe affidare quei giovani a chi li ha seguiti durante il programma? Un suggerimento che potrebbe risultare decisamente saggio, ma non ne siamo comunque certi. Le case discografiche hanno perso la battaglia dopo gli anni d’oro nei quali si sono mangiati milioni di  quattrini. Adesso che bisognerebbe pensare al futuro in maniera più sensata, non hanno più nemmeno il coraggio (ma forse anche le capacità strutturali ed economiche) di proseguire sulla vecchia strada: certo è più semplice puntare sui Talent perché il grande lavoro di preparazione lo fanno loro a spese della musica, ovviamente e dei giovani che sono usati e gettati. Nel senso che ne salvano al massimo “uno su mille, sempre che c’è la faccia…dice Morandi.

Maria Sole Ferrero

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