Avvoltoi della musica speculano sul nome Sanremo e l’Amministrazione tace

Di Illy Masper

SANREMO. Tra gli otto Giovani scelti dalla Commissione (licenziata?) del concorso sanremese Area Sanremo, della settimana scorsa, tre appartengono (o sono appartenuti) ad un’unica etichetta che risponde al nome della Rasty Record di Milano, del patron Maurizio Ruggirenti. I tre ragazzi sono: Diego Esposito, Manuel Foresta e Andrea Maestrelli (nella foto), quest’ultimo pare sia la grande speranza della piccola casa discografica che ogni anno è una presenza fissa del concorso. Certo la notizia è di quelle che saltano agli occhi perché piazzare tre ragazzi su otto non è da poco: in sostanza è l’1% sugli 800 iscritti (dicono ad Area Sanremo, ma non lo dimostrano) non è male davvero. I Social si sono subito scatenati nel commentare un risultato che non si ricorda da tempi lontani, o forse, non è addirittura mai successo.

Tant’è che la notizia rimbalzata prepotentemente sul web ha creato scompiglio e polemica che non cesserà tanto presto. Ognuno poi azzarda ciò che vuole ed è anche libero di pensarla come vuole, resta il fatto che qualche dubbio sulla bontà del risultato c’è! Oppure è solo frutto di una combinazione molto fortunata? Ma c’è dell’altro. Sembra che un paio di questi ragazzi abbiano partecipato nel recente passato ad uno dei tanti concorsi canori che sfruttano arbitrariamente il nome Sanremo. Il concorso si chiama Una voce per Sanremo, di cui il Direttore Artistico (fino a ieri pomeriggio sul sito del concorso risultava esserci) è Maurizio Ruggirenti. I dubbi aumentano? Noi siamo tra quelli che la pensano in questo modo: la Rasty Record è un’etichetta piccola, ma seria, ma anche fortunata – per come stanno le cose oggi – mentre loro invece affermano che sono soltanto molto bravi a produrre Giovani Talenti che poi propongono alle case discografiche multinazionali. Fin qui nulla da eccepire.

L’altra faccenda invece è più preoccupante: che la città di Sanremo non abbia ancora preso provvedimenti su quanti, e sono tantissimi in tutto il Paese, quegli avvoltoi che speculano sul nome della città dei fiori per farsi gli affari propri incuranti delle regole che proprio Sanremo ha dettato, ma che non è in grado di controllare. Sanremo è un nome che, se legato alla Musica, come di fatto è, andrebbe tutelato perché la Legge, oltretutto, glielo consente. Ma se l’amministrazione della città non se ne cura, allora quegli avvoltoi si sentono autorizzati a proseguire nei loro misfatti tanto non gli succederà mai nulla, anzi continueranno liberamente a speculare sul nome della città e soprattutto sui ragazzi che – a pagamento, talvolta molto caro – si iscrivono credendo alle promesse di organizzatori imbroglioni che, regolarmente quelle promesse non le mantengono.

E così il mondo della musica leggera affoga nelle pieghe di questi mentitori professionisti. Adesso c’è da sperare che qualche illuminato politico locale della minoranza prenda a cuore l’eventualità di fare un’interpellanza in consiglio comunale per spiegare e chiedere il perché accadano queste faccende che non rendono niente economicamente e fanno male alla città, ma soprattutto fanno male ai giovani. E se non sia il caso di mettere un freno definitivo a questi avvoltoi che, purtroppo, anche la città di Sanremo, recentemente e incoscientemente, si è affidata.

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