E’ nelle mani sbagliate il turismo di Sanremo?

Probabile: mancano capacità, intuizioni, fondi, e non si pensa al futuro perché la mentalità è ferma all’altro ieri

di Illy Masper

La città della musica che non c’è: Sanremo purtroppo è anche questo. Certo esiste il Festival della Canzone (preghiamo affinché la Rai non cambi idea), il Tenco (che non attira nuova clientela), il concorso Area Sanremo (bel progetto nelle mani sbagliate), una Sinfonica in agonia e poi c’è poco altro che possa convincere il turista italiano a ritornare in vacanza in questa città dei fiori… di una volta; di reale c’è un bel mare blu, un clima temperato, quando il sole c’è fa molto caldo, tutte queste sono caratteristiche di una località turistica balneare che il Signore ha regalato ai comuni mortali in particolare alla Liguria, ma poi cos’altro attrae il turista italiano? Un’intensa vita mondana? Grandi appuntamenti con eventi e manifestazioni esclusive tanto da richiamare nuovi turisti? (da cancellare l’esperienza del concerto per Amatrice, che ha raccolto 3400 € da dare in beneficenza); una stagione teatrale fatta di “Prime assolute” che attragga a Sanremo la stampa nazionale? Un Casino Municipale che non pensi solo a riempire i tavoli verdi, seppur molto importanti? Mega alberghi, stile americano? (si salva bene il Royal Hotel ); strategici programmi culturali che attirino tipologie di clientela internazionale come l’allestimento di Grandi Mostre? Un commercio concorrenziale che valga la pena? A tutte queste domande non rispondiamo, ma lasciamo che siano gli stessi lettori a farsele da soli e ammesso che sappiano trovare le risposte. E’ brutto doverselo ancora chiedere, ma i sanremesi, o sanremaschi che dir si voglia, amano davvero la loro città? E se sono certi di amarla perché non fanno niente per cercare di migliorarla; perché non creano dei movimenti di opinione o si fanno promotori di iniziative verso chi governa “costringendo” alcuni di questi Signori a muoversi dalle poltrone di Palazzo Bellevue per chiedere al turista cosa vorrebbe per sentirsi a proprio agio e soprattutto se si sente sicuro di passeggiare in città senza avere problemi. Il sanremese potrebbe obbiettare e rispondere che: noi abbiamo votato, quindi delegato uomini e donne dell’amministrazione pubblica: dovrebbero pensarci loro. Parole sacrosante che non fanno una grinza. Ma quel “dovrebbero” la dice lunga perché chiarisce poco il concetto del fare e non solo fare del bla bla. Intanto la città piange, si lamenta (è il tradizionale mugugno?), non si rinnova, non trova il coraggio di affrontare nuove opportunità che vengono prospettate e non è in grado di sviluppare illuminanti idee perché fossilizzata sul vecchio, nemmeno sull’attuale, che già sarebbe un passo avanti. Rimane lì ad aspettare, ma che cosa? Non lo sa nemmeno lei. E intanto passa il tempo e Sanremo invecchia, i giovani scappano perché non hanno intenzione di restare in una città che non offre nulla: se ne vanno all’estero in cerca di “fortuna” che poi è solo la ricerca di un lavoro ed è l’unica cosa che qui non trovano. Ma soprattutto, qual’ è il turismo che vuole Sanremo? Quello dell’elité che non c’è più da molti anni? Quello di massa? ma non ci sono le strutture adatte. Da tempo Sanremo non riesce a capire a quale Turismo intenda rivolgersi: quello straniero di oggi non è il massimo perché scende negli alberghi che costano poco (ma trovano anche poco) e in città non spendono perché hanno i soldi contati, oppure perché hanno il timore di essere raggirati: timore che ancora esiste perché la cultura del fare Turismo non c’è proprio salvo rarissime eccezioni: che sia davvero nelle mani sbagliate questo trainante settore? (Nella foto di Riviera24, l’Assessore al Turismo di Sanremo, Daniela Cassini).

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