La città di Sanremo quando troverà il coraggio di investire anche nelle idee.

Di Ilio Masprone

Incapacità programmatica, mancanza di coraggio e nessun investimento non fanno certo ripartire una città che si porta alle spalle un nome prestigioso, ma cha ha perso il senso del saper investire e accresce, invece, il timore di “osare”. E così Sanremo, che dovrebbe godere del titolo di “Città della Musica Internazionale”, usa poco, e a volte male, il suo nome e la sua vocazione musicale, assieme ad altre caratteristiche culturali  che sono tante e interessanti meno, purtroppo, quella di avere nuove idee da lanciare. La stessa casa da gioco ci sta provando, con enormi difficoltà, prima di tutto perché Amministrazione e Casino non sono, per ora, ancora in grado di sopportare una programmazione strutturale comune, ma anche commerciale e promozionale, destinate a portare in città nuova clientela.

I due organismi pubblici messi insieme parlano certo di riorganizzazione, ma non di investimenti sul fronte, ad esempio, di una comunicazione internazionale che poi sarebbe quella più utile, anzi indispensabile per tentare di portare, o di riportare, a Sanremo vecchi e nuovi turisti italiani (che da tempo snobbano un pò la città), ma anche stranieri, quelli però un po’ più socialmente disponibili. La città dei fiori da sola non è in grado nemmeno di presentarsi ai workshop nel mondo per mancanza di fondi e poi perché non si capisce chi potrebbe essere la persona o il gruppo di persone che potrebbero rappresentare Sanremo in particolari occasioni nelle quali sia utile saper parlare in maniera convincente soprattutto ai Tour Operator che non vogliono sentire le solite cose scontare, né tanto meno ovvie, come di solito fanno i politici.

Adesso è arrivato un Assessore al Turismo e Manifestazioni che potrebbe essere la persona giusta per incrementare l’internazionalizzazione mancante o per riprendere il discorso di creare eventi, manifestazioni e momenti culturali di rilevanza quanto meno nazionali. Per fortuna esiste il Festival della Canzone Italiana, ma poi per tutto l’anno c’è quasi il vuoto, al punto che c’è da chiedersi cosa viene a fare il turista italiano se non gli si dà delle motivazioni interessanti. Perché Sanremo, con la sua vocazione musicale, vera o presunta che sia, non persegue questa linea a affronta – per continuare negli esempi – un’iniziativa (presentata quattro mesi fa e di cui non se ne sa più nulla) che vorrebbe riprendere, proprio qui a Sanremo il vecchio Festival della Canzone Napoletana con l’inedita denominazione di SanremeocantaNapoli? (tra l’altro è nato proprio al Casino nel 1932?).

Perché non sembra in grado di capirne l’importanza, perché gli manca – appunto – quel coraggio e la capacità di intuizione, di sedersi attorno ad un tavolo per farsi spiegare l’importanza di un evento del genere che potrebbe essere importante, per una città che turisticamente langue, se solo capissero che tutto il Sud Italia non vede l’ora di venire a Sanremo. Ma allora, la frase di Pippo Baudo che dice “Perché Sanremo è Sanremo, c’è da richiedersi, se Sanremo è davvero ancora Sanremo? E per concludere, da qualche mese la “nuovaRadio Sanremo International è ascoltata in 57 Paesi nel mondo con qualcosa come 250 milioni di minuti d’ascolto complessivi mediamente al mese, che durante il Festival raddoppiano: lo sapranno a Palazzo Bellevue? Sicuramente no! A proposito del Festival partenopeo, perché non rivolgersi a Pippo Baudo e chiedergli di venire a Sanremo a parlarne con il direttivo del Casino Municipale?

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