Da Morricone a Dolcenera tutti copioni?

Due giorni fa i Subsonica dalla loro pagina Facebook hanno informato tutti i loro fans di aver riscontrato una somiglianza tra il loro brano Tutti i mie sbagli e un’opera di Morricone che fa parte della colonna sonora del lm di Tarantino in lizza per l’Oscar, The Hateful Eight (Premio Golden Globe). Per questa loro dichiarazione Giorgio Assumma, avvocato di Morricone al ne di tutelare l’onorabilità e l’originalità creativa del grande compositore ha sottolineato che tra le due composizioni non vi è nessuna identità o somiglianza o colleganza ispirativa. Quattro note non costituiscono neppure una unità creativa idonea a ricevere una seppur minima considerazione artistica e legale. Finirà tutto in tribunale? Ieri al Dopofestival invece, sullo stesso tema si è scatenato Morgan, che ha contestato il Maestro Costa, che a sua volta contestava Dolcenera per la evidente uguaglianza di alcuni passi della sua canzone in gara, Adesso o mai più, con un ‘altra canzone You make me feel like di Aretha Franklin. Il Maestro Vince Tempera, direttore d’orchestra per molti successi passati per il Festival di Sanremo da sempre ammette che ormai tutto quello che si poteva scrivere in musica, è già stato scritto e che il resto non può che essere una ripetizione delle canzoni passate. Parlando con l’avvocato delle pop star, nonché musicista a sua volta, Giorgio Tramacere, incontrato a Casa Sanremo, scopriamo che non esiste un netto con ne che aiuti a interpretare il plagio. E nemmeno la regola delle famose otto battute incise sul pentagramma aiutano, perchè questa regola popolare non è mai stata scritta da nessuna parte. Le interpretazioni paiono selvagge e accadono casi strani, dove con trentasette battute uguali a quelle di un’altra canzone, si riesce a vincere la causa. E’ stato il caso della famosa causa di Al Bano contro Michael Jackson, che ha aperto una nuova strada alle regole del diritto di autore. Vediamo di capirci qualcosa di più, grazie alle spiegazioni dell’avvocato Giorgio Tramacere, che grazie alla sua passione per la musica e per la legge resta anche con noi (oltre che con i big della canzone) a spiegarci come stanno le cose prima di varcare la soglia del Victory Morgana Bay, noto locale con la rotonda sul mare, che dal fronte del porto ospita da sempre importanti eventi collaterali durante il Festival di Sanremo.

Che cosa si intende per plagio? “Nel nostro ordinamento il termine plagio non trova una precisa definizione legislativa. Il plagio comunque si può de nire come la riproduzione, totale o parziale, di un’opera da parte di un autore, che fa passare per propria un’opera frutto del lavoro altrui. In altre parole, il plagio consiste nella riproduzione abusiva di un’opera altrui, o meglio, nell’usurpazione della paternità dell’opera dell’ingegno altrui, che viene vantata come propria e originale, sfruttandola economicamente. Perchè vi sia plagio è necessario quindi anche lo sfruttamento economico, cioè l’immissione sul mercato dell’opera abusiva. Affinché vi sia plagio è necessario che l’opera abusiva susciti nell’ascoltatore le stesse emozioni dell’opera originale”.

Tra due canzoni simili quale è il confine che stabilisce se c’è plagio o no?

“Importante è tenere presente che la semplice assonanza melodica non dà automaticamente origine ad un plagio, anche perché le canzoni di musica leggera, per la loro immediatezza ed orecchiabilità, sono produzioni in cui le analogie, le somiglianze e le reminescenze, sono accadimenti del tutto normali e naturali. Io penso che un pezzo sia bello quando ti evoca qualcosa di incoscio e ti suscita emozioni o messaggi, forse anche già vissuti. Comuque, non esistono regole particolari per accertare la sussistenza del plagio di una composizione musicale, ma è necessario valutare caso per caso. Le formule quali ad esempio “se otto battute di due brani sono identiche, si veri ca un’ipotesi di plagio” non sono valide. In Italia nelle cause di plagio il giudizio di comparazione viene effettuato, quasi sempre, sulla melodia delle due opere messe a confronto e ciò perchè si ritiene che sia proprio la melodia l’elemento che caratterizzi un brano rispetto ad un altro. Inoltre, si ritiene che l’armonia e il ritmo, tradizionalmente, non sarebbero elementi in grado d’individuare, da soli, il brano musicale. Questo però non è vero perchè tantissime volte è proprio l’armonia o il ritmo che individuano di per sè soli il brano musicale (si pensi all’armonia di “Smoke on The Water” dei Deep Purple o alla parte ritmica di “We Will Rock You” dei Queen). Quindi ritengo che per stabilire se vi sia plagio o meno, sia necessario fare una comparazione globale dei due brani, tenendo presente anche l’armonia e il ritmo. Questa impostazione sta finalmente prendendo piede anche in Italia. Quali sono le modalità di accertamento del plagio? Nel mondo, per l’accertamento del plagio esistono due differenti orientamenti.

Il primo, che è quello che viene applicato in Italia, esclude la sussistenza del plagio per la semplice preesistenza di altri brani simili, antecedenti a quello per il quale si lamenta il plagio (cfr. caso Al Bano-Jackson). Il secondo indirizzo, diffuso nella giurisprudenza statunitense, invece, ritiene che la preesistenza di brani simili, antecedenti a quelli per i quali si lamenta il plagio, non esclude il plagio. Il nostro criterio per individuare il plagio ci ha portato in una situazione tale che in Italia possiamo dire che non esiste più l’originalità di un brano. Questo perché si trova sempre l’esperto, che, nominato dal Tribunale, farà di tutto per trovare, nell’infinito repertorio del passato, canzoni anche appartenenti a generi diversi, che contengono la stessa frase o le stesse poche note del brano che si ritiene plagiato. Questo è sicuramente un danno per il diritto d’autore perché continuando a sostenere questo orientamento si legittimano i ladri a rubare!

Prendiamo l’esempio del caso Al Bano Vs Michael Jackson. La sentenza di questo caso ha stabilito il pricipio che l’originalità di un brano di musica pop può essere esclusa anche dalla preesistenza di altre canzoni appartenenti a culture diverse. In questo caso Al Bano si era è ritrovato nel pezzo di Jackson ben 37 note di la identiche, eppure il plagio è stato escluso perché il consulente d’ufficio ha trovato un antecedente simile nel repertorio del passato in una canzone di altro genere del 1939. Quindi è stato detto ad Al Bano: la tua opera non può essere tutelata perché prima di te c’è stato un altro autore che nel 1939 ha scritto un brano simile al tuo e quindi la tua canzone non è originale e non può essere considerata un’opera dell’ingegno. https://www.youtube.com/watch?v=xVbNd_nenUs

In America invece questo principio non è applicato alla lettera perché la preesistenza di brani simili non esclude il plagio e lì, quando copia l’opera altrui, sono problemi. Si pensi alla recente sentenza con cui Pharrel William e Robin Thicke sono stati condannati a pagare agli eredi di Marvin Gaye 7,3 milioni di dollari. https://www.youtube.com/watch?v=D6HaYsszRAk

Allora che cosa dovrebbe cambiare nell’accertamento del plagio? “Prima dovremmo risolvere l’eterno dilemma su chi dovrebbe decidere il plagio. Il plagio deve essere individuato da un pubblico di competenza media o da professori musicologhi? Da analisti di partiture o da chi ascolta la musica? C’è bisogno di un consulente tecnico molto colto o dell’uomo della strada? Di un professore del conservatorio o di un dj di cultura media?

Il rischio di far decidere questi casi a professori di conservatorio o da musicologi, che sono fuori completamente dal mondo della musica leggera e pop, è molto elevato perché tante volte il livello troppo colto del tecnico giudicante ci porta a risultati che poi diventano dei casi oggetto di discussioni sarcastiche da parte di addetti ai lavori di altri paesi. Ho visto una sentenza, dove il ctu (consulente tecnico d’ufficio nominato dal tribunale) dice: i ritornelli delle due canzoni messi a confronto sono uguali, però il ritornello del brano A è stato copiato da Per Elisa di Ludiwig Van Beethoven e il ritornello del brano B è stato copiato dalla Sinfonia in Sol minore di W. A. Mozart”.

https://www.youtube.com/watch?v=4ap0v5sA-eM
“Ora, senza nulla togliere alle argo- mentazioni profonde, troppo profonde, di quel professore ritengo che per valutare la sussistenza di un plagio in un giudizio sarebbe l’ideale affiancare a questi professori anche un uomo della strada di media cultura e un dj qualsiasi. Si, un dj perché ognuno di loro ha una cultura musicale spaventosa e sono sicuro che un dj potrebbe essere un elemento fondamentale nel collegio dei periti d’ufficio. Non possiamo continuare a devolvere queste decisioni a singoli “esperti” che fanno a gara per andare a ricercare nel patrimonio della storia della musica singole e isolate sequenze di note preesistenti per dimostrare che il brano oggetto del plagio non è originale! Nel repertorio della storia della musica una sequenza simile di note, preesistente al brano plagiato, la troverai sicuramente, ma questo non può signi care automaticamente plagio. Alcune note della tua canzone sono state scritte e suonate sicuramente da qualcuno altro prima di te, ma questo non può significare sempre plagio”.

Su Morricone Subsonica chi ha ragione?
“Ha ragione Morricone a dire che non vi è tra le due composizioni alcuna identità o somiglianza o colleganza ispirativa e che quattro note non costituiscono neppure una unità creativa idonea a ricevere una tutela. Quattro note uguali non possono configurare un’opera dell’ingegno. Le note prese da sole sono identiche (anche se di diversa tonalità) ma non è assolutamente plagio.

E poi, pare che Morricone abbia scritto la propria opera prima dei Subsonica. Ho letto che lui ha dato giustamente mandato al suo avvocato per difendere la propria onorabilità e rivendicare l’originalità creativa e ha fatto bene. Non penso comunque che ci sarà una causa di plagio, anche perché il Maestro ha dichiarato in passato che “chi ha coscienza di questa professione, della orecchiabilità forzata di queste canzoni che hanno vita breve, dovrebbe astenersi dal fare cause e controcause per plagi indimostrabili e disturbare i giudici per queste cose”.

Tiziana Pavone

Festivalnews Redazione

Redazione di Festivalnews

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