“Creuza de Mao” di Zhang Changxiao, il primo libro in cinese sui cantautori italiani

di Susanna Giusto

GENOVA. Il suo nome è Zhang Changxiao, in arte Sean White, ed è il giovane scrittore di origine cinese autore del libro “Creuza de Mao“. Un titolo curioso, che può far sorridere o al contrario suscitare un certo sdegno tra gli “accademici”, ma dietro al goliardico gioco di parole che tira in ballo una pietra miliare della discografia deandreiana, c’è un nobile intento: raccontare e far conoscere il cantautorato italiano in Oriente. L’idea parrebbe ardita, considerando le evidenti differenze linguistiche, sociali e storiche tra le due culture, ma sembra che Zhang sia riuscito a colpire nel segno. A dimostrarlo sono le oltre 100.000 copie già vendute in Cina dal 2015, anno di pubblicazione del libro, ad oggi. “Creuza de Mao“, inoltre, sarà presto disponibile in Italia in versione tradotta e riaggiornata.  Zhang Changxiao, già music planner e CEO per un’agenzia di comunicazione, si è trasferito a Lecco nel 2012 per motivi di studio ed è qui che è nato un interesse sincero, poi divenuto un lavoro, per la musica italiana e per i suoi cantautori.  «Se riesci a fare della tua passione il tuo lavoro sei l’uomo più felice del mondo – spiega Zhang – E se ti impegni davvero ci riesci, anche se può sembrare qualcosa di assurdo…Tipo un cinese che si innamora di De André».

Nell’ironia del giovane scrittore si coglie a tratti lo spirito dissacrante di Fabrizio De André, ascoltato a lungo e forse assimilato, oltre che nei versi, anche nel modo di approcciarsi alla vita. Il cantautore genovese, non a caso, è la chiave di lettura del libro, il cui titolo rievoca lo storico album ”  ” del 1984, considerato il primo esempio di “World music”. L’opera in cui Faber, attraverso l’uso della lingua genovese e attingendo alla tradizione musicale di tutto il bacino del mediterraneo e del mondo arabo, mette emblematicamente a fuoco le radici multiculturali della propria terra. A partire da De André, Zhang Changxiao si addentra poi nella storia del cantautorato italiano in toto, cimentandosi nell’ardua impresa di tradurre nella propria lingua e di spiegare e analizzare stilisticamente alcuni brani degli artisti più noti del panorama musicale dello stivale, come Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Francesco Guccini e Jovanotti, per citarne solo alcuni. Un viaggio affascinante che è al tempo stesso un lodevole tentativo di far passare l’integrazione tra i popoli attraverso la via dell’arte, strada privilegiata della comunicazione. Zhang, del resto, si dedica da anni alla promozione dell’incontro culturale tra Italia e Cina ed ha organizzato concerti nel suo paese d’origine per artisti italiani e internazionali come Eugenio Finardi, Giovanni Allevi e Stewart Copeland. C’è la regia di Zhang anche dietro al più grande Festival del Capodanno cinese che si svolge in Italia a febbraio e al Festival Mandorle della Musica Italo-Cinese. Il suo nome è legato inoltre alla partecipazione di Cui Jian, “padre del rock cinese“, al Premio Tenco e al Premio Lunezia nel 2013 e nel 2014. Nel curriculum di Zhang non mancano infine i riconoscimenti: nel 2016 ha ricevuto il Premio Nazionale Falcone e Borsellino per il suo importante contributo nell’interscambio culturale Cina-Italia, diventando punto di riferimento per la diffusione della musica d’autore italiana in Cina e nel 2017 è stato insignito del Premio come “Personaggio culturale dell’anno di Jinan”. (nella foto l’autore).