MERITATISSIMA

E alla fine vince una ballata rock struggente e old fashioned, “Un giorno mi dirai”, lettera di un padre alla figlia con tanto di na na na na e giro di chitarre ruffiano alla Lucio Battisti. Per molti il male minore, vista la classifica finale, che a sorpresa relega al nono, decimo e undicesimo posto le superfavorite Noemi, Arisa ed Annalisa e proietta in alto Francesca Michielin e il duo Caccamo-Iurato. Contenti tutti, quindi, per un premio che rappresenta un Oscar alla lunga carriera del gruppo che tante volte ha accompagnato Lucio Dalla. La serata finale si è aperta con i saluti di Carlo Conti, impeccabile padrone di casa che ha impresso al Festival ritmo e precisione, facendo sembrare anni luce gli imbarazzati silenzi, i tecnici ripresi sul palco al cambio delle scene e tutti i momenti di defaillance che uno spettacolo così mastodontico e complesso inevitabilmente comporta. Un dettaglio su tutti: i ringraziamenti puntuali a tutti coloro che il Festival lo rendono possibile ma il pubblico da casa non conosce e il ricordo dei grandi presentatori del passato e di Pippo Baudo, “che ha inventato il Festival come noi lo facciamo oggi”. “Ne farei altre venti puntate” ha scherzato il presentatore prima di far cantare a Francesco Gabbani la sua “Amen”, che il giorno prima ha vinto la gara dei giovani (e al termine della serata si aggiudicherà il Premio Sergio Bardotti per il miglior testo). Da New York Il Volo, vincitori della  scorsa edizione del Festival, mandano il loro in bocca al lupo ai cantanti in gara. Il video collegamento va a rilento e l’umorismo involontario delle espressioni stranite dei tre che rispondono in differita provoca sonore risate all’Ariston e commenti pungenti sui social (“Hanno scoperto le onde gravitazionali ma non ancora una diretta decente” commentano i social). Il ripescaggio premia Irene Fornaciari (“Non passano i Dear Jack. Le bimbe minchia erano tutte senza credito”). L’apertura del Festival è affidata all’étoile Roberto Bolle, che danza su We will rock you dei Queen, in uno spettacolare incontro di danza e rock. Lui è a torso nudo e ha un fisico di perfezione apollinea che inchioda imbambolati allo schermo: “L’ormone bolle” si twitta. Tornano a esibirsi i Big in gara, introdotti dal videomessaggio di un artista amico: Fiorello per Francesca Michielin, Miguel Bosé per Alessio Bernabei, Salvatore Esposito, il Genny Savastano di “Gomorra” per Clementino, che si esibisce durante il primo tempo di Juve-Napoli (provocando sul web ondate di “Una casualità? Io non credo”) e terminando la sua esibizione con “Un giorno all’improvviso mi innamorai di te”, che non è il romantico verso di una canzone sanremese ma un passaggio di un coro da stadio della tifoseria del Napoli. Arriva Virginia Raffaele in lungo, con un abito nero dallo spacco profondo, prolato sulle spalle e sui fianchi da una la di bottoncini arcobaleno. I ben informati sostengono che in un’ intervista subito prima dell’inizio della serata fosse già vestita da ministra Boschi e poi abbia ricevuto il veto, così, dopo aver impersonato Sabrina Ferilli, Carla Fracci e Donatella Versace, stasera fa se stessa “Non ci sono abituata” fa lei. E’ un raro esempio di intelligenza, senso dell’umorismo e fascino, oltre ad avere le gambe più belle di tutto il palinsesto. Al rientro in scena di Bolle lo coinvolge nella sua imitazione di Carla Fracci e lui sta al gioco, finendo per ballare con lei “Vola” di Lorella Cuccarini (che è davanti alla televisione e twitta i suoi ringraziamenti per la citazione). Al termine Conti offre al ballerino un mazzo di ori, specificando che sono “maschili”, in un tripudio di tweet sarcastici sulla nuova catalogazione botanica RAI, che è il tipico pateracchio di quando si vuole essere troppo politically correct. Se Virginia fa se stessa, Gabriel Garko fa il cameriere, vestito completamente di bianco con una cravatta rossa che provoca le proteste scandalizzate dell’arbiter elegantiarum Enzo Miccio: “Via quel papillon da capodanno, please”.

Enrica Guidotti

Festivalnews Redazione

Redazione di Festivalnews

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