I conflitti d’interesse sul Festival e le “canzoni bollite” di Andrea Laffranchi sul Corriere della Sera

Di Illy Masper

SANREMO. Dal Corriere della Sera, Andrea Laffranchi lancia la notizia parlando di tre fantasmi e dice: “Il primo è certamente il più facile da gestire ed è quello relativo allo spirito degli amici, Fiorello e Jovanotti. Il secondo è il più evidente: Amadeus fa parte della scuderia di Lucio Presta e, come già accaduto nel corso delle passate edizioni, scatterà il sospetto che agenti e manager sfruttino il pacchetto di casa”. Infine, il più delicato: Laffranchi consiglia al neo direttore artistico del Festival di Sanremo di non mischiare il racconto dei 70 anni della kermesse con la gara vera e propria, lasciando da parte la tentazione di «invitare uno dei concorrenti del suo Ora o mai più, il talent di Rai1 che voleva dare una seconda chance ai dimenticati e alle meteore della canzonetta». Del resto, secondo Laffranchi, il pubblico preferisce uno sconosciuto alle «canzoni di un bollito».

Siamo naturalmente d’accordo con quanto afferma Andrea Laffranchi (nella foto), ma solo in parte, perché non crediamo proprio che il pubblico del Festival di Sanremo preferisca uno sconosciuto alle “canzoni bollite”. In questo senso ci sono centinaia di brani di antica memoria che ancora oggi la gente ama ascoltare proprio dai vecchi artisti e, se nella serata del Festival di venerdì, che non c’é gara, il bravo Amadeus portasse conflitti d’interesse sul Festival e le “canzoni bollite”, come dice Andrea Laffranchi sul Corriere della Sera, le quali hanno contribuito in passato al successo del Festival di Sanremo, farebbe benissimo su tutti i fronti con o senza duetti, talvolta stonati perché improvvisati.  Che poi, ci sta che Amadeus non voglia portare sul palco dell’Ariston i ricordi della storia festivaliera nelle altre quattro serate.

Quanto agli altri aspetti, soprattutto quelli che riguardano il sospetto fondato del conflitto d’interesse sul Festival sanremese, è una questione che dura dai tempi del buon organizzatore Gianni Ravera il quale, nonostante fosse un privato, doveva sempre rispondere agli ordini di mamma Rai,  checché dicesse di poter decidere tutto da solo: non era assolutamente così. Quindi la questione prosegue da quei tempi e si è conclusa l’anno scorso con Baglioni, o chi stava dietro di lui. Stiamo sereni comunque perché quella vecchia questione non è caduta nel vuoto, anzi è pronta per riprendere la solita strada: nel 2020 con Presta? Poi chi verrà dopo di lui. Sanremo è anche questo e il magistrato di turno non ha voglia di metterci il naso dentro, meglio una poltrona in prima fila.