Lucio Presta con il “suo” Castrocaro fa bingo e porta il vincitore al Festival di Sanremo

Di Ilio Masprone

SANREMO. Non é una novità affermare che, chiunque creda di avere un minimo di potere, si gioca la propria partita al meglio. Succede in politica, nella finanza, nel commercio, nel mondo del lavoro, figuriamoci nello show business, nella televisione, quindi nella musica, come nel nostro caso. Il tiolo infatti parla chiaro: il manager Lucio Presta si “aggiudica” il Festival di Castrocaro (dopo varie e tormentate vicissitudini, a partire dallo storico Dino Vitola dell’anno 1958) e possiamo credere che egli non sia in grado di garantire, a chi vince quel concorso, di andare al Festival di Sanremo 2020, al di là dei regolamenti scritti?
Anche perché sarà il buon Amadeus (artista della squadra di Presta), nella doppia veste di conduttore e Direttore Artistico, a scegliere i Giovani che saliranno sul Palco dell’Ariston. E se due più due fa quattro, ecco che il gioco è fatto, in barba a Sanremo che sta alla finestra a guardare fiori e fioriere pressoché andati.

Ma torniamo al tribolato concorso di Area Sanremo, che attende ancora di partire. Il regolamento di due anni fa recita che due artisti della categoria Giovani di Area Sanremo devono andare di diritto al Festival dell’Ariston: è successo l’anno scorso? No, e allora quella convenzione tra Rai e città di Sanremo a cosa serve, se poi le regole non vengono rispettate o se basta che arrivi Baglioni (o chi per lui) per scombinarle tutte? Serve un Direttore Artistico con le “palle” quadrate? Può darsi. Serve avere dalla propria parte un politico romano di riferimento? Quello serve sempre e purtroppo Sanremo ne è sprovvista. Servono tanti soldini per accontentare qualcuno? Certo che si, anche quelli servono, però bisogna stare molto attenti alla Guardia di Finanza, sempre pronta a stare con il fiato sul collo di tutti i cittadini, o di quasi tutti…

In sostanza la partita dei Giovani artisti è sempre aperta e gestirla non è cosa semplice: arriverà prima o poi qualche buon’anima che sappia regolamentare questo flusso migratorio della musica? E perché Sanremo, città dei fiori e della musica, non si dà una mossa e tira fuori le “palle”, ammesso però che le abbia…