Festival 2020, qualcosa cambierà in Rai dopo le elezioni europee; facce nuove anche per Sanremo?

di Illy Masper

SANREMO. La Rai è in attesa degli esiti sulle elezioni europee di fine maggio i cui risultati potrebbero influire sulle nuove nomine interne previste dalla Tv di Stato in funzione, soprattutto, di quello che sarà il Festival n°70: comunque sarà un evento sull’evento, visto l’importante anniversario; ma da chi sarà gestito e diretto, ancora non è dato a sapere. Tanto più è difficile oggi ipotizzare un terzo anno con Claudio Baglioni i cui risultati complessivi, in fatto di audience, non sono stati poi così eclatanti da paludare un suo ritorno in città. Anche perché pochi lo vorrebbero, soprattutto dopo le polemiche non del tutto spente e nonostante la “pace” in diretta tra Claudio e il direttore di Rai Uno Teresa De Santis. Elezioni: se vince il Centro Destra è certo che la situazione attuale in Rai potrebbe essere modificata, se dovesse vincere il Centro Sinistra, ancora peggio, si fa per dire. Una cosa è certa: la squadra per Sanremo avrà comunque facce nuove. Poi ci sono in contemporanea le elezioni amministrative di tantissime italiche località che si aggiungerebbero ai risultati politico-partitici europei, per cui la situazione sarebbe ancora più ingarbugliata. E la televisione di Viale Mazzini è molto attenta al quadro partitico di casa sua, oggi Giallo/Verde, ma domani? Dunque parlare del Festival di Sanremo, oggi, è davvero difficile anche perché la stessa città dei fiori a maggio va al voto anche lei e la battaglia è molto, molto aspra. Si contendono la poltrona di Palazzo Bellevue, l’attuale Sindaco Alberto Biancheri, Centro Sinistra (comunque favorito), e Sergio Tommasini (insieme andranno molto probabilmente al ballottaggio) che rappresenta il Centro Destra, tutti gli altri contano poco sia da una parte che dall’altra. Torniamo al Festival e all’idea di realizzare un anniversario: un super, super evento, che coinvolga Rai 1, Sanremo, Rai Pubblicità e lo sponsor unico TIM, che sa curare molto bene i suoi interessi, ma resta molto lontano da quelli della cittadina ligure. Si parla di allungare il periodo, di anticiparlo alla settimana prima dell’inizio del Teatro Ariston,  per dedicare più spazio, ad esempio, al Sanremo Giovani (se ci sarà ancora): si parla di allestire un Palazzetto del Festival con manifestazioni varie che durino giorno e notte; rendere molto più fruibili agli eventi tutte, ma proprio tutte,  la piazze della città; si parla di girare nello stesso periodo festivaliero addirittura una serie di fiction, da rivendere all’estero; si parla, e talvolta si straparla, di portare a Sanremo nomi importanti di artisti del passato, mai più presenti al Festival, di riportare tanti presentatori che si sono avvicendati negli anni passati; di ri-ospitare artisti eccezionali dall’intero globo; insomma un Festival che, nelle intenzioni dei romani che parlano, dovrebbe durare almeno 10 giorni per la gioia di commercianti e albergatoti locali, sempre pronti ai comodi guadagni, molto meno agli investimenti. Un Festival che si dovrebbe ricordare negli anni a venire; questa sarebbe la politica degli affari romani, che però non ha fatto i conti con la politica, quella un po’ più realistica e diffidente, che si fa tra i banchi del consiglio comunale sanremese che è tutt’altra storia. (Nella foto, Simone Cristicchi, tra i migliori cantautori del Festival 2019).