Festival un mese dopo: ascolti in ribasso, ma si punta al recupero con la 70a edizione, se ne parlerà dopo le europee di maggio?

di Illy Masper

SANREMO. A distanza di un mese il Festival di Sanremo numero 69, che si è svolto al Teatro Ariston dal 5 al 9 febbraio scorso, si conferma per la Rai, il programma più seguito anche oltre certe partite di calcio. Per il secondo anno consecutivo, Claudio Baglioni in veste di presentatore e D.A., affiancato nella conduzione da Claudio Bisio e Virginia Raffaele (quest’ultima già co-conduttrice nel 2016). La regia era stata curata da Duccio Forzano, la scenografia era realizzata da Francesca Montinaro, che aveva già realizzato quella dell’edizione 2013. La direzione musicale era affidata, per il secondo anno, a Geoff Westley mentre, per alcune esibizioni di Baglioni, l’orchestra era diretta da Paolo Gianolio e, per le parti di spettacolo, era stata curata dal maestro Maurizio Filardo. La competizione ha visto concorrere ad un unico premio 24 cantanti dei quali 22 erano artisti di chiara fama e 2 provenivano da Sanremo Giovani 2018, nuova idea della Rai, tutta da rivedere; questi ultimi avevano presentato un brano inedito, diverso da quello con il quale hanno vinto la suddetta competizione, a differenza di quanto accaduto negli anni più recenti in cui i prescelti partecipavano al Festival in una sezione a loro dedicata con un brano già noto, il che era molto meglio. Il Festival è stato vinto da Mahmood, italo egiziano nato a Milano, con il brano “Soldi”. Il cantante sarà anche il rappresentante dell’Italia all’Eurovision Song Contest 2019 che si svolgerà in Israele a Tel Aviv a maggio. Dopo alcuni anni di crescita, gli ascolti hanno fatto registrare un arretramento rispetto alle ultime edizioni, sia in share che in valori assoluti: il dato percentuale si è mantenuto comunque abbastanza elevato, mentre il numero medio di spettatori risulta il secondo più basso dell’ultimo decennio. Fin qui la cronaca di fatto, comunque, il Festival risulta essere tra i pochissimi programmi più seguiti. Nonostante questi soddisfacenti risultati, la Rai stenta capire che il secondo anno per qualsiasi conduttore, Baglioni compreso, non dà mai i risultati sperati in fatto di ascolti, ciò nonostante insiste su questa linea. Anche perché, va riconosciuto, non è sempre facile trovare il, o i, personaggi giusti per un Sanremo e la Rai non si sente di rischiare e preferisce che il rischio sia suddiviso in due anni, piuttosto che in ogni edizione. Da un lato è comprensibile, dall’altro meno, perché una tv di Stato dovrebbe mettere alla prova anche i più giovani, c’è ne sono tanti. Ma qui subentrano gli sponsor che pretendono risultati certi e di rischiare i propri soldi non ci pensano proprio; inoltre il Festival, purtroppo, non è venduto all’estero (salvo vecchi accordi con un paio di Paesi) per cui diminuiscono anche le entrate e questo non è molto produttivo. Il motivo che il Festival non si vende all’estero principalmente è quello che è troppo “parlato” quindi di difficile diffusione e le musiche nuove oltretutto non sono attrattive per il pubblico straniero che dall’Italia vuole sentire la melodia e non il Rap stile americano. Intanto in Viale Mazzini si parla di rivedere l’intera squadra per il 70° Sanremo e le discussioni sono per un cambiamento radicale, mentre alcuni componenti del CDA vorrebbero delle riconferme, salvo Baglioni che sembra essere nemmeno più molto gradito. Di fatto il 2020 segnerà un anniversario troppo importante per non prevedere qualcosa di grandioso e di innovativo. Da non sottovalutare poi anche l’aspetto politico giallo-verde che potrebbe cambiare le cose, soprattutto secondo come andranno i risultati delle europee di maggio; dopodiché si capirà, in Italia, che cosa potrà cambiare: successivamente tutti al lavoro per lavorare sul prossimo Sanremo: ma si arriverà ai cambiamenti auspicati da più parti?