Storia del Dams d’Imperia, morto per colpa del solito provincialismo politico da paese.

di Romano Lupi

SANREMO. Correva l’anno (accademico) 2013/2014, quando il Comune di Sanremo decise di non erogare nessun contributo alla Spui, la società che gestisce il polo universitario imperiese. Una scelta voluta dall’amministrazione Maurizio Zoccarato che, di fatto, pose la pietra tombale sulla possibilità per l’insofferente Sanremo di essere sede di un corso universitario. In fin dei conti era l’ultimo capitolo di una vicenda iniziata quando sindaco della città dei fiori era Giovenale Bottini e sembrava che a Sanremo, dopo che a Imperia erano già stati attivati i corsi di laurea in Economia e commercio e Giurisprudenza, dovesse arrivare anche il Dams. Una lunga vicenda vista da più parti come emblematica della subordinazione della locale Forza Italia prima e del locale Pdl poi, nei confronti di Imperia e dell’ex ministro Claudio Scajola, plenipotenziario del partito in Liguria che, in questa provincia, aveva voluto concentrare tutto il polo universitario nel capoluogo senza coinvolgere Sanremo, il comune più grande e famoso della provincia e il contribuente più generoso della Spui. Ma andiamo con ordine. Verso la fine degli Anni ‘90, quando cominciava a prendere corpo l’idea di dar vita a un corso universitario con sede a Sanremo, si era pensato al Dams proprio perché la “città dei fiori”, in virtù della sua storia e delle sue manifestazioni, sarebbe stata la sede naturale per chi volesse conseguire una laurea in “Discipline delle arti, musica e spettacolo”, viste le numerose manifestazioni e realtà attive nel mondo dello show business esistenti, ieri come oggi, in loco. All’inizio l’amministrazione Bottini, nonostante i molti immobili di proprietà di Palazzo Bellevue, non riuscì ad individuare una sede adeguata per ospitare il Dams, il quale venne collocato ad Imperia provvisoriamente, salvo poi insediarsi in pianta stabile nel capoluogo fino alla sua estinzione. Numerose furono le polemiche tra maggioranze e opposizione alternatesi a Palazzo Bellevue. Daniela Cassini, quando era assessore alla Cultura dell’amministrazione Borea, aveva cercato di ricucire un legame con le istituzioni per trasferire il Dams a Sanremo e aveva trovato nel presidente della provincia Gianni Giuliano e nell’allora presidente della Spui Alvaro Vignali (entrambi di centro destra), due attenti interlocutori. Un percorso intrapreso con gli allora membri nominati dal comune di Sanremo nella Spui, Oscar Marchisio e Ugo Genesio. La prima tappa del percorso per il trasferimento a Sanremo del Dams, era stato concordato e già progettato con alcuni docenti dell’ateneo genovese un “Master universitario nel campo della musica e dello spettacolo”, il quale sarebbe stato presentato al Festival 2009, ma la sopraggiunta caduta dell’amministrazione del sindaco Claudio Borea e la nomina a commissario prefettizio di Umberto Calandrella, di fatto, misero la parola fine sul progetto. Altro elemento che ha portato all’abbandono, interrotti con la scadenza del mandato di Vignali alla presidenza Spui e la nomina al suo posto di Massimiliano Ambesi (allora coordinatore provinciale del Pdl). Dopo la caduta di Borea il Master universitario “Canzone e Popular music: produzione, gestione e comunicazione” venne dirottato (guarda caso) ad Imperia. In merito alla vicenda del Dams il rettore dell’Università degli Studi di Genova, Giacomo De Ferrari, nel 2010, commentando questa scelta, dichiarò: «Questa è evidentemente la logica conclusione di una scelta infausta che ha portato all’evidente debolezza dell’esperienza imperiese e ha sottratto a Sanremo una opportunità di crescita e di miglioramento qualitativo dell’offerta didattica ai nostri giovani, con la possibilità di attrarre in città nuovi studenti e di potenziare sinergicamente esperienze peculiari come sanremesi quali l’Orchestra Sinfonica, il Festival, l’allora Sanremo Lab, e con l’obiettivo di dare maggiore spessore e concretezza al progetto “Sanremo città della musica e dello spettacolo”; soprattutto una grande opportunità anche occupazionale per i giovani e per lo sviluppo di “un’industria” cittadina che  non ha mai visto concretezza: lo spettacolo, la musica e la creazione artistica. L’impegno dell’amministrazione Borea è stato quello di consolidare, radicare, ampliare la sfera d’azione del Festival in città, in termini produttivi di innovazione […] legando la Rai e la discografia nazionale ed internazionale in modo solido, concreto, incisivo non estemporaneo (come in effetti è stata finora la rassegna festivaliera) costruendo rapporti e collaborazioni autorevoli e qualificate che potessero dare consistenza e qualità al progetto. Essere sede Dams sarebbe stata la scelta più logica e produttiva per l’intero territorio». Era l’uovo di Colombo, ma il provincialismo della consueta politica locale non riuscì a partorirlo. Da allora molte cose sono cambiate, tanto a livello politico quanto in ambito universitario. Ad Imperia sono stati chiusi i corsi di Economia e del Dams, sostituiti da 2 indirizzi di Scienze del Turismo, “Economia e Managemet turistico” e quello in “Valorizzazione e promozione delle risorse storiche, artistiche e ambientali”. Ora torna d’attualità la questione Dams da aprire all’ombra del Casinò, ma non sarebbe più un’emanazione dell’Università degli studi di Genova. Una eventuale discussione su questo tentativo, lanciata dal Sindaco Alberto Biancheri (nella foto) prima del Festival, viene rimandata a dopo il voto amministrativo che si terrà a Sanremo il 26 maggio. Ma tra primo turno, eventuale ballottaggio, ed estate incombente, ci sarà ancora tempo per parlarne e pensare a come eventualmente realizzarla: il tutto poi al netto dei tempi imposti dall’opprimente burocrazia.