“Io sono Mia”: la vita di Mia Martini nel film con Serena Rossi girato anche a Sanremo.

di Susanna Giusto

Il 21 febbraio del 1989, dopo anni di assenza dalle scene, Mia Martini tornava sul palco dell’Ariston, dove quella sera si apriva il 39° Festival. Avvolta in un lungo abito dal gusto retrò, i capelli neri raccolti e qualche ruga in più sul volto affaticato dal tempo e dal dolore, Mimì era di nuovo lì ad incantare il pubblico, con la sua voce roca e intensa, la sua interpretazione struggente e una canzone che sarebbe entrata nella storia della musica italiana: “Almeno tu nell’universo”. Quel Festival suggellava il ritorno al successo della cantante dopo un periodo buio, segnato dalla depressione, dalla fine del rapporto con Ivano Fossati, dall’ostracismo e dalle maldicenze sul suo conto, che ne avevano incrinato la carriera e la fragile emotività. Che cosa avrà provato Mia Martini in quei minuti e in quei pochi metri che la separavo dal palco prima dell’esibizione? Non lo sapremo mai con certezza. Ma è proprio tra i corridoi dell’Ariston nel 1989 che si apre il film “Io sono Mia”, dedicato alla cantante scomparsa nel ’95 e prodotto da Eliseo Fiction e RAI per la regia di Riccardo Donna. Il biopic sulla vita di Mia, girato in parte a Sanremo, sotto il Casinò, sarà nelle sale dal 14 al 16 gennaio e in TV su Rai 1 martedì 12 febbraio. Ad interpretare il ruolo della cantante di Bagnara Calabra è Serena Rossi, volto noto del piccolo schermo. Attrice e cantante, la Rossi ha vinto la quarta edizione di Tale e Quale Show e non si è fatta mancare nemmeno il palco di Sanremo, duettando nel 2018 con Renzo Rubino nel brano Custodire. Insomma, un curriculum di tutto rispetto quello della napoletana, che nel film si è dovuta cimentare in un ruolo complesso. Il trailer dà un assaggio del contenuto dalla pellicola, partendo dall’infanzia di Mimì, dalla passione per la musica coltivata tra i dischi di Etta James ed Ella Fitzgerald, passando il travagliato rapporto con il padre, ricucito in età adulta. Si raccontano gli anni bui in cui Mia veniva esclusa volutamente e metodicamente dal mondo della spettacolo, vittima della superstizione o, verrebbe da dire, della “banalità del male”. Non si parlerebbe, invece, della relazione con Fossati e dell’amicizia con Renato Zero. Entrambi, infatti, non hanno voluto partecipare e dare la propria testimonianza per la realizzazione del biopic. Loredana Berté, dal canto suo, pare soddisfatta dell’interpretazione che la Rossi ha dato della sorella. Sebbene sia difficile, anche per una valida attrice, rendere quell’irruenza venata di malinconia che caratterizzava Mimì. Quel contrasto tra la fragilità di una bimba e la forza di una donna combattiva. Difficile anche scorgere questa dimensione sfaccettata nelle scene anticipate dal trailer. Quest’ultimo si chiude dove il film inizia, ovvero all’Ariston nel 1989. La scelta non è casuale. Il rapporto della cantante con il Festival è sempre stato controverso. Mia non vinse mai nessuna edizione, nemmeno nel ’92, quando era data per favorita con “Gli uomini non cambiano”, ma si dovette accontentare del secondo posto, per una manciata di voti di differenza su Luca Barbarossa. Mimì, tuttavia, fu l’artista che si aggiudicò più volte il Premio della critica (quello che dal ’96 porta il suo nome) e fu la prima a ricevere il riconoscimento nel 1982 con “E non finisce mica il cielo”, per poi riottenere la targa nel 1989 con “Almeno tu nell’universo” e nel 1990 con “La nevicata del ’56”. Il film “Io sono Mia” si apre quindi a quel ‘89 e a Mia (Rossi) che attraversa l’Ariston per salire sul palco più temuto d’Italia. A Sanremo, quella sera, c’era di nuovo “Mimì” con la sua voce ruvida e penetrante che arrivava dritta al cuore, ma c’era anche Domenica Rita Adriana Berté, la donna con un vissuto turbolento, che aveva combattuto per riprendersi un posto nel mondo della musica, che amava e che l’aveva tradita. La rabbia, la gioia, la fragilità e il dolore erano di nuovo su quel palco e in quella voce inconfondibile che riconquistava il pubblico sulle note di Almeno tu nell’universo. Una voce che manca alla musica italiana, da quel 12 maggio del ’95, quando mi si spense al n. 2 di Via Liguria a Cardano al Campo. Sola, con il braccio proteso verso il telefono, le cuffie nelle orecchie e i suoi fantasmi interiori, rimasti con lei fino alla fine.

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