Manca un mese al 69° Festival, ma sono pronti Sanremo e la casa da gioco?

Il Punto di Tiziana Rocca

SANREMO. In attesa di vedere sul palco Claudio Baglioni, con Claudio Bisio e Virginia Raffaele (nella foto insieme), mancano solo poche settimane e il Festival partirà per un altro viaggio musicale, il 69°. Il Patron romano ha tutta l’intenzione di bissare il successo dell’anno passato e lasciare poi così la città dei fiori senza alcun rimpianto. Magari con qualche piccolo dispiacere, ma comunque col sorriso sulle labbra. Chi lo accompagnerà su quel palco in quelle cinque memorabili serate poco importano; chi saranno i suoi ospiti italiani o stranieri, ci lascia abbastanza indifferenti; le canzoni saranno belle o meno belle, ci farà caso il pubblico che l’indomani però le ha avrà già dimenticate. E allora perché tanto agitamento attorno a questo Festival? Che cosa avrebbe di diverso dagli altri di così speciale? Parole, musiche, battute, più o meno spiritose, belle donne eleganti, uomini in smoking con qualcuno vicino in jeans e maglietta luccicante, insomma sarà pur sempre il solito Festival della Canzone di Sanremo al quale ne seguirà un altro e poi un altro ancora. Nel 2020 arriverà di nuovo Carlo Conti; magari sarà la volta di Amadeus, o del piccolo e cicciottello Magalli: se lo meriterebbe anche.  Intanto preoccupiamoci di questo Sanremo e di come la città e il Casinò si apprestano a viverlo il “loro” Festival. L’entusiasmo non è proprio alle stelle per mentalità e per pigrizia, tant’è che qualche sanremese se la svigna in montagna a sciare e lascia la città in balia della musica e dei suoi musicanti. La politica sanremese in questo periodo ha altro a cui pensare perché a fine maggio va a votare, quindi apriti cielo e lasciamo i partiti a giocarsi i ruoli a rimpiattino sperando che il sale gli arrivi in zucca. I commercianti piangono (ma è una costante), gli albergatori accennano ad un sorriso, ma intanto non hanno camere vuote; i locali da divertimento per i giovani scarseggiano quindi il Victory Morgana Bay resiste alle dure battaglie; ed in fine la casa da gioco è in via ristrutturazione per quanto riguarda la ristorazione, ma giurano che per il Festival saranno “in linea perfetta”; dunque questo è il quadro che si prospetta a tra un mese. Dimenticavamo: le famose manifestazioni collaterali al Festival, che dovrebbero intrattenere coloro i quali non hanno accesso o non possono permettersi il Teatro Ariston. Ebbene si possono godere il Festival in Piazza Colombo al freddo di fronte ad un mega schermo, e poi viaggiare la notte tra borghi e piazzette in cerca di sorrisi e qualche ettolitro di birra. Di giorno invece il caos sarà totale: in tutti gli spazi si farà musica si canterà? si tenterà di ballare, ma c’è chi vivrà anche attimi di pura cultura, poca ma sana. Cercatela verso le ex carceri di Santa Tecla, avrete delle sorprese.