L’uso e l’abuso del nome SANREMO

Se consideriamo che la parola Sanremo ormai può essere, di diritto, considerata un Brand, specie se “sfruttata” con l’abbinamento di l’altra parola che si accosta a Festival, possiamo dire che è in atto un vero e proprio sfruttamento che un Comune come quello della Città dei Fiori, non ha mai saputo tutelare. E lo possiamo capire se ricordiamo che un altro Brand altrettanto importante come Festival di Sanremo o Festival della Canzone Italiana, siano stati registrati solo pochi anni fa, possiamo anche capire come l’Amministrazione di oggi, ma anche quella di ieri, non sia mai stata capace di mettere un freno allo stillicidio di iniziative che “rubano” il nome Sanremo. Soprattutto nel sud le Paese che tutt’ora è considerato un punto d’arrivo per centinaia di ragazzi e ragazze che puntano ad arrivare a Sanremo per cantare e magari salire sul palco dell’Ariston. Solo in queste ultime settimane proliferano altre iniziative spontanee che si dichiarano con manifestazioni che hanno come simbolo la parola Sanremo. E su questo speculano approfittando che nessuno li sappia bloccare al fine di non usare quel nome se non mediante autorizzazione scritta dal Comune di Sanremo. Ma che però non è attrezzato per fare questo tipo di lavoro, così come non ha al suo interno un apposito ufficio che si occupi del problema dell’immagine di questa città dei fiori un po’ troppo appassiti. Allora possiamo consigliare il Sindaco Alberto Biancheri e l’Assessore al Turismo Daniel Cassini che istituiscano, almeno, una Speciale Commissione che sappia affrontare il problema da punto di vista sia giuridico che istituzionale. Una Commissione che può anche rilasciare l’autorizzazione previo accurato controllo e la bontà di ogni iniziativa, ma anche con un versamento di una parte economica che avvantaggi la città dal punto di vista commerciale. Utilizzare un Logo o un Brand, senza autorizzazione, è vietato da una apposita legge e i trasgressori possono anche passare un guaio ed essere puniti con ammende piuttosto salate e che possono arrivare anche al penale. Quella Commissione, ne siamo certi, si pagherebbe anche solo con gli introiti derivanti, appunto, da queste “tasse” perché chi le usa sa molto bene che ne gode di vantaggi piuttosto interessanti; ma sarebbe anche utile per fermare quegli speculatori che approfittando poi del periodo festivaliero per portare a termine anche piccole truffe, comunque punibili.

Lucrezia Bruno

Festivalnews Redazione

Redazione di Festivalnews

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