Il prossimo Festival di Baglioni con più italiani e meno stranieri. Per i giovani, Sanremo si ferma qui

di Tiziana Pavone

Mentre domani conosceremo i dati d’ascolto della seconda puntata di Sanremo Giovani, sul palco ancora fumante oggi si sono seduti Claudio Baglioni, il Sindaco di Sanremo, il responsabile dell’Ufficio Stampa della Rai e l’autore Fasulo. Molte le considerazioni emerse, insieme ai giornalisti presenti in sala. Intanto abbiamo saputo che nelle intenzioni future la vecchia sezione giovani del Festival di Sanremo, oggi diventata esperimento a parte, potrebbe prendere altre strade, tranne che quella del Festival di Sanremo. Però a febbraio sul palco, ha detto Baglioni, ci saliranno tutti i 24 finalisti: tutti coloro che abbiamo appena visto nelle due serate a loro dedicate nel nuovo format di Sanremo Giovani. Un format che si sta dimenticando di molti intermediari dei vari concorsi svolti nelle piazze, che quasi combacia con qualche ritocco nel regolamento dopo l’avvento dello sponsor unico, la Tim. Sponsor che non sappiamo quanto durerà, visto che gli sponsor guardano molto i dati d’ascolto. Forse mandare in onda a ridosso del Natale un format così ambizioso, non è stata una buona idea. O magari, è proprio il pubblico il più disattento quando si tratta di giovani artisti? Ma poi, di giovani artisti sconosciuti ce ne sono sempre di meno, visto che Sanremo Giovani non fa concorrenza a nessuno e piuttosto integra al suo interno personaggi di altri Talent, che in televisione ci sono già stati. Nel caso di uno dei due vincitori, parliamo anche di una precedente partecipazione al Festival di Sanremo stesso, al quale torna dopo tre anni giustamente da big. Seppur passando nuovamente nella categoria giovani. Con i vecchi regolamenti non avrebbe partecipato per la seconda volta nella sezione giovani. E infatti la sezione giovani era solo una categoria all’interno del Festival di Sanremo. Ora è un programma a parte. Chi ha partecipato al Festival di Sanremo come Giovane, può benissimo partecipare a Sanremo Giovani come Giovane. Si può restare così per sempre giovane, come desiderava Bob Dylan.

Le cose cambiano e speriamo sempre in meglio. Le contaminazioni potrebbero essere positive, ma sarebbe negativo inseguire i follower di ogni talento indifferenziato. Una volta le carriere duravano di più e le selezioni per salire sui trampolini di lancio seguivano criteri più musicali che televisivi. E’ interessante sotto questa ottica, far funzionare le cose con un artista che viene dalla gavetta e che ha il compito di far stare tutti insieme, alla stessa altezza. A vincere sono stati i Talent, ad ogni costo. E mentre Sanremo andrà ad omaggiare i grandi nomi cresciuti incredibilmente senza Talent, Sanremo Giovani pare diventare sempre più la somma dei Talent griffati, capace di offrire a tutti i professionisti della musica che scommettono sui giovani un palco in più: a notorietà già raggiunta. Di inedito prima c’era la canzone e l’artista. Ora solo la canzone. E nemmeno quella. Forse a perderci saranno proprio quei giovani non tutelati da nessuno. Quelli che, usciti dalle scuole di musica e dai Conservatori, trovano di fatto difficile una collocazione durevole davanti a un pubblico generalista. Se è giusto salire sul tappeto volante del Talent e provare a non cadere giù con tutti gli altri, se lì è giusto provarci, seppur con le case discografiche a fare da grandi intermediari, è altrettante legittimo pensare che la Rai, l’unica a fare servizio pubblico, dovrebbe avere sempre un occhio di riguardo in direzione dell’educazione a fare molta musica con meno effetti speciali. Ma ormai la fusione è avvenuta. Hanno vinto i Talent e le tifoserie del quarto d’ora di notorietà previsto in tempi non sospetti da Andy Warhol. In giuria ci sono uomini di spettacolo famosi. Spesso manager diventati più famosi dei loro artisti. Non critici musicali, in via di estinzione. E ancora meno insegnanti di musica. 

Sanremo Giovani è un contenitore che al suo debutto ha avuto poca audience almeno per la prima serata, poco oltre i due milioni di spettatori; contenitore il quale non farà più distinzioni tra giovani provenienti da diversi concorsi come Area Sanremo, piuttosto che da case discografiche o da talent televisivi. Sanremo Giovani viaggerà da sola, e su questo sono tutti d’accordo, compreso il Sindaco di Sanremo. L’unico a vederli tutti e due è lo sponsor unico. Che impazza con la voce di Mina: “Tim Tim Tim”.  Sanremo Giovani nasce dalle ceneri dei giovani fatti passare tardi al Festival dei grandi nomi che deve fare la festa alla musica, che deve omaggiare chi è già storia della canzone nel nostro Paese. A tal proposito, Baglioni, anticipando qualche chicca del prossimo Festival, ha affermato che si è dato un freno alla partecipazione di artisti stranieri, spesso in promozione e non curanti di quanto rappresenti per noi il contenitore di canzoni popolari unitamente a usi e costumi del nostro Paese. Pertanto questo sarà un Festival che celebrerà i talenti nostrani. Mentre la sua stessa partecipazione sul palco è messa in discussione: “Mi chiedete la conferma dei conduttori, con i quali ci sono stati contatti, ma non abbiamo ancora il cast definitivo. Non sono sicuro nemmeno di me stesso”. In effetti doppiare il successone dello scorso anno con la stessa formula è rischioso e farebbe perdere punti per la passata edizione non solo in termini di unicità ma anche in termini di partecipazione personalizzata, La doppia veste di Baglioni, che tutti amiamo come artista, lo chiama anche a dare l’impronta da artista al Festival di Sanremo come non era mai successo nella storia. Ricordiamo tutti le gare tra Mike Bongiorno e Pippo Baudo, per numero di partecipazioni alla conduzione del Festival. In molte edizioni sono stati davanti e dietro le quinte. Poi è arrivata l’era di Conti e di altri presentatori. Ma non era mai successo che fosse un cantante a riorganizzare regole e ritmi del Festival.

L’anno scorso Baglioni si è esposto in duplice veste e con le belle canzoni che ha nel repertorio, è stata una presenza imponente e importante, lui che il Festival , come ha ricordato oggi, non lo aveva mai fatto da concorrente in gara. Così l’Italia ha cantato molto volentieri con lui, benchè lui fosse sovraesposto. Questa volta il bis invece rischierebbe di oscurare la scorsa edizione, che nella storia dovrebbe restare una perla; un progetto pilota numero zero ma irripetibile. In questo bis sarebbe dunque interessante vedere un Baglioni più direttore artistico, teso a lasciare ai posteri un’impronta completamente trasformata del Festival di Sanremo. Molta musica italiana di qualità in un unico contenitore riassuntivo e al contempo esclusivo di musiche e influenze da ogni direzione e molto italiana. Un carosello di canzoni tra le migliori che artisti e produttori possano sfornare in quel dato momento storico. Claudio Baglioni ci sta pensando e da uomo intelligente che è sta già valutando se sarà o meno il caso di rimettersi in gioco per salvare capra e cavoli. Di certo il 9 gennaio, appuntamento della prossima conferenza stampa, sapremo se avrà sciolto la riserva. E che piega prenderà il suo secondo Sanremo. In sala stampa la speranza è che lui possa durare di più e abbracciare il nuovo corso del Festival anche in futuro.