Elezioni sanremesi. Cercasi cloni di Salvini e Di Maio. Opinioni contrastanti di gente comune

di Ilaria Guadagnini

SANREMO. Prima il Festival della Canzone Italiana di Claudio Baglioni (dal 5/9 Febbraio prossimo) poi le Elezioni Amministrative (verso metà maggio con le europee). Due momenti che potrebbero modificare l’attuale assetto di questa bene-amata Città dei Fiori? Difficile a dirsi, ancor più difficile a farsi. Il Festival continua ad essere organizzato e gestito molto bene dalla Rai, Sanremo è gestita e organizzata, ma non ancora al meglio. Nel senso che fino ad ora lo ha fatto e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: quindi il lettore sanremese farebbe bene a giudicare i risultati e prenderne coscienza al momento di andare a votare. Le passate Amministrazioni hanno fatto e disfatto a loro piacimento, compresi gli interessi, talvolta personali; quest’ultima gestione qualche segnale di miglioramento lo ha dato certamente, ma non è ancora sufficiente. Quindi Sanremo ricomincerà da capo? Verrebbe da dire: se si vuole veramente ricominciare occorrerebbe prendere spunto dall’attuale Governo (mal visto, ma molto per invidia) e dai due Comandanti Matteo Salvini e Luigi Di Majo che possono piacere o non piacere, ma intanto ci sono con una discreta maggioranza e si fanno sentire, ognuno con le proprie argomentazioni giuste o errate che siano. Magari non brillano in Diplomazia Politica, ma cosa ci ha riservato fino ad ora quel tipo di Diplomazia, anche in Europa? E quale sarebbe lo spunto allora utile per tentare di far cambiare una città dal nome prestigioso come Sanremo? Che Lega e 5Stelle, proponessero localmente due candidati cloni di Salvini e Di Maio?

Prendiamo la proposta come una provocazione, tuttavia proviamo almeno a considerarla. Ci sarebbe da chiedersi però se esistano qui a Sanremo due personaggi similari ai Comandanti, in grado di stravolgere eventualmente i piani dei partiti tradizionali e che siano lontani e soprattutto liberi dal sistema attuale che ha portato la città a queste condizioni. Perché, se per caso dovesse succedere, vorrebbe dire mandare subito dopo a casa la vecchia guardia, ripulire Palazzo Bellevue da presenze ingombranti e stagnanti, eliminare il metodo di mettere ad ogni posto di comando l’amico dell’amico (perché ha garantito voti) senza averne mai considerato prima professionalità e competenze; vorrebbe dire sostituire senza tanti ringraziamenti alcuni presidenti e amministratori di società partecipate; finirla con le consulenze fittizie e poi stare attenti, appunto, al voto di scambio che oggi può portare conseguenze giuridiche. La città sarebbe pronta per essere sconvolta da questo fantasioso programma facile a dirsi, ma difficile – se non impossibile – a farsi?

Un breve sondaggio con cittadini comuni l’abbiamo fatto; per le classi medio-alte, anche come età, ecco il risultato: “non crediamo assolutamente che questo stravolgimento possa mai avvenire nella nostra città”. Tra l’altro nemmeno se lo auspicano; alle nuove generazioni invece la proposta piace tantissimo; tuttavia hanno molte perplessità sul fatto che questo passaggio possa accadere: “La nostra è una città molto poco avvezza alle novità, l’attuale situazione piace perché Sanremo è maestra nello scambiarsi le opportunità, anche se non sempre fanno bene”. E allora dove pensa di andare questa città se queste sono le premesse e la gente il cambiamento lo vuole, ma solo a parole?

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Redazione di Festivalnews