Lettera della redazione di Festivalnews agli artisti di SanremocantaNapoli

Siete stati tutti bravi. Bravi artisti. E bravi colleghi tra di loro uniti. Sappiamo, perché vi abbiamo conosciuto, del vostro valore, della vostra maturità. Ma sappiamo anche che le prime ore fredde, passate a digerire un risultato che non vi restituisce il massimo, si vivono in solitudine. Non può consolare in queste prime ore, ma ricordatevi che questi sono gli inizi. Non certo la fine. Non ci sono parole per alleviare lo sconforto. Passerà da solo. Ma vogliamo stare con voi anche in questo momento, perché siamo una famiglia. Perciò di questa specie di lettera che desideriamo pubblicare su Festivalnews, prendete ciò che più vi colpisce. Oppure ignoratela, semplicemente. Ma ricordatevi che non siete soli..

Nello spettacolo ci sono tanti no. Questo non è stato un no. Perché é stato creato di proposito un palco per farvi esistere. Credete sia stato facile? Sono state tante le persone che in confidenza hanno ammirato l’idea che ha avuto Ilio Masprone, il nostro amato direttore, definendola una idea geniale. Ma vogliamo dire di più. Le idee in Italia non mancano, ne abbiamo tutti almeno una. Poi però, tra il dire e il fare sappiamo bene che ci passa dentro il mare. Il nostro direttore non solo ha avuto l’idea geniale, ma si è anche attivato per realizzarla concretamente. Per darvi spazio a nord lui ci ha messo l’anima. Lui ci ha scommesso, ci ha speso, ci ha creduto. E ce ne fossero di persone così.

 

Lui è stato il vostro contenitore. Voi ci avete messo il contenuto.

Voi. Avete aderito. Avete scommesso sul vostro talento. Avete fatto bene a partecipare, e dovete continuare a farlo. Dovete essere presenti ovunque sia possibile farlo. Se non ci sono spazi, dovete pretendere di crearli. E’ un dovere verso il vostro talento. Continuate a farvi notare. E a farvi notare per la vostra bravura. Perché quella é l’unica dote da esprimere sul palco. E’ l’unica che nessuno può togliervi, l’unica compagna con la quale lavorare e farvi ammirare. Abbiate sempre fiducia e non mollate mai. Chi molla ha già perso.

Ricordate anche che se non avete vinto, non è perché vi manchi qualcosa. Ma é perché nella formula della giuria di esperti (che non è la giuria del pubblico) ogni testa è diversa e viene fuori l’artista che ha la media più alta. Con un’altra giuria magari ci sarebbero stati risultati diversi. Oppure addirittura con la stessa. Se lei avesse dovuto rivotare dopo avervi visto al teatro Ariston, magari ci avrebbe ripensato. Con più tempo, un palco diverso, altre evocazioni, ci sarebbe stato un risultato alternativo.

La scelta di incidere, infiltrandosi un pò tra contenuto e contenitore non è facile. Sappiamo tutti molto bene che più di tre concorrenti di SanremocantaNapoli avrebbero meritato un’ulteriore opportunità. A parità di bravura, subentra la variabile impazzita. La scelta personale di ogni giurato, che ci metterà il proprio gusto, la propria esperienza, il modo di interpretare lo stile di una rassegna. A parità di bravura, subentra l’adozione di un criterio di giudizio. Che potrebbe essere quello di scegliere esclusivamente il genere neomelodico per rappresentare il Festival.

Noi per esempio, a parità di bravura, avremmo adottato un altro criterio e fatto rappresentare il Festival da tre caratteri diversi. Non dimenticando cosa noi abbiamo esportato storicamente nel mondo. La lirica, l’opera vi dicono qualcosa? Neanche avremmo dimenticato il valore che dà Napoli alla melodia dei neomelodici. Avremmo dato spazio, infine, a un modo di interpretare Napoli estremamente poetico, intimo e raffinato. Ecco. Avremmo dato a Napoli i fari delle sue diverse sfaccettature, in proporzione ai contenuti arrivati in questa edizione. Tre interpretazioni diverse per rappresentare tutti, in questo posto in questo momento, sarebbe stato possibile. Chissà chi sarebbe uscito fuori, adottando questo criterio: gli stessi? O altri? Non lo sapremo mai, perchè la variabile impazzita è sempre in agguato. Certamente avremmo sbagliato qualcosa, avremmo anche pianto nel dover scegliere un neomelodico al posto di un altro. Uno stile elegante sull’altro. E anche lì, a parità di bravura, avremmo dovuto pesare anche i respiri, la fotogenia, il truccoparrucco, il vestito. Perché, a certi livelli, cominciano a contare anche le cose che non noteresti mai, dalle quali mai ti faresti influenzare per sfornare un giudizio puramente artistico. Adottando un criterio logico, si finisce anche per fare i conti con l’istinto.

In tutto questo,  il  voto di un singolo giurato deve fare i conti coi voti degli altri giurati. Logiche diverse. Criteri diversi. Istinti diversi. Il voto di un singolo giurato, che  stila la sua personale classifica, farebbe vincere il singolo artista col voto più alto ottenuto attingendo a quella sola classifica. Ma è matematico che quel singolo artista, se vincente sulla classifica di un giurato, con cinque classifiche a confronto non vincerebbe mai. A meno che la maggioranza dei giurati non si somiglino. Comincia ad essere complicato, vero?

Ecco. Noi volevamo dirvi che non è semplice essere una giuria di esperti. Probabilmente nessuno dei giurati ha ottenuto la vittoria del suo preferito (se lo aveva). E in ognuno di loro resta l’amarezza, per tutti quelli che hanno lasciato un pò di lato. Noi di questo ne siamo sicuri. Perché le volte che é capitato a qualcuno di noi di stare in giuria, non è uscito dalla stanza dei bottoni così felice per aver lasciato qualcuno di lato. E’ un peso troppo grande. Ecco perché un giudizio finale, espresso in un dato momento, da quelle e non da altre persone, non è giudizio assoluto, ma è giudizio parziale, contestuale, relazionale. Molto relativo.

L’ultima cosa che vogliamo dirvi é questa: cercate sempre di fare gruppo tra di voi. Nella buona e nella cattiva sorte. Della sconfitta si ricordi sempre chi vince. E della vittoria, si ricordi sempre chi “perde”. E’ importante, non entrare in competizione. Non illudersi che le corsie preferenziali abbiano importanza tale da meritare di farvi scavalcare qualcuno. Aiutatevi sempre. C’è bisogno di creare un mondo artistico compatto. In tanti, con rispetto e onestà si può fare tutto. L’epoca dei fenomeni sta volgendo al termine. Conterà sempre di più la forza del pubblico, la competenza della gente e nello specifico, lo spettacolo dal vivo.

Coltivate il vostro talento. Stagliatelo all’orizzonte oltre le vostre aspettative e delusioni. Aggrappatevici, al talento! Vi farà compagnia quando avrete successo. Vi farà compagnia quando scenderete dal piedistallo. Le porte, là fuori si chiuderanno e si apriranno come giravolte impazzite. Sarebbe un guaio, se ogni volta un artista si facesse buttare giù dal detrattore di turno. O se diventasse euforico perché qualcuno, in un certo tempo, da qualche parte esultasse per lui.

Ai vincitori vorremmo dire di godersi la vittoria, ma di non dimenticare mai da dove si proviene. Non dimenticare mai la gratitudine. L’umiltà. Perché come dicevamo prima, l’epoca dei fenomeni è finita. Oggi i fenomeni sono tanti. E tutti meritano il proprio quarto d’ora di celebrità. Proprio come diceva quel simpatico pazzariello di Andy Warhol nei ’60. Cercate di capire con empatia come condividere la vostra vittoria con la sconfitta di chi resta di lato. La loro sconfitta è anche un pò vostra. Ne dovete essere portatori. Perché chi fa arte deve agire anche per tutelare gli spazi e gli artisti. Di artisti ce ne sono tanti. Di spazi, pochi. Chiediamoci il perché. Le giravolte impazzite oggi premiano voi, domani altri. Ma non potrebbe semplicemente esserci lo spazio per tutti? Non potrebbe la nostra penisola diventare il paradiso dell’arte e del turismo? E se la canzone è cultura tanto da essere insegnata nelle scuole, perché ci sono pochi spazi dove poterla vedere? Perché o sei “qualcuno” o non attiri pubblico? Perché le persone non possono apprezzare l’arte e devono ancora preferire la celebrità di pochi, sulle moltitudini di talenti? L’Italia degli artisti può essere rappresentata da pochi artisti? Noi pensiamo di no. Pensiamo che i palchi siano pochissimi, rispetto a quelli che dovrebbero esistere in tutta Italia. C’è da lavorare anche sulla mentalità, per cambiarla un pò. Per aiutare le persone ad apprezzare e difendere con i denti il patrimonio culturale che abbiamo. Se ognuno fa la propria parte, si lavora tutti. L’artista non è diverso, in questo senso, dall’operatore culturale. Deve lottare per ottenere spazi per tutti. Per rispetto del talento di tutti.

Per riassumere: le giurie non si somigliano mai,  è bene che ci siano. E che siano variegate. Siate grati a ogni giuria, perché è fatta dalla somma delle sensibilità delle persone, e ognuno di loro da qualche altra parte in un tempo diverso, incontrandovi ancora, potrebbe fare molto, per voi. E’ una questione di alchimia. Siate sempre grati a tutti quelli che hanno ancora orecchie per ascoltarvi, con la voglia di proteggere il patrimonio artistico italiano. L’artista lavora con talento, tenacia e umiltà. Non lasciandosi sopraffare da aspettative o delusioni. Non siate voi, i primi a girarvi le spalle. A prendere distanze dagli altri. A rinunciare a voi stessi. Se non ci credete voi, nessuno potrà scommettere in nessun tempo, da nessuna parte, per voi. Ma non basta. Con la stessa forza, fate di tutto affinché possano realizzarsi i sogni degli altri.

Uniti si vince per tutelare le differenze. Per dirla in modo diverso, più che a guardare in alto, bisogna guardarsi intorno.

In quanto a noi… Noi faremo la nostra parte. Continueremo a seguirvi, e a far parlare di voi. Ci avete dato tanto, ci avete permesso di conoscere dal vivo nuovi talenti e di farci emozionare in teatro e sulla pagina dedicata, su Facebook. E di questo ve ne siamo grati.

La Redazione di Festivalnews unitamente allo staff di SanremocantaNapoli ha iniziato a seguirvi. E non smetterà più.

Vi vogliamo bene.