Beati gli Ultimi

Du’ is megl che one e l’arcitaliano Festival di Claudio Baglioni si apre alla serata dei duetti. Sul palco dell’Ariston salgono 64 artisti, “mezzo empireo del mondo musicale italiano e straniero”, come annuncia compiaciuto il direttore artistico dal balconcino di Vincenzo Mollica. Qualche minuto più tardi, col chiodo di pelle nera, apre il Festival roccheggiando Heidi, in omaggio alle origini svizzere della Hunziker. La showgirl ha abbandonato Trussardi per Moschino ed è tutta un’altra storia, mentre il povero Favino, in giacca di lamé argentata, sembra fatto al cartoccio. La serata è aperta dai giovani: la loro gara si gioca tutta tra Mudimbi, Ultimo e Mirkoeilcane. La vittoria, ironia dei nomi, andrà ad Ultimo, mentre la bellissima “Stiamo tutti bene” di Mirkoeilcane – canzone sull’immigrazione che ricorda “A mare si gioca” scritta da Tony Canto e “recitata” da Nino Frassica al Festival del 2016 – arriva seconda e si aggiudica il premio della critica Mia Martini: è il testo più bello di tutto il Festival, difficile trovare pareri discordi. Terzo Mudimbi, che si candida a tormentone perfetto.  Il direttore d’orchestra delle escluse Alice Caioli e Giulia Casieri, Massimo Morini, dirige con un semaforo luminoso al collo: “E’ cominciato l’assedio a Vessicchio” twittano quelli di On Stage, ma il filo elettrico che pende dalla giacca del pacifico maestro mette in fibrillazione la security dell’Ariston e per qualche minuto in teatro è allarme terrorismo. Comincia la gara dei campioni e a casa ci si fa due conti: otto giovani, venti duetti e minimo dieci cover di Baglioni: “Domani avete impegni?” twitta Spinoza. Alcune accoppiate fanno spiccare il volo a canzoni finora non memorabili: è il caso di Renzo Rubino e Serena Rossi, la Elsa di Frozen, che riesce nel miracolo di rendere intenso un pezzo passato quasi inosservato, ma anche delle Vibrazioni con Skin, una vera bomba (“Duettare con Skin dovrebbe essere considerato doping” si legge sui social dopo l’esibizione di Sarcina. La lista dei brani che acquistano un senso prosegue con Noemi e Paola Turci, magnifico duetto al femminile. Mario Biondi colora di Brasile il suo brano con Ana Carolina e Daniel Jobin, nipote di Tom (“Sgiobén”, come dice la Hunziker, che stasera è eleganterrima ma coi nomi non ci piglia). Il pubblico in sala decreta miglior duetto quello di Annalisa e Michele Bravi, due primi della classe che amalgamano alla perfezione le loro voci (e che voci). Ma la standing ovation scatta per lo Stato Sociale, in scena con Paolo Rossi e il piccolo coro dell’Antoniano Mariele Ventre. Cosa diranno al posto della parolaccia? “Nessuno che buca i palloni”: premio Don Sturzo per la migliore censura del 2018. Incantevoli i bimbi che a occhioni sgranati fanno i cantanti grandi, bilanciando il brano perché beccano tutte le note. Purtroppo non si riescono ad evitare le gag di Claudio Baglioni – che spezza la bacchetta a Vessicchio come se fosse la cosa più divertente del mondo (“Sacrilegio!”) e spegne perfino Federica Sciarelli, chiamata a commentare “Passerotto non andare via” come se fosse uno dei suoi casi. Emozionante invece il duetto con Gianna Nannini, che dopo la sua “Fenomenale” canta  con Baglioni “Amore bello” concludendolo in un commosso abbraccio. Altri duetti notevoli sono quelli con gli attori: Luca Barbarossa con l’attrice Anna Foglietta e Ermal Meta e Fabrizio Moro con Simone Cristicchi, che interpreta le parole di Antoine Leiris, l’uomo che perse la moglie al Bataclan e scrisse una lettera aperta ai terroristi pronunciando la frase che dà il titolo al brano, “Non mi avete fatto niente”. Piero Pelù omaggia Battisti, che venne al Festival una volta sola, nel 1969, e arrivò nono con Non sarà un’avventura. Insieme a Baglioni canta “Il tempo di morire”, storia di un uomo respinto da una donna “che non reagisce con la violenza o l’acido, ma con carta, penna e chitarra” – ricorda Pelù – Questo significa amare la vita.  Un altro momento toccante ed è quando sale sul palco la figlia di Milva, premiata per la carriera, e, parlando per conto della madre in prima persona, ricorda la prima volta al Festival, nel 1961, quasi una bambina, e le quindici volte successive. Interrogandosi sulla sua vita fatta di spettacoli e città sempre diverse lei ha sempre risposto che non sa perché fa teatro: “ma so che lo devo fare, mettendoci dentro tutta la vita che conosco”. Elio e le storie tese salgono sul palco salutando “gli spettatori di Unomattina”: la loro “Arrivedorci” insieme ai Neri per caso è un ricamo di voci abilissimo. La classifica finale vede Ermal Meta e Fabrizio Moro saldamente in testa, per la felicità di Enzo Miccio, che ha minacciato di incatenarsi (con catene Chanel, naturalmente) all’Ariston per protestare contro il sabotaggio della sua canzone del cuore. Pierfrancesco Favino, che imita Marcello Mastroianni, suona il sax e all’una porta alla moglie e alla figlia in platea un gigantesco mazzo di fiori e due panini, è decretato seduta stante uomo ideale: “Anch’io voglio un uomo che in Eurovisione mi porta un panino” è il tweet sconsolato delle italiche nottambule. Il pane e le rose.

Enrica GUIDOTTI

Festivalnews Redazione

Redazione di Festivalnews

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