La serata dei giovani è dominata da due seniores: l’icona del Festival Pippo Baudo e Sting, maestro di eleganza, che con Shaggy fa ballare l’Ariston.

Vincitori della kermesse (Lia Celi twitta “Rischio squalifica per Meta-Moro, il loro brano somiglia a un altro. Anziché ad altri 10, come usa al Festival”).
Eccellente trovata per far parlare della manifestazione, giacché sembra strano che per accorgersi delle somiglianze di un brano in gara a qualche altro già eseguito si aspetti di sentirlo cantare sul palco dell’Ariston e poi si aspettino 48 ore, come se si dovesse fare le analisi del sangue, per accertare se possano restare in gara oppure no. Felicemente sbigottito Renzo Rubino, estratto a sorte per esibirsi al loro posto: “Quando stai per farti il birrone prima di metterti in pantofole e un notaio decide di pescare il mio nome! Posso imprecare in pugliese?” twitta prima di correre a prepararsi. Archiviata l’imbarazzante sigla del popopopo (perché francamente brutta ma forse anche perché compresa dal Sole 24 Ore tra i “conflitti di interesse” di Baglioni a Sanremo), l’apertura del Festival è affidata a Michelle Hunziker che, fasciata in un meraviglioso abito fucsia di Alberta Ferretti, canta la canzone di Biancaneve relegando Baglioni al ruolo del pozzo che rimanda la sua voce. “La Hunziker non invecchia, sale di livello” è l’innamorato commento dei social. E’ la sera del debutto per le prime quattro Nuove proposte: il primo è Lorenzo Baglioni, il cantante più amato dagli insegnanti italiani, che adorano le sue “canzoni didattiche”, piccoli capolavori di intelligenza e creatività (e infatto il maestro Diego Calvetti dirige con il tocco in testa e lo zainetto sulle spalle).
Non c’è scuola dove non risuoni da mesi la sua canzone del congiuntivo, che sul palco dell’Ariston risuona come una melodia marziana, diversa com’è da tutte le altre canzoni in gara. Particolarissima anche Stiamo tutti bene di Mirkoeilcane, vincitore del Premio Bindi 2016, canzone di forte impatto, che racconta l’immigazione vista con gli occhi di un bambino. Il pensiero corre a Cristicchi e a Faletti, sui social c’è chi scrive “Mirko, signor tenente” e in sala stampa fioccano gli applausi. Il testo è profondo e toccante, e a molti sembra un triste segno dei tempi che la giuria demoscopica lo collochi in fondo alla classifica, preferendogli Come stai di Giulia Casieri e Specchi rotti di Alice Caioli, arrivata prima (come sempre Festivalnews porta fortuna: Alice è stata protagonista del nostro Galà al Roof Garden!). Entrambe le ragazze sono dirette da Massimo Morini, che anche quest’anno non rinuncia a sdoganare oggetti incongrui e in favore di telecamera completa il cubo di Rubik.

Baglioni stasera sta sul palco il minimo sindacale e lascia tutto lo spazio a Michelle Hunziker, che se
lo prende con sorridente grinta, muovendosi sempre più a suo agio nella superba scenografia di Emanuela Trixie Zitkowsky.                        La showgirl non ha rivali, almeno fino a quando sul palco non sale Nina Zilli in un abito da gran sera nero con ricami dorati che le mettono in risalto i lineamenti. E’ l’unico momento della serata in cui la Hunziker, in un abito nude look, che presenta per tutta la lunghezza un brillante motivo
floreale che va dal verde pastello sino al bianco, deve cedere il passo, almeno in fatto di eleganza. Il marketing nostalgico della serata riguarda Sergio Endrigo e a celebrarlo viene chiamato Il Volo, “i tre giovani più vecchi del mondo” come scrivono i più perfidi. Immancabile risuona Nessun dorma, che assicura ai tre tenori la standing ovation d’ufficio. Chiamato sul palco da Claudio Baglioni, entra Pippo Baudo e si riprende quello che è suo. Padre nobile del Festival e della tv italiana, scopritore di star e protagonista di alcuni tra i momenti di spettacolo entrati di diritto nell’immaginario collettivo nazionale (Louis Armstrong, Benigni, Sharon Stone, Madonna), Baudo si gode il tifo da stadio dell’Ariston scattato in piedi: “Vi voglio bene, grazie a tutti” dice abbracciando con lo sguardo pubblico, musicisti, presentatori e tecnici. Il primo Festival l’ha condotto nel ’68, cinquant’anni fa: “Invecchiare è brutto, ma l’alternativa è peggio” scherza Baglioni e poi ricorda che è stato proprio “Pennellone” a scoprirlo a un concorso
canoro a Ostia: “Non arrivai primo quella volta, ma secondo.
Poi mi sono rifatto” conclude, campione di ironia involontaria.
La Pippeide riguarda naturalmente anche la Hunziker: “Ha debuttato con me”, Elio e le storie tese (“Sono nati con me”), poi in un sussulto di autoironia indica Peppe Vessicchio: “Lui ha diretto l’orchestra a Caprera con Garibaldi”. La serata prosegue intervallando alle esibizioni
dei big i duetti di Baglioni (con Antonacci, a dire il vero piuttosto affannato), con Franca Leosini che interpreta se stessa chiosando “Piccolo grande amore” come se fosse una “storia maledetta” e nuovamente con Il Volo.                                                                                            Il superbig della serata è Sting, che canta Mad about you nella versione italiana di Zucchero (“Muoio per te”) e duetta con Shaggy in Don’t make me wait.                                                                                                                                                                                                                      Favino ha il suo momento quando annuncia di voler declamare Garcia Lorca, ma tutti riconoscono le parole di Despacito: parte il balletto tormentone e Baglioni sembra scongelarsi per qualche minuto, mentre l’attore canta il 5 maggio come se fosse un pezzo reggae. Ultimi ospiti Roberto Vecchioni, che incanta il pubblico facendo l’analisi dei testi delle canzoni citando Dalla De Gregori e De André (“Quando ascolto successi come Caruso e La donna cannone, allora dico che non me ne frega neinte di essere un poeta. Voglio essere uno scrittore di canzoni”) e il Mago Forrest, che fa i miracoli per sembrare frizzantino: “Ma sei sicura che questo vestito non si metta al contrario?” chiede alla Hunziker, che ha fatto delle scollature vertiginose il suo marchio anche nella seconda serata. (“Divertente, ma all’una meno un quarto fa lo stesso effetto di una puntata di Protestantesimo” commenta la manciata di superstiti della Rete). Grati comunque di non aver duettato anche lui con Baglioni (che stasera ha cantato più di tutti i concorrenti messi insieme) teniamo le ultime
briciole di forza residua per criticare la classifica della sala stampa, che vede Nina Zilli, Rubino, gli Elii e Red Canzian in fascia rossa, Annalisa, Decibel e Vibrazioni in fascia gialla e Diodato con Roy Paci, Ron e Ornella Vanoni in fascia alta.

Enrica GUIDOTTI

19total visits,2visits today

Lascia un commento