Perché Sanremo è Fiorello

Lo “scaldapubblico” tiene in carreggiata una prima serata partita con qualche incertezza. Michelle Hunziker sciolta al comando. Favino fa la spalla ma non sbaglia un colpo. E Baglioni? Presenta i presentatori

Altro che “dittatore artistico”, Claudio Baglioni si lascia felicemente spodestare da uno scatenato Rosario Fiorello, vero mattatore della prima serata del Festival. Padrone del palcoscenico, dribbla l’irruzione dell’invasato di turno, spara battute a raffica (“I cantanti quest’anno non li eliminano perché fanno economia: se se ne va Facchinetti tutti i negozi che vendono tinture per capelli falliscono”, “Quest’anno giovani non ce ne sono, non sentiremo dire “Bella raga”, al massimo “Bella ruga”, “E’ la Rai più ricca di sempre perché il canone lo pagano tutti, l’hanno messo in bolletta. Se non paghi ti levano la luce e non puoi più vedere le serie di Netflix e Sky”) e alla fine duetta con Claudio Baglioni con tanto di gran finale in stile Al Bano. Meglio, molto meglio del discorsetto introduttivo di Baglioni, un pistolotto sulle canzoni che sono “piccole cose eppure in quei pochi secondi fanno miracoli, coriandoli di infinito, piccoli istanti di eternità, neve di sogni che sembra venire da un altro pianeta”. L’enfasi è quella di Mattarella la sera del 31 dicembre e da casa Stefania Petyx twitta “Se non ci fosse Fiorello sembrerebbe Medicina 33”. Nel frattempo sui social fioccano le battute sull’aspetto  non proprio naturale del direttore artistico: “Baglioni ha il chirurgo plastico in camerino che lo carteggia nelle pause”. In diretta telefona la Pausini, con la raucedine, e sembra provenire dall’oltretomba: chiede“Come state?” e Fiorello “Meglio di te”. Michelle Hunziker, elegantissima in nero con scollatura vertiginosa, tiene la scena perfettamente, anche se come sempre ride un po’ troppo (“Ma anch’io se fossi la signora Trussardi riderei tutto il giorno” obiettano su Twitter). Il marito, in sala, la tempesta di foto e lei ringrazia platealmente (“E’ così bello che se non fosse mio marito lo risposerei”). Sui social le solite vipere commentano “La Hunziker saluta il marito in platea, rispondono in quattro”. Pierfrancesco Favino, che ha cominciato in sordina, facendo da spalla alla showgirl, conquista sempre più spazio  ed è evidente che ha fatto i compiti a casa perché non sbaglia un nome né una battuta. Sa recitare, cantare ed è pure simpatico: il suo ironico medley delle canzoni del Festival strappa applausi convinti e cori del pubblico in sala, a differenza delle gag con Baglioni, che lasciano decisamente più freddini, anche perché il direttore artistico ha la verve di Lurch degli Addams. Nel frattempo cantano i venti big: la prima è Annalisa, che non si fa prendere dall’ansia di essere la prima ad esibirsi e canta una canzone super radiofonica. Poi è la volta di Ron, con un inedito di Lucio Dalla. E’ diretto da Peppe Vessicchio, la cui comparsa genera l’ormai consueta valanga di tweet (“Peppe Vessicchio patrimonio della nazione, Unesco, ottava meraviglia del mondo, dirigimi la vita”). E’ la volta dei The Kolors, poi Gazzè, con un gioiello di canzone . La Hunziker, scesa tra il pubblico, chiede alla prima sciura in cui si imbatte se sia sui social: è la signora Rosa trio, presente su Instagram: un’ora più tardi il suo profilo ha 15.000 followers (“E Chiara Ferragni muta!” commenta la Rete). Torna Fiorello: “E’ un trionfo, ovunque ti giri vedi un Pooh. Sono un po’ come le tasse: le levano, le levano, ma ci sono sempre. C’è anche Gianni Morandi, la notizia non è che è al Festival, ma che non è su Facebook”. Sul palco sale Ornella Vanoni con Pacifico e Bungaro: “Dirige l’orchestra il maestro Giuseppe Verdi” è il commento più garbato, ma la canzone merita davvero. Ermal Meta e Fabrizio Moro, i grandi favoriti del Festival, convincono tutti: perfetta la combinazione tra la voce delicata ed emozionante dell’uno e quella roca ed “arrabbiata” dell’altro. “Che sexycità!” twitta Enzo Miccio, estasiato non soltanto dalle loro qualità canore. Mario Biondi è pura classe, anche se la sua canzone è un po’ vecchio stile. Poi i Pooh (“Ma qualcosa del dopoguerra c’è?” si chiede il popolo di Twitter e quelli di Kotiomkin: “Quest’anno l’eliminazione dei concorrenti sarà decisa dal televoto e dalla morte naturale”) e finalmente lo Stato Sociale, gruppo indie di Bologna che stona come una campana ma dà un sano scossone trash a un Festival fin troppo beneducato portando in scena Paddy, una ballerina ottuagenaria che si esibisce in un rock acrobatico: “Dopo la scimmia la nonna!” è il commento entusiasta degli orfani di Gabbani. La gara prosegue con Noemi, i Decibel ed Elio e le Storie Tese, che, superbi e demenziali come sempre, affidano al palco dell’Ariston il loro addio alla scena musicale. Sono seguiti da Giovanni Caccamo, Red Canzian e Luca Barbarossa. E’ il momento dell’omaggio a Luis Bacalov e dell’entrata in scena di Gianni Morandi, che appare in gran forma. Anche lui duetta con Baglioni. Sale poi sul palco il cast di “Stanno tutti bene” di Gabriele Muccino. I veri Sanremers che resistono a oltranza si vedono ancora le esibizioni di Diodato e Roy Paci, Nina Zilli, Renzo Rubino, Enzo Avitabile e Peppe Servillo e infine Le vibrazioni, che si esibiscono intorno all’una di notte cantando “Portami a casa” con involontario effetto comico. Nel frattempo la signora Rosa Trio è diventata influencer. Una modesta proposta: e se si facesse dirigere (dietro le quinte) i direttori artistici e presentare i presentatori?

Enrica Guidotti

 

Festivalnews Redazione

Redazione di Festivalnews

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