La petizione di Lavezzi e Mogol: prima la scelta delle canzoni, poi gli artisti.

La petizione di Lavezzi e Mogol: prima la scelta delle canzoni, poi gli artisti. 

La Rai risponde: se non azzecchi l’interprete non succede niente.

Di Katia Ferrante

La notizia non è fresca. E’ volutamente stata ripresa in queste settimane perché i compositori Mogol, Mario Lavezzi e Franco Mussida, continuano a ribadire la loro posizione sul contenuto della petizione fatta ad aprile che chiedeva di cambiare il regolamento del Festival di Sanremo, riportando al centro della gara la canzone di qualità.

La premessa della petizione era che “alla base di un successo musicale duraturo e che vada oltre le mode, c’è la qualità di scrittura di una canzone e l’originalità di un’idea. Negli ultimi anni, invece, “si è preferita una logica di spartizione a favore di un sistema in grado di garantire all’organizzazione dell’evento la partecipazione di artisti di acquisita popolarità; ma spesso – a parte poche eccezioni – a prescindere dal livello qualitativo delle canzoni. Questo metodo ha generato risultati che negli anni sono diventati sempre più deludenti”.

La proposta era questa: 20 canzoni scritte da autori italiani e poi l’assegnazione, da parte del direttore artistico del Festival, agli interpreti; ovviamente tenendo in considerazione le candidature di artisti proposte dalle varie case discografiche. Imprescindibile una Giuria preposta alla scelta delle opere composta da professionisti capaci di una selezione senza condizionamenti. 

La petizione è stata firmata da artisti come Ornella Vanoni, Alexia, Gianni Bella e Loredana Berté; ed era stata inviata al direttore generale della Rai, al direttore di Rai 1, al sindaco di Sanremo e al Ministero dei Beni Culturali. Se non venissero ascoltati, i promotori potrebbero anche pensare all’organizzazione di un Festival alternativo su Sky o Mediaset. Lo scopo è di evitare che “personaggi di fama ha detto il figlio di Mogol – facciano Sanremo con brutte canzoni”.

Il direttore di Rai 1, Andrea Fabiano (ma chi conta è Giancarlo Leone), disse: “La proposta è legittima, da valutare e approfondire. Credo che gli autori italiani siano stati abbastanza valorizzati in questi anni dai regolamenti e dai direttori artistici. E non sono così convinto che scindere l’aspetto della scrittura da quello dell’interpretazione sia la strada migliore. In ogni caso è auspicabile che il regolamento del Festival venga definito ogni anno; in accordo con il direttore artistico al fine di trovare la formula più adatta”.

Per Claudio Fasulo, capostruttura dei contenuti del Festival, è un’idea “troppo schematica. Un brano, come un vestito, può star bene a uno e malissimo ad un altro. E come si fa a sapere se una canzone arrivata a mezza classifica non avrebbe avuto miglior fortuna con un altro interprete? Il pezzo può essere bellissimo, ma se non azzecchi l’interprete non succede niente”. Il dibattito resta tutt’ora aperto. Nella foto Mario Lavezzi, mentre riceve il premio DietroLeQuinte al Gran Gala della Liguria (della Stampa) al Casino di Sanremo 2017: sono con lui Marino Bartoletti e l’attrice Antonella Salvucci.

Lascia un commento