Il maestro Pinuccio Pirazzoli per Festivalnews

“Per noi, squadra Conti, è il terzo anno consecutivo, cosa rarissima. Ed è andata benissimo. Le scelte dei big sono stati in mano al direttore artistico Carlo, aiutato da una raccolta fatta da me e da altre persone. Nei giovani, ci sono due siti importanti, una Area Sanremo, l’altra Rai, entrambi hanno portato all’ascolto di oltre 100 brani e un migliaio di giovani. Vengono analizzati testi su testi e canzoni. Poi si screma. Si arriva a sei da una parte e a due dall’altra. Carlo ha dimostrato una capacità analitica di trovare artisti giusti per ogni stagione. L’ultima sera siamo stati di fronte a due realtà, dove abbiamo trovato da una parte quegli artisti più anziani, che hanno i fans “rincoglioniti”, che faticano a fare qualche clic sul web. E di conseguenza ottengono valutazioni diverse, rispetto ai più giovani, che vengono dai Talent e da altre realtà. Il nuovo sistema non prevede una gara normale come quella di Sanremo. Nel futuro come diventerà Sanremo Maetro? (nella foto) Diventerà sempre più social. Conti ha dato una svolta definitiva. Il Festival è rinato come filosofia, riconsiderazione delle canzoni. Abbiamo sempre avuto personaggi egocentrici, che hanno tenuto a dimostrare la loro affermazione… E’ il Festival della De Filippi? Sarebbe brutto per lei, se lo fosse. Non credo. L’inizio di questa era è che la conduzione è più attenta a seguire l’ascolto. Non a imporlo. Seguire l’ascolto vuol dire mettersi dalla parte dell’ascoltante. Mettere in primo piano il pubblico. E la famosa giuria di qualità? E’ necessaria. Solo col web scomparirebbero i valori. Non ci sarebbe equilibrio. Molti voti sono determinati da coloro che usano il telefono quotidianamente. La gente è quella che premia, alla fine. Se andiamo a vedere, Vita spericolata era ultima. Sono canzoni rimaste. Cutugno lo facevo io, era sempre secondo. Però nel mondo ha venduto davvero molto. Vinci la popolarità a Sanremo, se porti una canzone che rimane. Soddisfazioni su Sanremo? Mi piace che il Festival abbia un senso. Io sono un maestro, tengo le fila di una orchestra. Dirigo alcuni ospiti, ho in mano una situazione globale, dietro alle quinte e non; non mi relaziono con quella figura di maestro che c’era una volta, così totalitario, nel senso che faceva tutti gli ospiti. Gli ospiti che ho avuto sono Giorgia, Soler e altri. Loro sono stati molto contenti, almeno con me. Soddisfazioni nella carriera? Sono soddisfatto di essere un uomo. Non di quello che ho fatto nella mia carriera. Soddisfazioni nella carriera? Quando un mio collega mi fa i complimenti. Ho visto un amico, Zucchero. E mi ha detto che gli è piaciuto una cosa che ho fatto. Io vivo di quello. Non ho mai pensato di vivere per il denaro. E questo vuol dire che morirò povero. Mi piace fare bene il mio lavoro se possibile. Quando mi è permesso. E dico che chiamarsi Pinuccio è molto dura. O sei una persona in un certo modo. O sei un pirla. Anche se su internet scrivono che io avrei fatto lo Zecchino d’oro. Una esperienza che mi manca. Le biografie riportate non dicono sempre la verità. Sui social si discute di Soundreef. Io sono un uomo della SIAE. Che è una cosa fatta bene. La SIAE non è una tassa. Il diritto di autore è un diritto. Altrimenti geni come Baglioni e altri non potrebbero vivere. Adesso nascono concorrenti, e ci saranno correnti di autori che andranno a destra e a sinistra. Avranno delle convenienze nel farlo. Questo è il libero mercato. Poi si accorgeranno, forse torneranno indietro. Farei un appello. Smettiamola di pensare che la SIAE sia una tassa. Quelli che meriterebbero di vivere con le canzoni e fanno fatica ad andare avanti, dovrebbero vivere di diritto d’autore. Non possiamo avere paura comunque, della Soundreef. E’ una onesta azienda che fa il suo lavoro. Non ruba niente”.

Tiziana Pavone

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