Sanremo, commercianti provinciali? È la constatazione di un attento osservatore

Su quello che scrive il collega Pietro Zampedroni sul sito web Sanremonews.it dell’altro ieri, a proposito del nascente Mercatino di Pian di Nave che, comunque, decollerà il cinque febbraio, è la sacrosanta verità: i commercianti di Sanremo, per bocca del loro presidente Andrea Di Baldassarre, dicono no (assieme alla Confesercenti) alla vendita dei prodotti nei Mercatini in base ad una delibera di sette anni fa (che sarebbe il caso di verificare), dimenticando però che di Mercatini che vendono in città ce ne sono durante tutto l’anno, come in ogni altra parte dell’Italia e non solo. Ma di questo il commerciante non ne parla. Ciò che afferma il presidente-pluri commerciante invece, altro non è che una presa di posizione sicuramente suggerita da qualcuno che ha tutto l’interesse che questa grande novità festivaliera di Pian di Nave non si faccia: per una mera questione politica; per un concorrente che ha il timore di non riuscire nella sua impresa; per bieca gelosia (caratteristica sanremese), oppure per farsi pubblicità a titolo personale magari in vista delle future elezioni del 2018; insomma per qualunque sia la ragione, alcuni di questi commercianti dimostrano tutto il loro bel provincialismo nel dissentire ad una novità che una città come Sanremo dovrebbe avere almeno 300 giorni all’anno. C’è da chiedersi invece perché questi bravi commercianti che pagano le tasse (perché gli altri non le pagano?), non siano proprio loro stessi a partecipare al Mercatino: perché non si prendono da quel gestore alcune di quelle belle Casette (nella foto) e che se li vendano direttamente quei prodotti da loro tanto incriminati; oltretutto siamo convinti che gli costerebbero molto meno di chiunque altro venisse da lontano. Invece che lamentarsi e basta: ma siamo alle solite, meglio il mugugno che spremere le meningi e farsi venire in mente idee costruttive. Come dire che i commercianti (non tutti per carità, altrimenti la città sarebbe morta), non aspettano altro che il Festival per arricchirsi, anche se poi lo criticano, non lo seguono e badano soltanto al loro piccolo orticello: una città non cresce con questa mentalità ancora troppo provinciale. Il nostro non è interesse personale, ma solo una constatazione che non mette comunque in buona luce una città turistica come vorrebbe essere Sanremo. Quei commercianti, ma anche il restante settore della media e piccola imprenditoria locale, dovrebbe invece movimentarsi affinché il Festival della Canzone non corra il rischio di andarsene a Roma. Allora si, che sarebbero guai per questi beati commercianti di provincia.

Ilio Masprone

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